[22/08/2006] Rifiuti

Il Wwf: dopo il naufragio dello yacht una discarica nei fondali

PORTOFERRAIO. I subacquei del Wwf hanno lanciato nei giorni scorsi un forte allarme inquinamento del fondale marino della Padulella (nella foto), il tratto di costa di Portoferraio dove, in seguito ad un incendio a bordo, è affondato un piao di settimane fa un lussuosissimo superyacht francese.

«Il nostro sopralluogo ha evidenziato che sottocosta, ad una profondità di appena tre metri – dicono i volontari del Panda – la posidonia e il fondale, per un’area di circa 500 metri quadrati, sta lentamente soffocando sotto una coltre di rifiuti spessa circa venti centimetri, composta principalmente da cenere, metallo fuso, vetroresina e vari parti in ferro e altri residui appartenenti all’imbarcazione bruciata».

Una poltiglia nera difficilmente asportabile se non con l’ausilio di un mezzo meccanico in grado di aspirare le parti più piccole e i residui della lana di vetro, che oramai, sommersa da giorni si sfalda sbriciolandosi appena si tenta di staccarla dal fondale.

Il Wwf ha quindi chiesto un pronto intervento di Comune, Arpat, ministero dell’ambiente e parco nazionale, ma quest’ultimo non comprende quel tratto di mare che è invece area di tutela biologica affidata alla Capitaneria.

A rispondere è il comune di Portoferraio che ha chiesto all’Arpat di intervenire nuovamente «per effettuare ulteriori indagini sullo stato di salute delle acque e dell’ambiente marino, nella zona della Padulella interessata nei giorni scorsi dall’affondamento del M/Y Jepele 7».

Il comune ricorda che il 4 agosto scorso il sindaco emise un’ordinanza urgente di interdizione della spiaggia della Padulella, per tutta la profondità della spiaggia. Un’ordinanza «ancora vigente in attesa di comunicazione ufficiale di completamento della bonifica dei fondali da parte della Capitaneria di Porto» e che fu disposta la pulizia straordinaria della spiaggia anche con l’ausilio di mezzi meccanici, con la richiesta di pagamento degli oneri finanziari all’assicurazione dello yacht.

Una nota del comune spiega che, dopo gli accertamenti richiesti e avvenuti dal 4 al 6 agosto «l’Arpat ha risposto con propria nota certificando che i valori delle analisi effettuate sui campioni del giorno 4 rientrano nei limiti previsti dalla normativa vigente relativa alla qualità delle acque di balneazione, mentre relativamente agli accertamenti del 6 agosto, trattandosi di indagini più complesse, siamo tuttora in attesa dei risultati.

Restano comunque ferme le ordinanze di interdizione delle aree emesse, sotto il profilo della sicurezza, dal Sindaco per la parte a terra e, per la parte a mare, dal comandante della Capitaneria, in relazione alle operazioni di bonifica».

Quindi, per il sindaco Roberto Peria «la richiesta di un nuovo intervento da parte dell’Arpat nasce dalla precisa volontà del comune di acquisire ogni utile certezza in merito allo stato dei fondali e dell’ambiente marino, anche al fine di comprendere attraverso un’analisi scientifica seria e mirata lo stato dell’arte, evitando ogni sottovalutazione dei problemi, o, al contrario, atteggiamenti allarmistici».

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