[25/08/2006] Consumo

Responsabilità condivisa e pensiero di sorvolo

Per quanto sbadati si possa essere e per quanto non esperti di economia, è impossibile non registrare che l’intera economia mondiale è fondata sulla crescita economica; che questa è, appunto, misurata con il cosiddetto PIL (prodotto lordo), al cui interno sono contabilizzate voci come i consumi generali e i consumi interni delle famiglie.

Non vi sono dubbi sul fatto che non esiste governo al mondo; né esiste opposizione al mondo; o alcuna famiglia al mondo e...alcuna persona al mondo, che pianifichino e programmino una diminuzione della produzione e dei consumi. Esiste una discussione in una parte minoritaria della sinistra sulla "decrescita" che non sfiora neanche l´anticamera del cervello delle forze politiche che si presentano a chiedere il consenso agli elettori.

Anzi, lo scontro politico fra governi e opposizioni (di destra e/o di sinistra) è sul fatto che l’economia cresce poco e le ricette in antagonismo sono da una parte relative alle presunte funzioni maieutiche del mercato, dall’altra che occorre, invece, un più marcato intervento dello stato nella economia.

Di ridurre i prelievi, la produzione, i consumi, non c’è ombra né nelle posizioni liberiste, né in quelle neoliberiste, né in quelle riformiste né in quelle sedicenti radicali.

Da ciò ne deriva che:

1) Come affermato nella recente proposta di direttiva UE, non esiste Paese in Europa (figuriamoci in America), che abbia diminuito complessivamente la produzione dei propri rifiuti (altra cosa è la diminuzione dello smaltimento) e/o che abbia raggiunto il «disaccoppiamento» fra produzione/consumi e rifiuti;

2) Sulla complessiva produzione di rifiuti (urbani e industriali) il «disaccoppiamento» non è comunque possibile in presenza di bilanci di flusso di materia che registrano aumenti crescenti di materiali prelevati da madre natura;

3) Non esiste Paese che, non solo che non ha risolto, ma che ha avviato a soluzione il problema dei rifiuti senza una moderna impiantistica. E non esiste né nell’Europa delle leggi né in quella dei fatti l’alternativa «o si ricicla o si brucia». Esiste in Europa una gerarchia che privilegia il recupero di materia rispetto a quello di energia, ma anche di quest’ultimo rispetto alla discarica. Altra cosa è la discussione sulle migliori tecnologie disponibili per minimizzare gli impatti derivanti dal recupero di materia come dal recupero di energia;

4) Ovunque in Europa, le situazioni di eccellenza nella minimizzazione (della crescita) e nel riciclo, corrispondono, anzi, alla installazione di una moderna impiantistica di trattamento e di recupero. Di materia e di energia.

5) Non a caso la «Commissione Parlamentare di indagine sul ciclo illegale dei rifiuti» ebbe modo di rilevare in Italia un drammatico deficit impiantistico e come in intere regioni vi sia da sempre in atto una moratoria impiantistica insieme ad una vessazione ambientale dovuta all’abusivismo e al controllo di quelle che sono state definite «ecomafie». Vedo che quell´indimenticato, eccellente, presidente di quella commissione (Massimo Scalia) ha osservato recentemente sul vostro quotidiano che la situazione non è cambiata proprio in virtù «dell´arretratezza politica, amministrativa e tecnologica».

Del resto, anche in Toscana vi sono intere Province che da decenni non danno risposte di governo al proprio problema dei rifiuti (di tutti i tipi): forse che si è in grado di dimostrare che ciò ha salvaguardato l’ambiente meglio che dove invece gli impianti esistono? Forse che si è in grado di dimostrare che la produzione complessiva dei rifiuti è diminuita? O forse qualcuno si è dovuto (per forza) sobbarcare anche le risposte ai rifiuti altrui in altre Province e in altre regioni? Non c’è scampo, proprio per il principio dei vasi comunicanti, quando un rifiuto esiste, o gli viene data una risposta controllata (al meglio delle possibilità date) o gliene viene data una incontrollata (e dunque al peggio delle possibilità date).

I dati duri della realtà possono essere ignorati o contraffatti, il risultato per l’ambiente (forse non per qualche candidato) non cambia: ed è sicuramente peggiore di quello prodotto dal consapevole tentativo di «riduzione del danno» attraverso l’utilizzo di una calibrata (sui flussi reali) impiantistica.

La minimizzazione della produzione dei rifiuti e il riciclo dei materiali sono certamente la via maestra e prioritaria (che andrebbe praticata da tutti in prima persona anziché solo predicata e annunciata) che necessita però di una vera rivoluzione culturale (ma anche politica ed economica) il cui presupposto è innanzitutto l’assunzione del concetto (europeo anche questo) di “responsabilità condivisa” qui e ora. Questa assunzione di responsabilità impone anche, tutti i santissimi giorni, di minimizzare gli impatti nel trattare ciò che produciamo come rifiuto. Una volta si sarebbe chiamato un po’ enfaticamente «governo della transizione» ma....visto che nessuno vuole «transitare» forse oggi basterebbe (per dirla con il Censis) una politica che abbandonasse «il pensiero di sorvolo» e si riappropriasse della pur faticosa opera del decidere e del fare.

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