[16/10/2006] Aria

Rane rospi e tritoni a rischio estinzione a causa della CO2

LIVORNO. Alcuni gruppi di animali percepiscono più velocemente di altri anche i più piccoli cambiamenti ambientali, subendone la più vistosa delle conseguenze: l’estinzione.
E’ quello che sta succedendo al gruppo degli anfibi del Mediterraneo secondo quanto emerge dalla Lista rossa delle specie minacciate pubblicata a settembre da’’Iucn (l’Unione della Conservazione mondiale): spie di una crisi gravissima che minaccia l’ecosistema, rane, rospi, tritoni e salamandre sarebbero una sorta di termometro della salute dell’ambiente. Il rischio di sopravvivenza di questo gruppo di invertebrati è stata confermata anche nel Lazio. L´allarme lo lancia infatti anche la Società italiana di ecologia, riunita a congresso a Viterbo.

I risultati delle analisi scientifiche presentate in questa occasione confermano il fenomeno già evidenziato dall’Iucn, e ne estendono la problematica a livello planetario, definendolo il “declino mondiale degli anfibi”. «Stanno scomparendo nel Lazio molti ecosistemi ed anche specie animali e vegetali e i più colpiti sono certamente gli anfibi - ha detto Giuseppe Nascetti, direttore del dipartimento di ecologia e sviluppo economico sostenibile dell´Università della Tuscia.

«Ciò sembra essere in linea con quello che avviene a livello globale, dove la perdita di mammiferi è del 23 per cento, di uccelli del 12 percento, di anfibi (rane, rospi e tritoni) del 43 per cento».

Secondo i dati presentati dalla Società italiana di ecologia si è toccato il picco storico di CO2 degli ultimi 400 mila anni E dato che L’Italia, tra i sottoscrittori del protocollo di Kyoto, avrebbe dovuto ridurre del 7 percento le emissioni di CO2 quando invece le ha aumentate del 13 percento, adesso è fuori dei limiti del 20 percento.

L’allarme sulla diminuzione di questo gruppo di invertebrati era già stato lanciato qualche anno fa da scienziati americani che su Nature avevano denunciato il fenomeno imputandone le cause “alla specie umana”, in particolare a quattro fenomeni specifici, ovvero l’assottigliamento dello strato d’ozono, l’impoverimento della biodiversità forestale, dovuto ai tagli e all’inquinamento e il degrado ambientale degli habitat. Infine un’altra causa sarebbe la globalizzazione, ovvero l’aumento dei traffici delle merci e quindi dell’esportazione anche di specie patogene nuove in ambienti dove prima non erano presenti.

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