[25/01/2006] Rifiuti

Scheggi sul cogeneratore: «La vendita a Marseglia non affossa il piano provinciale»

GROSSETO. «Se la vendita del termovalorizzatore di Scarlino al gruppo Italian Green Energy dovesse concludersi, questo sarà conseguenza di una scelta di Syndial Spa, e non il risultato di una guerra con vinti e vincitori. A meno che qualcuno non ritenga di considerarsi vincitore, pensando che quella vendita significhi l’affossamento del Piano provinciale dei rifiuti, che peraltro non ha mai previsto il termovalorizzatore di Scarlino».

A una settimana dall´incontro con il presidente della Regione Claudio Martini e a quasi un mese dalla fuga di notizie che annunciava la vendita dell´impianto scarlinese all´imprenditore pugliese Leonardo Marseglia, il presidente della Provincia di Grosseto ribadisce quanto dichiarato alcuni giorni fa a greenreport:

«Se Syndial Spa deciderà di vendere ad una delle aziende del gruppo Marseglia - dice Scheggi - ne prenderemo atto, convinti comunque di avere tenuto sempre un comportamento lineare e trasparente. Syndial sarebbe orientata a scegliere Marseglia, perché la sua offerta gli creerebbe meno problemi rispetto a quella di Unieco nella gestione delle bonifiche ambientali. Italian Green Energy potrebbe infatti utilizzare da subito l’impianto, come sembra con le biomasse, senza che prima Syndial abbia iniziato a bonificare l’area.
La Provincia, naturalmente, continuerà a svolgere il ruolo che le compete, a tutela degl’interessi del territorio e delle sue comunità».

La Provincia di Grosseto formalmente non ha partecipato ad alcuna cordata che concorreva all’acquisto dell’impianto, ma ha a suo tempo adottato una delibera d’indirizzo, che prevedeva un percorso per arrivare alla gestione del termovalorizzatore anche con il contributo degli Enti pubblici.

«Non so fino a che punto certi gruppi, comitati e partiti - continua il presidente della Provincia di Grosseto - potrebbero considerarsi soddisfatti di un tale esito di questa vicenda. Quello che mi appare chiaro, è che il Piano provinciale dei rifiuti rimane uno strumento di pianificazione indispensabile, così come indispensabili sono gli impianti in esso previsti. In una materia tanto delicata, nessuno può responsabilmente applicare o auspicare che prevalga il principio Nimby (Not in my back yard) – non nel mio cortile di casa – anzichè l’interesse generale di una comunità.
Peraltro non mi pare che qualcuno fra i sindaci che fanno parte dell’Ato 9 Rifiuti – e tantomeno il Cda o il suo presidente - abbia mai chiesto una rivisitazione del piano industriale».

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