[06/06/2006] Comunicati

«Esperti di ambiente nei nostri giornali? Un´utopia»

LIVORNO. Coinvolgere nella discussione del rapporto tra ambiente e informazione anche gli editori e i direttori responsabili.
Questo chiedevamo come redazione giornalistica di un quotidiano ambientale, all’indomani dell’incontro promosso da Arpat per promuovere un’informazione completa e comprensibile sulle questioni ambientali. Incontro rivolto a giornalisti, che aldilà del successo o meno che ha ottenuto, non ha coinvolto chi materialmente imposta e gestisce l´organizzazione del lavoro nelle redazioni. Coloro che scelgono dove e come investire, in termini di risorse umane e finanziarie.

Un contributo a questa discussione l´abbiamo chiesto a Luca Frati, il vicepresidente dell’associazione stampa toscana, che ha partecipato al convegno Arpat.

«Quella ambientale è una materia molto specialistica – spiega Luca Frati - Ed è difficile che un giornale, oltretutto locale o regionale, possa permettersi un giornalista specializzato sui temi dell’ambiente. Francamente mi sembra utopistico immaginarlo, anche se si riuscisse a sensibilizzare editori e direttori: purtroppo bisognerà contentarci di impegnarsi per ottenere più spazio nelle pagine».

La logica non si discosta molto da quella che nei palazzi della politica ha relegato finora l’ambiente in una saletta appartata e chiusa. Eppure ormai anche molti economisti (purtroppo non l’attuale governatore della Banca d’Italia Draghi!) riconoscono che l’ambiente significa sviluppo e che l’ambiente non sia un settore specializzato, ma una tematica che attraversa direttamente l’economia, la politica, la sanità, l’industria, i trasporti…

«Purtroppo credo che l’argomento ambiente sui giornali tiri poco – prosegue Luca Frati – perché al di là degli eventi e delle catastrofi l’attenzione è molto bassa, a quanti interessa cos’è il protocollo di Kyoto? La speranza è che con questo nuovo governo, che al suo interno ha anche il partito dei Verdi, contribuisca a diffondere maggiormente l’interesse sui problemi ambientali, che secondo me dovremmo sviluppare soprattutto eni più piccoli, partendo dalle scuole».

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