[17/10/2006] Urbanistica

Ma la delocalizzazione viene intrapresa solo nell´11% dei casi

FIRENZE. Cosa emerge dall’indagine di Legambiente? Lo abbiamo chiesto a Simone Andreotti, portavoce nazionale di “Operazione fiumi”. «Intanto che tutte le 44 amministrazioni comunali della Provincia di Firenze intervistate, hanno risposto in maniera completa al questionario di Ecosistema rischio - introduce Andreotti - Ben l’89% dei comuni ha nel proprio territorio abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana e la metà presenta in tali aree interi quartieri. Sette comuni su dieci vedono addirittura sorgere in aree a rischio fabbricati industriali, che comportano in caso di alluvione, oltre al rischio per le vita dei dipendenti, anche lo sversamento di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni. Nonostante questo, appena l’11% è attivo nelle delocalizzazioni dei fabbricati dalle aree a rischio. Complessivamente questi elementi - continua Andreotti - mettono in evidenza un’urbanizzazione e una gestione del territorio che troppo spesso tiene poco conto del rischio idrogeologico»

Nettamente migliore appare la situazione per quanto riguarda le attività di pianificazione d’emergenza, uno strumento fondamentale per la sicurezza delle persone, sia al fine di organizzare tempestivamente evacuazioni preventive in caso di piena che per garantire soccorsi alla popolazione immediate ed efficaci. Secondo i dati di Legambiente l’89% dei comuni infatti si è dotato di un piano da mettere in atto in caso di frana o alluvione e ben il 75% lo ha aggiornato negli ultimi due anni.

Altro aspetto fondamentale è l’informazione alla popolazione su quali sono i rischi, sui comportamenti individuali e collettivi da adottare in caso di calamità e sui contenuti del piano comunale d’emergenza. «L’informazione alla cittadinanza è una delle attività principali che i comuni dovrebbero svolgere - continua Andreotti - se la popolazione non si fa prendere dal panico, sa cosa fare e dove andare durante una situazione di pericolo, già questo rappresenta un fondamentale parametro di sicurezza. Purtroppo in Provincia di Firenze i comuni risultano particolarmente in ritardo in questa fondamentale attività: soltanto il 16% è attivo in questo senso. Migliore la situazione per quanto riguarda la realizzazione di esercitazioni: poco meno della metà le ha organizzate nel proprio territorio durante l’ultimo anno».

Al presidente toscano di Legambiente Piero Baronti chiediamo qual è la sintesi rispetto a questi dati? «Complessivamente sono molte le Amministrazioni comunali della Provincia di Firenze che iniziano a svolgere un’efficace ed adeguata politica di prevenzione, informazione e pianificazione d’emergenza. Il 57% dei comuni risulta infatti svolgere un lavoro positivo di mitigazione del rischio idrogeologico. Solo sei comuni non fanno praticamente nulla per prevenire alluvioni e frane. Nessun comune però raggiunge il voto di eccellenza necessario per essere premiato da Legambiente e dal dipartimento della protezione civile con la bandiera “Fiume sicuro” da esporre nel proprio territorio come riconoscimento del buon lavoro svolto nella mitigazione del rischio idrogeologico. Mi pare ci sia ancora molto da fare».

Quali sono i comuni più attivi e che hanno meglio operato su questi aspetti?
«I comuni più meritori nella prevenzione delle frane e nelle alluvioni in Provincia di Firenze risultano Montaione, Reggello e Tavarnelle Val di Pesa, che non vedono sorgere in aree a rischio né quartieri né aree industriali, ma solo case sparse. Hanno realizzato reti di monitoraggio e allerta della popolazione in caso di pericolo e realizzato opere di consolidamento dei versanti e messa in sicurezza dei corsi d’acqua. Inoltre si sono dotati di un piano d’emergenza per il rischio idrogeologico aggiornato, hanno fatto nell’ultimo anno almeno un’esercitazione di protezione civile e assicurano una manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua e delle opere di difesa idraulica. Purtroppo le carenze nelle delocalizzazioni delle strutture a rischio e nelle attività di informazione e formazione non gli permettono di raggiungere l’eccellenza».

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