[11/10/2006] Parchi

Tozzi corregge: «Parlavo in generale»

ROMA. «Ma figurarsi se io mi posso permettere di sindacare sulla sanità mentale dei sindaci elbani, che nemmeno conosco, non è così che può cominciare un dialogo importante». Mario Tozzi smentisce così l’intervista rilasciata al mensile livornese 30giorni, in edicola da stamani, e di cui abbiamo anticipato alcuni stralci. Mario Tozzi, che sta per essere nominato presidente del parco nazionale dell’Arcipelago, spiega così l’incomprensione: «Questa intervista io l’ho fatta davvero ed è stata piuttosto lunga – ammette – ma quello che posso aver detto, e che ribadisco, è che chiunque non si rende conto di avere un patrimonio naturale così importante e non lo conserva deve essere un matto».

Detto così però potrebbe in effetti essere frainteso…
«Ma no, perché le mie erano considerazioni generali, questo concetto vale all’Elba come a Roma, a Milano o a Palermo. Mi scuso assolutamente con chi si può essere sentito offeso e anche con il suo collega di 30giorni che evidentemente non mi deve aver capito».

Quindi smentisce anche di aver detto che l’Elba sconta «un’arretratezza culturale impressionante»?
«Ma certo. Ripeto ancora una volta che l’arretratezza culturale in campo ambientale è italiana, e per questo anche elbana, ma è di tutti noi. Ricordo per esempio che negli Stati Uniti la percentuale di territorio protetto è pari al 25% e questo da noi non avviene».

Mi perdoni se insisto: su 30giorni si legge questa affermazione «Un Parco nazionale risponde a esigenze ambientali di carattere, appunto, nazionale. Non è pensato per far fare soldi ai sindaci o perché vi si possano impelagare i loro parenti, amici o conoscenti. Il Parco non è degli elbani, è dell’Italia e in questo senso va amministrato».
«Ancora una volta le devo rispondere che condivido l’affermazione a livello generale: se domani il sindaco di Roma mette il Colosseo sotto una cupola di cemento, si offendono i romani, ma anche i milanesi, gli elbani e tutto il mondo, perché il Colosseo è un bene di tutti. E così i beni naturali dobbiamo imparare a considerarli anche beni culturali. Ma figurarsi se mi sono messo a dire una cosa del genere sui sindaci elbani quando neppure li conosco. Anzi le dico che ne ho incontrato uno solo, il sindaco di Portoferraio Peria per la questione di Capobianco, e mi ci sono trovato benissimo».

Quindi archiviamo tutto come un incidente di percorso?
«Assolutamente sì. Ovunque sono andato a lavorare il rapporto è sempre stato ottimo con tutti gli amministratori: all’inizio ci troviamo d’accordo sugli obiettivi e poi inizia la discussione sui mezzi per raggiungere gli obiettivi. Così ho sempre lavorato».

Quali saranno allora le sue priorità da presidente del parco nazionale dell’Arcipelago?
«La prima cosa che farò sarà studiare, perché ripeto non conosco ancora nessuno. Poi, subito dopo aver studiato, incontrerò tutti coloro che nel territorio hanno ruoli amministrativi, altrimenti sarebbe impossibile fare un buon lavoro».

Un’ultima cosa. In molti dubitano che, visti i suoi impegni, avrà abbastanza tempo per occuparsi del parco.
«Finalmente una questione seria. Per fare il presidente del parco ci vuole molto tempo e io darò al parco tutto il tempo necessario. Attualmente ho un impegno part time con il Cnr e nel momento in cui sarò presidente prenderò l’aspettativa. Mi sembra un discorso piuttosto normale».

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