[17/10/2006] Consumo

Margherita Hack a greenreport: il rallentamento della crescita è una legge di natura

LIVORNO. Molto spesso quando si affrontano i temi sul possibile futuro del pianeta terra, due concetti viaggiano paralleli senza mai incontrarsi: da una parte la rassegnazione a un catastrofismo indotto dalle scelte dell’uomo senza possibilità di salvezza (con la variante della pedagogia delle catastrofi, secondo cui un evento eccezionale potrebbe finalmente aprire gli occhi ai cittadini del mondo), e dell’altra parte la rincorsa alla crescita senza se e senza ma, che fa gridare alla disperazione quando l’inflazione cresce troppo e quando il pil (assimilato ancora oggi nell’opinione pubblica alla curva del benessere) cresce troppo poco (detto per inciso oggi si afferma che l’Italia sarà ancora una volta il fanalino di coda della crescita europea, perché le stime parlano solo di un + 1,6 % del pil 2006, e di un appena 1,3% nel 2007).

Eppure una sintesi tra queste due letture deve essere trovata. Greenreport ha chiesto uan riflessione in tal senso a Margherita Hack (nella foto) astrofisica italiana, ordinario di Astronomia all’Università di Trieste e membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche.

Catastrofismo da una parte e crescita infinita dall’altra: ma una sintesi sarà mai possibile?
«Dobbiamo trovarla. Il catastrofismo a cui assistiamo molte volte è davvero esagerato. Il nostro pianeta risente dell’inquinamento che provoca variazioni climatiche e l’assottigliamento dell´ozono. Ma proprio perché ormai ci si rende conto tutti del problema, si può cercare di ridurre gli effetti dell’inquinamento, la cui causa prima è l’utilizzo dei combustibili fossili. Ora si tratta di sostituirli e sono fiduciosa che nel giro di un secolo avremo sulla terra quasi tutta l’energia prodotta da fonti rinnovabili, soprattutto l’idrogeno».

Alcuni studiosi sostengono che aspettare un secolo sia un po’ troppo, che per salvare il pianeta si debba agire subito …
«I problemi sono su larga scala e il ritardo nei confronti del protocollo di Kyoto è notevole. I governi devono rendersi conto dei problemi e lo stanno già facendo. Credo che il buon senso prevarrà, così come credo che comunque il pianeta in qualche modo sopravviverà nell’attesa di un maggiore impiego di fonti rinnovabili. Oggi del resto queste non sarebbero sufficienti per mandare avanti l’industria, mentre le fonti rinnovabili potrebbero essere utilizzate obbligatoriamente in tutti i nuovi edifici residenziali: non capisco per esempio perché quando si costruisce un nuovo palazzo i posti auto ci debbano essere per legge e non vangano resi obbligatori per esempio anche i pannelli solari. Per questo motivo giudico positive le proposte fatte in questo senso nella finanziaria in discussione in questi giorni».

Molti economisti ancora oggi tendono a dimenticare o a nascondere che una crescita infinita su un pianeta finito è fisicamente impossibile. Cosa ne pensa?
«La crescita infinita non è possibile. Gli economisti sanno bene che alla base dell’economia c’è la matematica e quindi dovrebbero anche sapere che raggiunto il picco la crescita poi tende ad esaurirsi. Invece ci si meraviglia quando si dice che la crescita è solo dell’1% e quindi che le cose vanno male. E’ del tutto naturale che prima si sale e poi si arriva alla costanza, sono leggi di natura».

La società dell’informazione non ha portato quella «dematerializzazione» delle produzioni e dei consumi e quindi verso la sostenibilità ambientale. Così non è stato e non è. Secondo lei perché?
«Perché malgrado la tecnologia, ogni giorno che passa consumiamo sempre di più. Le faccio un esempio: io dopo aver stampato riutilizzo sempre i fogli anche sul retro, ma l’abitudine comune è di stampare sempre tutto e comunque. Durante la guerra c’erano le calcolatrici e una volta finito il rotolo lo riavvolgevamo al contrario per risparmiare carta. Tutto questo oggi non ci sognamo lontanamente di farlo, mentre bisognerebbe riabituarsi al concetto di riutilizzo. Per questo per esempio la raccolta differenziata dovrebbe essere incentivata al massimo».

Nel programma di governo, l’impegno ad essere attenti al concetto di sviluppo sostenibile e sostenibilità ambientale non manca. Ma a livello territoriale ogni volta che si entra nelle tematiche dell’ambiente si scatenano continui confronti-conflitti, anche fra le stesse forze di sinistra: qual è, secondo Lei, la bussola di un ambientalismo di governo?
«Educare, spiegare, far capire. Quello che manca è una cultura della sostenibilità. Tutti vogliono l’aria pulita e però non vogliono vedere i rifiuti sotto casa. Il risultato è che molte volte noi mandiamo i rifiuti in Germania, pagando, e la Germania utilizza i nostri rifiuti per scaldarsi. Perché noi non vogliamo farlo?».

Torna all'archivio