[06/06/2006] Urbanistica

Il 39% delle spiagge toscane a rischio erosione

LIVORNO. La Toscana è appena sotto la media: "solo" il 39% delle sue spiagge sono a rischio erosione, contro la media italiana del 42% e i numeri da capogiro di Molise (a rischio il 91% dela costa), Basilicata (78%) , Puglia con il 65%, l’Abruzzo con il 61% e le Marche e il Lazio, a pari merito (o demerito), con il 54%.
Dati più che preoccupant i che sono stati pubblicati su Lo stato dei litorali italiani, un numero speciale della rivista Studi costieri, diretta da Enzo Pranzini, dell’Università di Firenze, e che verrà presentato domani a Roma nella sede del Cnr.

Il volume è il frutto della collaborazione di quaranta studiosi afferenti al Gruppo nazionale per la ricerca sull’ambiente costiero, un’associazione scientifica presieduta da Giuliano Fierro, dell’Università di Genova, e che raccoglie gran parte di coloro che da più di trent’anni studiano l’evoluzione dei nostri litorali.

Ma il quadro delle nostre coste, quale emerge dal Libro blu - il colore della rivista - è ancor più preoccupante, in quanto la gran parte dei tratti che non risultano in erosione deve la propria stabilità a massicce opere di difesa, che modificano il paesaggio costiero, rendono più difficile l’uso balneare della spiaggia e, più che altro, inducono spesso l’erosione nei tratti di costa adiacenti.

Fortunatamente le cose stanno cambiando e alle vecchie difese “rigide” si vanno sostituendo le difese “morbide”: «Se oggi è possibile difendere i litorali con sistemi meno impattanti sul paesaggio e sull’uso dell’arenile – dice Pranzini, prendendo ad esempio Marina di Pisa - e quindi anche sul valore economico della spiaggia stessa, rimane il problema delle vecchie difese, che talvolta hanno modificato talmente l’ambiente costiero da rendere difficile il loro abbandono». E’ il caso delle scogliere aderenti e parallele alla costa, che spesso hanno determinato l’approfondimento dei fondali antistanti tanto che ormai le onde arrivano su di esse senza avere dissipato la propria energia nell’attrito con il fondo.

«In questi casi – continua Pranzini - si cerca di abbassare le scogliere gradualmente e di assorbire il moto ondoso con spiagge in ghiaia, ricreando così una superficie utilizzabile per il turismo balneare in tratti costieri che ne avevano perso la memoria, come sta avvenendo a Marina di Pisa. Anche a Marina di Massa si progetta una riduzione delle scogliere emerse avvalendosi, fra l’altro, di grandi vasche per onde in cui vengono testate le nuove ipotesi di difesa».

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