[13/10/2006] Rifiuti

Ancora sulla produzione di CO2 da discariche e inceneritori

ROMA. L’intervista a Duccio Bianchi dell’istituto Ambiente Italia riguardo alle emissioni di CO2 prodotte da inceneritori e discariche (vedi Greenreport del 10 ottobre) ha suscitato una discussione fra alcuni lettori e indotto Giuseppe Onufrio direttore delle campagne di Greenpeace a fare alcune precisazioni.

La polemica era riferita al fatto che la domanda rivolta a Duccio Bianchi sul confronto delle emissioni di CO2 prodotte dai due sistemi (discarica e inceneritore) era mal posta e che –dice il lettore - «l’affermazione che ne consegue non tiene conto che un inceneritore alimenta la produzione di rifiuti (? ndr), e di conseguenza CO2, non la previene». Inoltre dice il lettore che la sola cosa che produce biogas in discarica sono gli scarti umidi che dovrebbero essere invece intercettati secondo quanto previsto dalla direttiva discariche e portati a centri di compostaggio, in questo modo la produzione di biogas da una discarica diviene irrilevante.

La sua conclusione è quindi che, fatto un bilancio complessivo, e non riferito solo allo smaltimento, si arriverebbe ad una conclusione totalmente opposta. Non si spiegherebbe altrimenti «perchè l’Unione europea stima i costi esterni in 44 euro a ton per l’inceneritore e solo da 13 a 21 per la discarica» e «perché in altri paesi tassano l´incenerimento invece di riconoscergli gli incentivi come alle energie rinnovabili», come avviene in Italia.

Giuseppe Onufrio, intervenuto sul tema, ha tenuto a precisare che concorda con l´affermazione di Duccio Bianchi sul fatto che le elevate emissioni specifiche di CO2 del kWh da rifiuti sono legate (anche) alla bassa efficienza degli impianti. E quindi «L´assurdità degli incentivi - come fonte "assimilata" alle rinnovabili - è proprio questa: anziché tassarne le emissioni (anche se questi impianti sono fuori dalla direttiva sull´emission trading)». E ricorda che «la tabella (che ripronomia oggi) è stata elaborata nel contesto della presentazione di una petizione con quasi trentamila firme che chiede l´abolizione degli incentivi».

Infine Onufrio sottolinea che «per quanto riguarda la gestione del ciclo dei rifiuti che comprende la discarica, sono diversi gli scenari possibili di gestione con o senza incenerimento finale: certamente la cogenerazione di elettricità e calore consente un migliore bilancio per la CO2. Ma se si estende la visuale anche ad altri inquinanti come le diossine il quadro può essere diverso, nonostante i miglioramenti dei nuovi impianti».

Ed ecco le considerazioni di Duccio Bianchi (Istituto Ambiente Italia).

«Qualunque comparazione tra le emissioni di una discarica e di un impianto di incenerimento dovrebbe essere fatta non solo a equivalenza di composizione merceologica dei rifiuti, ma anche definendo bene i diversi scenari di recupero energetico. Per una discarica tradizionale, anche se a norma, le emissioni non captate di metano determinano - sul ciclo di vita della discarica - un impatto in termini di emissioni climalternati superiore a quello di un impianto di incenerimento con recupero energetico efficiente, in particolare se con un po´ di cogenerazione.

L´efficienza del recupero energetico è in questo caso discriminante. Ulteriori elementi possono essere visti negli studi condotti per conto della UE e della US EPA e visionabili attraverso il portale di qualenergia.it

Ovviamente, le emissioni di una discarica e le emissioni di un inceneritore sono fortemente differenziate e quindi questa valutazione è relativa solo alle emissioni climalteranti.

In uno scenario desiderabile, con una forte raccolta differenziata delle frazioni riciclabili e della frazione organica, si può invece prevedere una composizione del rifiuto residuo a minor contenuto biodegradabile e quindi da un lato con minori impatti in discarica e dall´altro con emissioni specifiche di CO2 (in combustione) più elevate e derivanti da fonti fossili (frazione plastica dei rifiuti). Allo stato attuale, comunque, il contenuto di frazione organica esitato a discarica - anche a norma di legge - resta elevato. La normativa infatti prevede una riduzione della quantità procapite di frazione biodegradabile, il che significa ridurre globalmente il carico ambientale generato dalla discarica, ma non necessariamente ridurre la quota di rifiuto biodegradabile portato a discarica. In altri termini se oggi abbiamo 400 kg/ab di rifiuto con 200 kg/ab di frazione biodegradabile, domani potremmo avere 200 kg/ab di rifiuto residuo con 100 kg/ab di rifiuto biodegradabile.”

Auspichiamo con questo di aver fornito adeguati elementi di chiarezza, senza naturalmente pretendere di ritenere esaurito il dibattito su questi temi».

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