[21/08/2006] Rifiuti

Ghelardini (Rea): attenti a fare confusione fra biodigestione anaerobica e gassificatore

ROSIGNANO (Livorno). Greenreport aveva già effettuato una serie di interviste per capire (e far capire) in cosa consisteva il famoso "trattamento a freddo" dei rifiuti propugnato da una parte del mondo ambientalista e dai comitati in alternativa ai termovalorizzatori. Ce ne sono state date diverse versioni ma, una in particolare, dell´Assessore Artusa, indicava nei biodigestori anaerobici ( veniva fatto proprio l´esempio dell´impianto di Viareggio) gli impianti corrispondenti.

Nei giorni scorsi, invece, il "trattamento a freddo" è stato definito come "processo termico" che "produce ceneri".

Il Piano provinciale di gestione dei rifiuti di Livorno, prevede proprio la realizzazione di un impianto di digestione anaerobica presso la discarica di Scapigliato gestita dalla Rea ed è per questo che chiediamo delle spiegazioni al presidente Fabio Ghelardini.

Che cos´è un impianto di digestione anaerobica?
«E’ un metodo di trattamento della parte umida del rifiuto, un processo a freddo che produce biogas in tempi molto più rapidi rispetto alle discariche. In 17-22 giorni avviene la completa fermentazione e il biogas può quindi essere avviato in modo costante ai motori per la produzione di energia. La biodigestione anaerobica è quindi un trattamento dell’umido attraverso una tecnologia che è ampiamente utilizzata in molte parti d’Europa».

E’ possibile che un trattamento a freddo quale quello della digestione anaerobica possa definirsi un "processo termico che produce ceneri"?
«Assolutamente no, la digestione anaerobica è un processo a freddo che utilizza quasi esclusivamente la parte umida e che solo in alcuni casi può vedere l’aggiunta di una modica quantità di frazione secca. Il gas che si produce innesca un processo di movimentazione del rifiuto facilitando la digestione anaerobica senza bisogno di ossigeno, per cui non c’è mai combustione, ma c’è produzione di calore».

Quello di cui si è parlato nelle cronache regionali (dove, peraltro, si è fatto riferimento al gassificatore di Greve) può essere definito trattamento a freddo o un impianto di digestione anaerobica?
«No, la digestione anaerobica è un impianto totalmente diverso da un gassificatore, che forse è stato tirato in ballo per distinguere i processi di pirolisi (gassificazione) dal tradizionale termovalorizzatore. Entrambi però termovalorizzano i rifiuti, anche se con tecnologie diverse. Per esempio le tecnologie di pirolisi sono utilizzate per il trattamento delle biomasse, anche se va sottolineato il fatto che stiamo andando in direzione di impianti di piccola taglia, sia per l’approvvigionamento delle biomasse sia per la funzionalità stessa di questi tipi di impianti. Un altro caso in cui sono utilizzati processi di pirolisi è quello per la lavorazione dei pneumatici. Resta da capire quale sia la reale affidabilità di tali impianti visto che gli esempi in passato non sono stati molto confortanti. Vale anche qui il principio dell’applicazione della migliore tecnologia, ma in ogni caso non possiamo assolutamente confondere la digestione anaerobica con la pirolisi».

L’impianto di digestione anaerobica a Scapigliato si farà?
«Il piano provinciale prevede la possibilità di realizzare un impianto di digestione anaerobica, ma un’impresa di questo tipo deve essere analizzata in ogni suo punto. Quindi intanto bisognerà vedere se il prossimo piano provinciale manterrà tale opzione, poi sarà necessario prevedere tempi sufficienti a consentire un’analisi seria e approfondita della fattibilità di tale operazione».

(Nella foto: particolare dell´impianto di digestione anaerobica del centro Enea Trisaia a Rotondella (Mt)

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