[15/07/2009] Comunicati

La ricerca Irpet tra marketing politico, politica marketing e infrastrutture di rete

FIRENZE. Come visto ieri, secondo l’indagine Irpet su cittadini e territorio le trasformazioni avvenute in Toscana negli ultimi anni hanno migliorato il territorio per il 9% degli intervistati, lo hanno peggiorato per il 40,9%, mentre per il 45% il giudizio sulla “bellezza del paesaggio” è rimasto invariato. Altro dato da riportare ancora è quello relativo alle “nuove edificazioni”: da evitare, poiché “danneggerebbero il paesaggio”, per il 59% dei Toscani, mentre il 37% ritiene che ci sia “ancora possibilità di costruire senza danneggiare il paesaggio”. E abbiamo visto anche come la risposta a questo quesito varii notevolmente tra le varie province: mentre il 71% dei residenti in provincia di Firenze non vuole nuova edificazione, questo valore scende notevolmente nelle province di Grosseto (43%), Arezzo (49%) e Siena (44,5%).

Ora, viene da domandarsi quale uso sarà fatto di questi dati da parte dei decisori politici. Da una parte, dati come questi (peraltro ripresi da un campione molto ampio: 5000 intervistati, mentre spesso la metodologia Cati è applicata a campioni più ridotti) possono essere utilizzati come “marketing politico”: il decisore sa, grazie al sondaggio compiuto, in quali zone l’elettorato auspica maggiormente un certo tipo di sviluppo, e in quali invece è richiesto un modello diverso.

Il mantenimento del consenso, se è appunto strumento e non fine dell’azione politica, riveste una grande importanza ai fini della continuità di questa azione.

Cosa ben diversa sarebbe utilizzare questi dati non come marketing politico, ma ai fini di quella “politica marketing” che, adottata in maniera scientifica e a livello di massa, ha trasformato la politica territoriale del Belpaese in un costante sondaggio sui desideri del cittadino, anzi del “consumatore” politico, con la contestuale rinuncia, non in tutti ma in molti casi, ad una azione di governo (sia locale, sia nazionale) e orientamento del territorio, dell’economia, della società.

Al pari, ad un dibattito su quali e quante opere siano necessarie si è sostituito un misto di cesarismo, strumentalizzazione propagandistica della politica territoriale, sindromi Nimby, Nimto (“not in my turn of office”, equivalente del nimby a livello di decisori politici) e Banana (l’ultima arrivata, acronimo di “build absolutely anything near everything”). Questo insulso pastone è una possibile descrizione degli effetti perversi della politica marketing, di quella politica che, cioè, finge di dare ascolto a tutti e finisce col non fare gli interessi di nessuno.

Non sembra necessario, a questo punto, chiarire come da parte della politica è auspicabile che siano utilizzati questi dati, che se presi in un modo (si consideri che la ricerca, ampliata ed evoluta, sarà poi inserita nel rapporto di monitoraggio sul Pit) possono costituire un´importante evoluzione del marketing politico, ma se presi in un altro possono costituire un’altra arma a disposizione di quella politica che non vuole svolgere il suo ruolo, in primo luogo decisionale, nel governare la società e il territorio alla luce delle attuali emergenze economiche, energetiche, ambientali, climatiche e sociali.

Governare in maniera sostenibile sia ambientalmente sia socialmente, governare nella maniera più partecipata possibile, e governare tenendo ben presente anche il giusto limite davanti al quale fermarsi nella pianificazione dell’utilizzo del territorio: ma governare attuando scelte in conseguenza della loro utilità sociale, ambientale ed economica e preoccupandosi di farle “accettare” dal territorio, ma non certo in base al solo consenso che da esse deriva o meno.

Al di là dell’utilizzo che di questi dati sarà fatto, c’è un altro appunto riguardo alla ricerca Irpet pubblicata ieri, ed è riferibile anche al rapporto “elementi per la conoscenza del territorio toscano”: si riscontra in entrambi la totale assenza di analisi relative alle infrastrutture per l’Ict, in particolare per internet, e alle conseguenti reti di infrastrutture energetiche necessarie per i consumi del settore. Davanti alla stupefacente velocità di aggiornamento delle tecnologie di trasferimento dati, infatti, e davanti alla considerazione che secondo le stime più accreditate la rete internet consuma attualmente circa il 5% dell’intero fabbisogno mondiale (circa 860 miliardi di Kwh/anno), è ovvio come l’impatto delle infrastrutture dirette o indirette per l’Ict sia destinato ad aumentare esponenzialmente. Ciò vale sia per la Toscana, sia per l’Italia, sia soprattutto per il pianeta nella sua globalità: oltre al superamento del digital divide, la diffusione sempre più capillare della rete telematica permette di muovere il sistema economico con un impatto, in termini di infrastrutture materiali, minore rispetto a quelli derivanti dai tipi “tradizionali” di infrastrutturazione.

Ma non va dimenticato che non si parla certo di una dematerializzazione completa: la rete è immateriale, ma si regge su strutture materiali decisamente tangibili: dai capannoni per i server, ai collegamenti fisici per il trasferimento dati, agli elettrodotti necessari per il trasporto di energia per far funzionare questa benedetta rete, fino alle strutture per produrre l’energia elettrica necessaria. Tutti elementi che, oltre a contribuire notevolmente all’accelerazione dei flussi di energia e materia che costituiscono il metabolismo economico, hanno un impatto significativo sia sul paesaggio, sia sulla salute della popolazione: e a quest’ultimo proposito è giusto citare anche la necessità di incrementare ed evolvere gli studi epidemiologici relativi all’effettivo impatto sulla salute pubblica, ancora carenti sia per ovvi motivi (si parla di tecnologie recenti) sia a causa della poca volontà di investire nella ricerca che caratterizza l’Italia rispetto ad altre realtà europee.

Tutte questioni che, per essere governate, necessitano della disponibilità di dati aggiornati e di screening analoghi a quello presentato ieri sul rapporto tra toscani e paesaggio. Ma in esso nemmeno si accenna all’impatto delle infrastrutture energetiche/di trasferimento dati, mentre nel rapporto Irpet sul territorio sono presenti solo alcuni cenni quantitativi all’impatto della rete elettrica, con dati che confrontano la Toscana (64,7 km rete/1000 kmq di superficie) con altre regioni (solo per citare gli estremi: 151,2 km rete/1000 kmq in Lombardia, 23,6 in Molise) e con la media Italiana, 72,6 km rete/1000 kmq.

Questo è l’unico accenno che il rapporto Irpet sul territorio fa all’aspetto relativo alle reti elettriche, che oltre ad avere un loro impatto paesaggistico - e non certo di poco conto - sono anche veicoli (allo stato attuale della tecnologia) indispensabili per sostenere la rete sia oggi, sia nel suo certo sviluppo massivo futuro. Invece, nella ricerca presentata ieri, nemmeno un sia pur piccolo accenno. Forse sarebbe il caso di parlare anche di questo tipo di impatti, se vogliamo discutere adeguatamente di infrastrutture, paesaggio e popolazione.

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