[10/10/2006] Comunicati

I sindaci per una holding toscana dei servizi pubblici

FIRENZE. A metà della scorsa settimana, (in pieno sciopero dei giornalisti) tutti i sindaci dei capoluoghi toscani (con l’aggiunta di quelli di Piombino, Empoli e Viareggio, sedi dei circondari) si sono riuniti per valutare la possibilità di aggregare in un´unica impresa regionale la distribuzione di acqua ed energia e la gestione della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti.

«La Toscana è frammentata rispetto ad altre regioni vicine, come Romagna e Lazio – spiega oggi il sindaco di Pisa Paolo Fontanelli (nella foto), presidente di Anci Toscana – il rischio è che di fronte all’apertura del mercato previsto dal disegno di legge del ministro Lanzillotta, la Toscana altrimenti venga colonizzata. Per questo Domenici ed io abbiamo deciso di cominciare a muoverci, poi la convocazione ufficiale agli altri colleghi l’ha fatta lui perché Firenze è il capoluogo regionale».

Eppure pare quantomeno curioso che improvvisamente si cominci a parlare di una superholding regionale per tutti i servizi, quando da mesi la discussione per creare nell’area metropolitana fiorentina una società unica per lo smaltimento di rifiuti fa fatica a decollare. «Le difficoltà ci sono, nessuno le nasconde – spiega ancora Fontanelli – ma il percorso avviato la scorsa settimana vuole proprio essere una risposta ai localismi: ci vuole uno strumento che abbia l’autorità per dirimere le questioni locali in un quadro regionale. E la holding può appunto essere investita di questo ruolo».

Anche il presidente di Cispel Alfredo De Girolamo interpreta positivamente l’iniziativa dei sindaci: «La proposta è molto interessante – afferma – e riprende una vecchia discussione che noi portiamo avanti da tempo. Una holding ci aiuterebbe a recuperare il tempo perso e costruire accordi e sinergie importanti con altri attori del mercato dei servizi. Inoltre questa proposta non è affatto in contraddizione con quanto sta accadendo in area metropolitana, dove la discussione riguarda solo l’entità dei termovalorizzatori e la loro gestione».

Il segretario regionale della Cgil Luciano Silvestri si mostra invece più cauto: «Non sono mai stato entusiasta delle holding, perché si va a creare un’altra sovrastruttura in aggiunta alle realtà che ci sono già. Ma se - dice Silvestri – la holding è il modo per avere un interlocutore unico verso altri soggetti e realtà come possono essere Acea o Hera, allora se ne può ragionare. Quindi se la holding è il primo passo per realizzare l’obiettivo più concreto di costruire un’unica azienda si può anche fare, ma è necessario dire fin da subito dove si vuole arrivare, perché se invece tutto rimane a livello di holding, i problemi di oggi risulteranno inalterati: uno spezzatino che non fa massa critica e che non ha risorse adeguate per ammodernare, migliorare e rendere più efficienti i servizi».

Ma c’è un altro elemento che è necessario sottolineare mentre si dà conto di questa ipotesi di superholding regionale (che tra l’altro sui quotidiani ha trovato ospitalità solo in piccoli ritagli). E cioè che esiste un "documento preliminare alla proposta di legge regionale sui servizi pubblici", elaborato dall’assessore regionale Agostino Fragai, che ipotizza di suddividere la Toscana in tre macroambiti, centro, costa e sud.

«Qui bisogna effettivamente mettere ordine – continua Luciano Silvestri - finora sono proliferati tentativi e ipotesi che hanno portato a ben poco, ora c’è bisogno di scegliere e decidere, a partire anche dalla legge regionale. Però attenzione: non sarei d’accordo se questa legge fosse solo un meccanismo incentivante per mettere insieme i comuni. La regione può essere invece perentoria e cogente, può definire l’ambito territoriale entro il quale il servizio si svolge, e deve essere l’ambito, meglio se regionale, a individuare il soggetto gestore»

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