[20/01/2006] Rifiuti

Edo Ronchi a greenreport: «La legge delega stravolge la mia riforma»

LIVORNO. E’ il padre del Decreto legislativo N° 22 del 1997, che non a caso tutti conoscono con il suo nome: decreto Ronchi, ovvero quella legge che ha recepito le direttive europee in materia di rifiuti riformando profondamente tutto il sistema della loro gestione e che tra qualche settimana potrebbe più o meno andare in pensione, corretta e snaturata dalla legge delega dell’attuale ministro dell’Ambiente Altero Matteoli..

Ad Edo Ronchi, ministro dell’ambiente nei governi Prodi e D’Alema, attuale presidente dell’Issi (Istituto Sviluppo Sostenibile Italia), nonchè membro della segreteria nazionale dei DS, chiediamo un commento generale sulla legge delega “di riordino ambientale” elaborata dall´attuale ministro Matteoli.
«Si tratta di una legge delega già molto ampia e piuttosto generica e su alcuni criteri di delega in contrasto con le direttive europee, in particolare nel settore della gestione dei rifiuti, del danno ambientale e dei sistemi di autorizzazione».

I testo varato ieri dal Consiglio dei ministri incontra ovunque una vasta opposizione, perché?
«Nell’attuazione della delega il governo ha applicato un’impostazione centralistica, violando alcune competenze importanti delle regioni, delle province e dei comuni. Inoltre nella stesura dei testi ha proceduto senza il necessario coinvolgimento delle associazioni ambientaliste, di molte categorie delle imprese (soprattutto di quelle medie e piccole), delle imprese dei servizi del settore, dei sindacati. E’ normale quindi che il testo incontri una vasta opposizione, persino molti che si erano dichiarati interessati e disponibili nei confronti della legge delega oggi si dichiarano fortemente contrari».

Gestione dei rifiuti, cos’è che secondo lei non va in questo decreto?
«La rimessa in discussione di un sistema di gestione - sia per quelli urbani che per quelli speciali - che invece sta dando risultati positivi in quasi tutto il paese. Questo testo rimette poi in discussione la stessa definizione propria di rifiuti, creando un quadro di incertezze assoluto. Infine penalizza le attività di riciclo e rischia di favorire la ripresa di attività illecite indebolendo il sistema normativo dei controlli e delle sanzioni.

Quali sono le preoccupazioni maggiori in tema di danno ambientale?
«Sicuramente è molto delicato il capitolo relativo alle bonifiche. In particolare per le bonifiche delle acque di falda, il testo in discussione oggi viola la direttiva sul danno ambientale. Ignora l’emergenza traffico e il protocollo di Kyoto sull’inquinamento dell’aria e per quanto riguarda la difesa del suolo svuota di competenze le autorità di bacino e indebolisce la pianificazione dell’assetto idrogeologico».

Pollice verso anche per il sistema di autorizzazione?
«Questo testo riduce la partecipazione nelle procedure autorizzative, ignorando il ruolo della Regione e degli altri enti locali. Inoltre viola la normativa comunitaria sia sulla Via (valutazione d’impatto ambientale) che sulla Vas (Valutazione ambientale strategica) .

Cambiamo argomento. In Toscana si dibatte animosamente, da tempo, sulla questione inceneritori. Qual è il pensiero di Edo Ronchi in merito alla termovalorizzazione?
«Difendo senza ombra di dubbio l’impianto della legge 22 del 1997 che è peraltro in sintonia con le direttive europee: priorità alla prevenzione e al riciclo dei materiali attraverso le raccolte differenziate. E per la parte residuale recupero energetico da favorire rispetto allo smaltimento in discarica, che è la forma a maggiore impatto ambientale».

Ma gli inceneritori costituiscono un rischio per l’ambiente e per la salute umana?
«Esistono tutte le potenzialità tecnologiche per fare buoni impianti. Oggi ci sono 44 termovalizzatori funzionanti in Italia, e per i dati che abbiamo nessuno ha mai determinato situazioni di criticità ambientale. Molti parlano del pericolo delle diossine, ma proprio per i maggiori controlli previsti - che prevedono limiti alle emissioni e alle temperature d’incenerimento - le diossine sono una parte infinitesimale e assolutamente non significativa. Casomai bisogna tenere d’occhio gli ossidi di azoto e le polveri sottili, che comunque possono essere controllate e abbattute con adeguati sistemi di filtrazione».

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