[01/06/2006] Parchi

Ds e Sinistra ecologista per una nuova governance delle aree protette

ROMA. Sinistra Ecologista e Ds hanno presentato le proposte per rilanciare il sistema delle aree protette e costruire la rete ecologica nazionale. Per gli ambientalisti Ds «amare l’Italia, amare i parchi», si può solo tutelando la biodiversità che rappresenta «un patrimonio straordinario pari ad un terzo delle specie animali ed alla metà della flora presente nel vecchio continente». Per Enzo Valbonesi, responsabile aree protette Ds «dopo i disastri provocati dal governo di centrodestra, che ha teso a svuotare il ruolo di tutela e di valorizzazione dei parchi, occorre ora consolidare le aree protette e contemporaneamente riprendere la via del cambiamento e dell’innovazione avviata con la legge 394 del 1991 e con la legge 426 del 1998».

Per i Ds bisogna costruire il sistema nazionale delle aree protette, senza distinzioni gerarchiche tra aree nazionali e regionali e la rete ecologica nazionale attuando le direttive Ue habitat ed uccelli. Per la Sinistra ecologista le aree marine protette sono bloccate, mentre bisognerebbe ridefinirne la funzione con una nuova normativa nazionale, in sintonia con legge 394/91, che «preveda un ruolo primario da parte degli enti locali e la partecipazione degli operatori della piccola pesca». Ma i Ds propongono anche una «alleanza strategica tra il mondo rurale e la funzione delle aree protette, favorendo innanzitutto la presenza attiva degli agricoltori nella gestione dei parchi». Anche per favorire «l’ampliamento territoriale dei parchi stessi o l’inserimento al loro interno di aree agricole che fino ad ora, per diffidenza, malintesi e pregiudizi immotivati, ne sono rimaste escluse».

Per Sergio Gentili, responsabile ambiente Ds, sviluppo, crescita e manutenzione delle aree protette «fanno parte dei grandi progetti pubblici e come tali devono essere supportati da finanziamenti adeguati. I parchi salvaguardano infatti risorse naturali rare e preziose, come ad esempio acqua e aria o la biodiversità, di cui possono beneficiare anche le aree contigue». Occorrono «forme di finanziamento integrative come le donazioni, sia da parte delle Fondazioni bancarie che da parte dei privati valutando la possibilità di istituire una apposita fondazione nazionale preposta alla raccolta ed alla distribuzione di questi fondi».

«Una nuova moderna governance del sistema nazionale delle aree protette – ha spiegato Fabrizio Vigni, portavoce della Sinistra Ecologista – deve essere finalizzata alla costruzione della Rete Ecologica Nazionale: una struttura innovativa che metta a sistema il complesso e diversificato patrimonio ambientale. La Rete richiede una rinnovata volontà politica che abbandoni tanto le logiche centralistiche quanto quelle di un esasperato autonomismo. Valutazioni parziali che hanno impedito fino ad ora di considerare in modo unitario e cooperativo il complesso delle tutele rendendo impossibile il superamento dei confini amministrativi e della concezione gerarchica dei rapporti tra i diversi livelli dello stato». Mutamenti strutturali, che si realizzano solo affinando e completando gli strumenti tecnici, ad iniziare dalla carta della natura, ma anche con «una nuova forma giuridica: una riorganizzazione complessiva che superi la loro appartenenza al parastato e che ridefinisca, al tempo stesso, i criteri di nomina degli organi».

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