[17/10/2006] Urbanistica

Ecosistema rischio disegna la mappa in provincia di Firenze

FIRENZE. Il territorio toscano è estremamente fragile dal punto di vista del dissesto idrogeologico. Secondo i dati individuati dal ministero dell’Ambiente e dall’Unione delle province italiane nel 2003, il 98% dei comuni toscani è a rischio frana, alluvione o contemporaneamente frana e alluvione. In Provincia di Firenze tutti i 44 comuni sono a rischio idrogeologico, di cui 1 a rischio frana (San Godenzo), 3 a rischio alluvione (Campi Bisenzio, Palazzuolo sul Senio e Signa) e 40 a rischio sia di frane che di alluvioni.

La pesante urbanizzazione che ha subito in particolare le aree prossime all’Arno appare come la più pesante eredità di un passato in cui si è avuto una scarsa attenzione all’uso del territorio e con cui oggi è improrogabile fare i conti.

In seguito all’analisi di questi dati e dalle relative considerazioni, Legambiente ha effettuato l’indagine “Ecosistema Rischio”. Durante “Operazione Arno 2006”, la campagna d’informazione per la prevenzione dei rischi legati al dissesto idrogeologico organizzata da Legambiente in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile e la Provincia di Firenze a quarant’anni dalla drammatica alluvione del 1966, sono state monitorate le azioni delle amministrazioni comunali della Provincia stessa a potenziale rischio idrogeologico più alto, aree perimetrate nei piani straordinari approvati e nei piani stralcio per l´assetto idrogeologico predisposti, adottati o approvati.

Le amministrazioni comunali possono contrastare il rischio idrogeologico attraverso attività ordinarie legate alle gestione del territorio, quali la corretta urbanizzazione la manutenzione degli alvei e delle opere idrauliche, gli interventi di delocalizzazione delle aree a rischio, nonché l’adeguamento alle norme di salvaguardia dettate dai Piani di bacino. Inoltre possono redarre i “piani di emergenza” da far conoscere alla popolazione perché sappia esattamente cosa fare e dove andare in caso di emergenza, nonché organizzare localmente la protezione civile, al fine di garantire soccorsi tempestivi ed efficaci in caso di alluvione o frana.

L’indagine di Legambiente ha dunque voluto verificare l’esistenza di queste attività monitorando sia il livello del rischio che le azioni messe in campo dai comuni per mitigarlo. Dalla rilevazione di tali parametri è stato assegnato ad ogni comune un voto (da 0 a 10) e una classe di merito conseguente in modo da stilare una vera e propria classifica per valutare l’azione dei comuni nella mitigazione del rischio idrogeologico.

«Questa indagine- dichiara Simone Andreotti portavoce nazionale di “Operazione fiumi” - rappresenta uno strumento che ci auguriamo serva da stimolo per quelle amministrazioni ancora in ritardo, ma vuole anche valorizzare quei comuni più meritori che devono diventare un esempio per tutta la Regione. La suddivisione in due blocchi contenutistici distinti di valutazione, che potremmo semplificare in “gestione del territorio” e “sistema di protezione civile” – continua Andreotti - deriva dalla convinzione che si tratta di due elementi ugualmente importanti, uno a breve termine, ovvero essere capaci di intervenire in una situazione oggettivamente a rischio, l’altra a lungo termine, per costruire un territorio più sicuro dalle alluvioni e dalle frane».

«E’ evidente come il secondo elemento, ovvero la presenza di un buon “sistema di protezione civile” - conclude Andreotti- deve essere valorizzato in quanto fondamentale per soccorrere la popolazione e salvare vite umane ad evento già in corso, ma non può trasformarsi in un alibi per non realizzare una buona gestione del territorio».

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