[15/07/2009] Parchi

Il Wwf all’Imo: fermate la silenziosa invasione degli alieni del mare nelle acque di zavorra

LIVORNO. Il Wwf chiede all’Italia di ratificare il trattato globale per il trattamento delle acque di zavorra delle navi che sarebbero colpevoli di gran parte dei danni causati dalla fauna “aliena” che usa quelle acque come “mezzo di trasporto”.

«Specie marine infestanti che procurano miliardi di danni al pescato, alle comunità costiere e alle infrastrutture – spiegano gli ambientalisti - si diffondo mentre i paesi marittimi mondiali continuano a trascurare con leggerezza di mettere in atto il trattato internazionale che prevede la necessità di gestire e trattare in modo efficace le acque di zavorra».

Il Wwf lo dimostra con il nuovo rapporto “Invasione silenziosa”, che vuole sollecitare il summit dell’Organizzazione marittima internazionale (Imo) in corso a Londra a prendere in considerazione gli aspetti ambientali della marina mercantile. Il traffico marittimo internazionale è considerato il principale fattore delle vie di ingresso per molte specie aliene e rappresenta un’industria enorme che commercia oltre il 90% di tutti i beni che viaggiano tra un paese e l’altro.

Anita Makinen, capo della delegazione Wwf al summit Imo, spiega che «La Convenzione sulle acque di zavorra dell’Imo prevede un insieme di pratiche concordate e standard per rendere efficace il controllo di queste acque al livello internazionale, riducendo la diffusione di organismi marini invasivi obbligando a costi minimi sul traffico marittimo e sul commercio. Gli Stati bandiera devono ratificare urgentemente e implementare la Convenzione per salvare l’ambiente marino da un’invasione pericolosa, salvando nel lungo tempo i soldi dei contribuenti che eviteranno di pagare il recupero degli ecosistemi colpiti, l’industria e le infrastrutture. Il vecchio argomento che le tecnologie e il trattamento delle acque non sia possibile è ormai superato».

Il rapporto evidenzia 24 casi di introduzione e successiva espansione di specie infestanti attraverso lo scarico di merci dalle acque di zavorra, nei 5 anni durante i quali la Convention on the control and management of ship’s ballast water and sediments è stata ratificata solo da uno dei principali dieci stati marittimi mondiali.

Secondo il Wwf gli organismi più dannosi fino ad ora introdotti sono: «la medusa pettine Mnemiopsis leidyi del Nord America, detta anche cnetofora, che ha praticamente spazzato via le acciughe e gli stock di un piccolo pesce autoctono, la papalina (Sprattus sprattus balticus) nel Mar Nero negli anni ’90 si è diffusa nel Mar Caspio, nel mare del Nord e nel Mar Baltico; il gamberetto Misidiaceo rosso Hemimysis anomala (nella foto), originario delle acque intorno al Mar Nero e Mar Caspio e ora presente nel Mar Nero, il fiume Reno (Germania) e scoperto nel Mare del Nord diffondendosi dall’Olanda nel 1997 verso il Belgio, Francia, Inghilterra e Irlanda.

In soli due anni dal suo arrivo dall’Europa nel 2006 nel Lago Michigan e nell’Ontario si è diffuso fino al fiume San Lorenzo così come in tutti i bacini eccetto il lago Superiore. L’impatto principale sugli ecosistemi è dovuto soprattutto al fatto che la sua dieta include zooplankton e alghe; Il granchio guantato cinese Eriocheir sinensis ora scoperto negli estuari e fiumi che si affacciano nel Mare del Nord, nel Mar Baltico e sulle coste dell’Atlantico nordamericano e del Pacifico sta causando l’alterazione degli habitat e l’erosione delle sponde fluviali dovute alle sue abitudini invadenti. L’impatto in Germania è stimato di circa 80 milioni di euro».

Inoltre le acque di zavorra trasportano molti batteri e virus, centinaia di miliardi di microrganismi capaci di accumularsi in una singola stiva, una parte dei quali rappresenta un potenziale pericolo per la salute umana come il colera e agenti patogeni intestinali come la Giardia duodenalis, un parassita dell’apparato digerente.

Secondo lo studio del Wwf sono circa 7000 le specie marine e costiere che ogni giorno attraversano gli oceani nascoste nelle acque di zavorra e che l’84% delle 232 ecoregioni marine sono contaminate da specie invasive.

«La maggior parte degli organismi marini “clandestini” muoiono durante il viaggio oppure non appena “sbarcati” – spiega il Wwf - ma le specie più resistenti che proliferano nei nuovi ambienti possono colpire la produttività della pesca e dell’acquacoltura, l’economia e la sopravvivenza delle comunità e il benessere dell’ambiente delle acque costiere e degli estuari».

Secondo il rapporto «fin dall’adozione della Convenzione nel 2004 e fino alla fine del 2009, le perdite economiche globali attribuite alla diffusione di specie marine aliene può aggirarsi ai 50 miliardi di dollari. Le acque non trattate comportano spese che equivalgono a costi diretti di circa 70 centesimi per tonnellata di acque non trattate – o 7 miliardi di dollari all’anno per i 10 miliardi di tonnellate di acque trasportate globalmente ogni anno. I costi si potrebbero abbattere a soli 4 centesimi per tonnellata di acque trattate seguendo i metodi indicati dalla Convenzione, meno del 6% dei costi annuali che si spendono per non aver ancora affrontato il problema».

Il problema è politico: «La Convenzione entra in vigore se viene ratificata da 30 stati che rappresentano il 35% del ‘tonnellaggio marittimo mercantile. Attualmente ci sono 18 stati che rappresentano 15.4% del tonnellaggio mondiale, con la Liberia come unico grande paese bandiera che ha ratificato. In ogni caso se solo il maggiore paese ‘mercantile’ come il Panama firmasse la Convenzione, con il suo 22.6% di traffico mondiale insieme ad altri 11 stati bandiera di qualunque dimensione, la Convenzione entrerebbe in atto.

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