[21/08/2006] Rifiuti

Trattamento a freddo: un problema di comunicazione?

LIVORNO. Più o meno a metà maggio, ovvero nella fase di maggiore tensione che ha attraversato la discussione sull’assetto impiantistico della piana fiorentina per la gestione dei rifiuti, greenreport.it aveva iniziato a chiedere in giro una definizione del «trattamento a freddo». Ottenendo, da amministratori, docenti, tecnici e ambientaliste, risposte di vario tipo. Ci eravamo fatti un’idea, viziata anche da un pizzico d’approssimazione, secondo la quale questi impianti, invocati da molti dei contrari alla realizzazione di termovalorizzatori erano essenzialmente digestori anaerobici. Saranno anche tecnologie sperimentate in Australia e in Islanda, ma se ne trovano anche in Toscana: l’assessore regionale Artusa diceva che già a Viareggio è attivo in via sperimentale.

In questi giorni, le cronache della Toscana hanno riportato il pensiero del consigliere regionale dei Verdi Fabio Roggiolani, che è tornato a ribadire la validità del trattamento a freddo dei rifiuti in alternativa agli inceneritori. Solo che, andando a caccia di un’altra definizione di questi impianti, si ottiene in questi articoli che si tratterebbe di «un processo termico che trasforma le sostanze organiche in composti gassosi e residui di cenere». C’è da capire, prima di tutto, come si possano conciliare le espressioni «trattamento a freddo» e «processo termico». Ma soprattutto si pone l’esigenza di capire se questa spiegazione è stata data da Roggiolani, dal momento che non si tratta di parole riportate fra virgolette, o se è una interpretazione del cronista liberamente tratta dal pensiero dell’esponente verde, espresso magari in altri termini.

Il trattamento a freddo e la sua definizione è insomma un problema di comunicazione? Difficile dirlo con esattezza. Di una cosa però ci stiamo convincendo sempre di più: che abbiamo fatto bene a sottoporre la domanda su «che cos’è il trattamento a freddo». Anche se la nostra curiosità, come si capisce dalle cronache di questi giorni, è tutt’altro che soddisfatta.

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