[16/10/2006] Rifiuti

Attività estrattive, Legambiente Carrara s´appella al piano regionale

CARRARA. In vista della discussione in corso in questi giorni per l’approvazione del piano regionale delle attività estrattive, il circolo di Legambiente Carrara ha scritto una lunga lettera al presidente della Giunta regionale, Claudio Martini, agli assessori Riccardo Conti e Marino Artusa e al presidente della VI commissione, Erasmo D’Angelis.

Secondo gli ambientalisti infatti le attuali modalità di escavazione (enormi cumuli di terre e fanghi di marmettola esposti agli agenti meteorici) sono incompatibili con la tutela delle sorgenti che forniscono l’approvvigionamento idropotabile della città: oltre i gravissimi episodi di inquinamento da idrocarburi, infatti, preoccupa molto la ‘normalità’ (anno dopo anno aumenta il numero di sorgenti colpite da torbidità; oltre 100 giorni l’anno una o più sorgenti vengono escluse dalla rete per torbidità da marmettola).

Senza contare l’intenso traffico pesante delle cave che attraversa Carrara: rumori, vibrazioni, polveri (dal 1° gennaio sono già 62 i superamenti del limite di legge). Ma c’è di più perché Legambiente Carrara sostiene che alcune cave violino la legge, «in quanto non estraggono lapidei ornamentali (se non in misura del tutto marginale), bensì riducono in polvere montagne di marmo per ricavarne carbonato di calcio: Il Comune – proseguono gli ambientalisti - considera del tutto fisiologico che gli scarti siano, in media, l’80% del marmo complessivamente escavato, accettando implicitamente l’esistenza di cave in cui gli scarti superano il 90-95% e fingendo di non sapere che in realtà tali scarti sono la vera produzione (finalizzata a ricavare carbonato di calcio).

Fino ad oggi le risposte date dal Comune di Carrara non hanno soddisfatto Legambiente, che quindi ora si appella direttamente alla Regione Toscana chiedendo che il Piano Regionale delle attività estrattive ponga come condizione del proseguimento dell’attività l’ottenimento di almeno il 30% in blocchi sul quantitativo totale estratto, di chiudere le cave in cui gli scarti superino il 70% dell’escavato; di adottare rigorose misure di tutela ambientale nelle cave: in particolare, confinare fanghi e terre in contenitori protetti dagli agenti atmosferici ed evitare lo scorrimento delle acque di taglio sulle superfici di cava; di ricavare il carbonato di calcio unicamente dagli scarti (veri) dell’escavazione; di attivare una filiera di lavorazione e artigianato del marmo che fornisca occupazione e valore aggiunto tali almeno da compensare i danni ambientali.

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