[12/10/2006] Consumo

Reach, competitività delle imprese vs salute pubblica

BRUXELLES. Non si è fatto sfuggire l’occasione il commissario all’industria dell’unione Europea Guenther Verheugen, per mettere in atto l’ennesimo tentativo di smontare il regolamento europeo sulla chimica, il Reach, che ha appena incassato un netto miglioramento e soprattutto un vasto apprezzamento dato che è stato votato in larga maggioranza alla Commissione ambiente il 10 ottobre scorso.

E se tante volte l’industria chimica non si fosse ancora accorta che il percorso del Reach sta andando verso la definitiva approvazione, ci pensa lui a metterla in guardia, dichiarando tra l’altro che il paese più colpito non sarà la Germania, sua patria d’origine, ma proprio l’Italia. E si augura che il nuovo Governo «faccia fino in fondo la sua parte per evitare che l’industria italiana si ritrovi soffocata sotto il peso di un eccesso di oneri burocratico-amministrativi e di un aumento dei costi a danno della sua competitività».

La principale preoccupazione del commissario europeo all’Industria, sembra essere quella della perdita di competitività per il conseguente aumento dei costi dei prodotti europei nel mercato globale.
Preoccupazione che sembra condivisa da Federchimica, che giudica invece positivamente altri aspetti che sono stati aggiunti alla proposta di Reach, in particolare il principio “una sostanza, una registrazione” (OSOR) che obbliga alla condivisione dei dati sui composti che devono andare ada utorizzazione.

«Se non si impongono le stesse regole anche ai prodotti d’importazione, si genererà una disparità insostenibile per le aziende del Made in Italy» dichiarano da Federchimica. E questo sia se si vuole tutelare la salute dei consumatori, sia se si vuole garantire la competitività alle industrie europee.
Ma secondo quanto aveva riferito Zaghi del Ministero dell’Ambiente, intervenuto al seminario organizzato a Roma dal Tavolo nazionale Reach «i prodotti importati sono sullo stesso piano riguardo al regolamento rispetto a quelli fabbricati in Unione Europea».

Ma allora come stanno le cose? Lo abbiamo chiesto a Guido Sacconi (nella foto), eurodeputato e relatore del Reach.
«Stanno esattamente come per le altre sostanze importate, che devono rispettare gli standard che valgono per la nostra legislazione. Questa non è una novità di Reach. Per fare un esempio: l’uso del cadmio è bandito dal pvc e questo vale anche per le merci importate. Il problema è nel controllo, e chi importa, cioè l’operatore europeo, deve avere la garanzia che quelle merci importate siano a regola.
C’è semmai un problema di rinegoziare le regole a livello di Wto, ma questo non si può fare finchè Reach non c’è!»

E l’appello che fa il commissario Verheugen, come lo legge?
«Non è certo una bella cosa il tentativo di ingerenza verso il governo italiano e l’allusione al fatto che il nuovo governo tedesco digerisca male l’approvazione del Regolamento. Sembra quasi un voler mettere già una ipoteca sul frutto dell’eventuale conciliazione.
Faccio finta però di non vedere questi aspetti delle cose dette da Verheugen e colgo invece un dato molto positivo, ovvero che finalmente anche lui dice che è necessario l’accordo, che è la cosa che vado dicendo da mesi. Bene, allora dalla settimana prossima si comincia il negoziato».
Buon lavoro da parte nostra.

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