[15/06/2006] Consumo

Carta d´identità per la passata di pomodoro italiana

FIRENZE – «Da oggi sulle tavole arriva finalmente la vera passata di pomodoro italiana, anche se resta sempre in agguato il prodotto “made in China”». E’ quanto annuncia, tra il soddisfatto e l’ancora preoccupato, la Confederazione italiana agricoltori (Cia) sul decreto che stabilisce l’obbligo di indicare in etichetta l’origine o la provenienza della passata di pomodoro.

«In questo modo - ricorda la Cia - la passata di pomodoro “made in Italy” sarà più tutelata e con essa anche i consumatori saranno più garantiti. Tuttavia, bisognerà prestare attenzione nell’acquisto in quanto - come prevede il decreto- sugli scaffali dei supermercati e dei negozi potremo trovare ancora per un anno e mezzo, esattamente fino a dicembre 2007, confezioni etichettate precedentemente al
15 dicembre 2006 e, quindi, senza l’importante requisito dell’origine del prodotto».

Per la Cia c’è il rischio di confondersi soprattutto con barattoli e bottiglie contenenti pomodori trasformati provenienti dalla Cina: oltre 120 milioni di chili di concentrato cinese sono arrivati in Italia solo nel 2005. «Ma il pericolo - sottolinea la Cia - non è solo “giallo”. Il nostro Paese - che pur produce oltre 5 milioni di tonnellate di pomodoro, con 75 mila ettari coltivati, 8500 aziende agricole e 180 industrie trasformatrici - ha visto sempre nel 2005, l’invasione di passate, pelati e polpe di pomodoro provenienti dalla Spagna, da paesi del Nord Africa che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, dall’America Latina, dalla Nuova Zelanda, dall’Australia».

Nonostante questo le esportazioni italiane sono
aumentate: nel 2005 1,56 miliardi di euro: 900 milioni verso l’Unione europea e 660 verso paesi extracomunitari. In 5 anni il consumo della passata è cresciuto del 3,2 per cento. Anche per Coldiretti «Con l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine del pomodoro utilizzato nella passata, più della metà dei soldi spesi dagli italiani in alimenti sono ora destinati all’acquisto di prodotti con informazioni trasparenti sulla provenienza dal campo alla tavola. Grazie alla mobilitazione della Coldiretti – si legge in una nota degli agricoltori - con la raccolta di oltre un milione di firme che ha portato all’emanazione della legge 204/04 sull’obbligo di etichettatura di tutti gli alimenti, si è moltiplicato l’elenco dei prodotti che possono contare su una carta di identità».

«All´obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell´ortofrutta fresca - precisa la Coldiretti - si è unito l´arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, l´obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004, il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, l’etichetta di origine per il latte fresco del giugno 2005 e quella introdotta il 17 ottobre 2005 per la carne di pollo e dei suoi derivati».

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