[28/09/2006] Parchi

Pecoraro Scanio: «Senza fondi per i parchi non voto la finanziaria»

BARI. Il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio ha inaugurato a Bari la quarta edizione di Mediterre, la fiera dei parchi del Mediterraneo e non si è limitato ad un saluto rituale visto che ha detto che senza un aumento dei fondi alle aree protette e una soluzione definitiva allo sblocco della cassa, che sta penalizzando tutti i parchi italiani, non voterà la prossima legge finanziaria, aggiungendo così un altro tassello ai molti distinguo rispetto alla manovra fiscale che già aveva espresso ad un convegno del Wwf sul clima rispetto alle ipotesi fatte dai ministri Padoa Schioppa e Bersani. «Dov´è la Finanziaria che abbiamo promesso agli elettori? – si è chiesto Pecoraro - Il ministro Padoa Schioppa è troppo rigido. Gestisce tutto nel chiuso di una stanza. La Finanziaria è un atto di indirizzo politico, non un semplice atto burocratico. E a oggi non vedo le condizioni per poterla votare».

Ma tornando ai parchi, i trasferimenti statali alle aree protette negli ultimi anni sono stati drasticamente ridotti, creando gravi problemi di gestione, a questo si è aggiunto, con la finanziaria dello scorso anno, il blocco della cassa, che impedisce agli enti parco di spendere anche i fondi ricevuti da Unione Europea o imprese e fondazioni private per il cofinanziamento di progetti di ricerca scientifica, tutela del territorio, conservazione della fauna e della flora.

Ora per Pecoraro Scanio lo sblocco della cassa e il ripristino di decenti finanziamenti alle aree protette diventano un prerequisito irrinunciabile per poter votare la Legge Finanziaria, una presa di posizione

Che farà certamente piacere ai parchi e che può garantire un futuro più roseo a tutte le aree protette, almeno se il governo reggerà a queste continue sollecitazioni.

Intanto Il Sole 24 Ore pubblica una interessante lettera di Giulio Ielardi, sulle capacità “imprenditoriali” dei parchi e che cita come esempi da seguire le iniziative di Maremma, Dolomiti Friulane, Adamello Brenta, Cinque Terre, Vesuvio, Delta del Po emiliano e Alcantara. Tra i migliori casi di capacità di autofinanziamento c’è quello del parco nazionale Dolomiti Bellunesi, dove negli ultimi dieci anni la capacità di reperimento di fondi diversi da quelli statali è stata altissima: tra il 50% ed il 70% delle risorse annuali di bilancio deriva infatti da finanziamenti privati, di fondazioni bancarie o su progetti regionali ed europei.

«Però a fronte di questo impegno all’autofinanziamento – dice il direttore Nino Martino, lamentando proprio uno dei problemi ripresi dal ministro dell’ambiente - i forti limiti alla spesa pubblica previsti dalla Finanziaria 2006, la legge n. 266/95, bloccano la possibilità per i parchi di spendere anche i fondi che questi si sono autonomamente procurati».

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