[14/07/2009] Urbanistica

Irpet: come scegliere il posto dove abitare?

FIRENZE. «Quando ero bambina ero contenta di veder costruire case nuove. Oggi odio i cantieri più del demonio»: questa colorita dichiarazione è stata avanzata, qualche settimana fa, da una anziana signora della provincia di Pistoia e riportata da un quotidiano locale. E da qui partiamo, per parlare della ricerca presentata oggi a Firenze riguardante la percezione che della Toscana, del suo paesaggio e del suo sviluppo, hanno oggi i cittadini residenti in regione. Una regione che, secondo un dato presentato (citando una ricerca di Ilvo Diamanti) dal garante della comunicazione, Massimo Morisi, è indicata come territorio ideale dove vivere dal 9,8% degli italiani, particolarmente dai lombardi e dai veneti. Un valore che supera l’attrattività di tutte le altre realtà regionali.

Ma come percepiscono i toscani la loro regione? Secondo la ricerca (“I cittadini toscani, l’ambiente, il territorio”), che è stata condotta da Irpet e ha visto la consultazione di 5000 cittadini maggiorenni (metodo Cati Ipr marketing) nello scorso mese di aprile, il 92,6% dei Toscani sono «soddisfatti del luogo in cui vivono». In particolare, si definisce “molto soddisfatto” il 36,9% dei toscani (in particolare nella provincia di Lucca – 46% - e in quelle di Siena – 39% - e Arezzo, 40%) e “abbastanza soddisfatto” il 55,7%, mentre il 6,2% si definisce “poco soddisfatto” e l’1,1% non lo è “per niente”. Tra le province in cui i cittadini segnalano maggiore disagio nel rapporto col territorio spiccano quella di Prato (12,1% tra “poco” e “per niente” soddisfatti) e Massa-Carrara (10,3%).

A questo proposito, citiamo il confronto con una ricerca analoga condotta nel 2004, allorché il 91,7% dei toscani si dichiarò complessivamente soddisfatto: quello attuale è un dato quindi praticamente immutato. Spicca però una notevole differenza tra il numero di risposte “molto soddisfatto” del 2004 (il 14%) e quello odierno, appunto il 36,9%, quasi il triplo, mentre diminuiscono dal 78 al 55,7% il numero dei toscani “abbastanza soddisfatti”. Un dato eloquente, ma che come giustamente ha aggiunto Morisi andrà «elaborato per capirne i motivi, quali sono i fattori che hanno influito su esso legati alle politiche condotte, e quali altri fattori sono in gioco».

Al di là del dato generale, la ricerca (su cui ritorneremo più dettagliatamente nei prossimi giorni) ha analizzato la percezione del proprio territorio da parte dei toscani attraverso domande riguardanti quattro variabili: qualità urbana, viabilità/infrastrutture, paesaggio e partecipazione/informazione.

Riguardo alla qualità urbana, alla domanda “se potesse scegliere dove vivere, quale di questi aspetti conterebbe di più”, il 48% ha risposto “la qualità ambientale della zona”, il 32% “la presenza di servizi (trasporti, scuole ecc.), il 23% “la presenza di altri familiari in zona”.

Alla domanda “se decidesse di cambiare casa, dove preferirebbe andare ad abitare?”, il 22% dei Toscani ha risposto “in un paese”, il 19% “in una periferia urbana”, e la stessa percentuale (19%) vivrebbe “fuori dall’abitato, in una casa isolata”. Bassissima (11%) la percentuale di Toscani che gradirebbe trasferirsi “nel centro storico di una città”. Questo dato, oltre che indicare ancora una volta la pesantezza del processo di terziarizzazione diffusa che colpisce i centri storici delle città toscane, rendendoli sempre più adatti per le attività produttive (soprattutto servizi), ma disagevoli per la vita quotidiana, è anche indicativo della «pulsione extra- o peri-urbana» che è «motore di quello sprawl che rappresenta il segno primario delle dinamiche territoriali “spontanee” che il Piano di indirizzo territoriale intende arginare e riorientare», come ha aggiunto Morisi. La ricerca, infatti, fa parte dell’azione di monitoraggio sul Pit esercitata dalla direzione territorio/ambiente della Regione, e sarà inserita nel rapporto annuale di monitoraggio che sarà presentato in ottobre.

E veniamo alla parte che appare più significativa per l’analisi del rapporto tra i toscani, il proprio paesaggio/territorio e il modello di sviluppo che più si ritiene da perseguire. Sono state sottoposte agli intervistati due affermazioni paradigmatiche:

1) La tutela del paesaggio toscano è sempre una priorità.

2) La tutela del paesaggio toscano va conciliata con le esigenze di modernità.

Alla domanda relativa a quale affermazione fosse più coincidente con il proprio pensiero, il 60,6% ha risposto la (1), mentre il 33,4% ha scelto l’affermazione (2) e il 6,1% ha sostenuto di non saper rispondere. Riguardo alle varie realtà territoriali, si sono espressi in senso maggiormente “conservativo” gli abitanti della provincia di Lucca (66%), Arezzo (63%) e Livorno (62%), mentre per una maggiore apertura alla modernità si sono espressi soprattutto i grossetani (38%), i senesi e i pisani (36%) e gli abitanti delle province di Pistoia e Massa Carrara (entrambe 35%).

Domanda analoga è stata quella a risposta duplice inerente a “quali sono gli aspetti che ritiene fondamentale tutelare e/o sviluppare nel programmare il territorio toscano?”, da cui emerge che per i toscani è importante tutelare/sviluppare soprattutto il turismo (37%), l’ambiente/il paesaggio (35%), l’industria/artigianato (31%), l’agricoltura (25%), la mobilità/trasporti (16%) e l’edilizia abitativa (10%). Interessante notare le differenze tra chi si era espresso in senso più conservativo alla domanda sulla tutela del paesaggio, che intende focalizzare lo sviluppo soprattutto su ambiente/paesaggio, turismo e agricoltura, e tra chi aveva definito l’opzione più conciliante con la modernità come più aderente al proprio pensiero, che ritiene più importanti il sostegno a industria/artigianato, all’edilizia e alla mobilità.

Chiudiamo con la percezione dei mutamenti avvenuti, in modo da capire – in ultima analisi – se il pensiero espresso dalla signora pistoiese che citavamo in apertura rappresenta un’eccezione o la regola dei cittadini toscani: alla domanda “secondo lei le trasformazioni avvenute nel territorio toscano negli ultimi anni hanno migliorato o peggiorato la bellezza del territorio?”, il 45% ha espresso un giudizio salomonico dicendo che “il paesaggio toscano è bello come sempre”, il 9% lo ritiene “migliorato”, mentre oltre il quadruplo (il 40,9%) ha notato un peggioramento e il 5,6% non sa rispondere.

E quest’ultimo è un dato pesante, dal punto di vista politico. Si evidenzia, in generale, una attenzione dei toscani alla tutela del territorio maggiore di quel che ci si poteva aspettare. Esistono comunque enormi differenze tra le varie realtà locali: ad esempio, è particolarmente indicativo il dato per cui, se il 71% dei residenti in provincia di Firenze ritiene che “costruire ancora danneggerebbe il paesaggio”, questo valore scende al 43% della provincia di Grosseto e al 46% in quella di Arezzo, dove invece prevale la risposta “c’è ancora la possibilità di costruire senza danneggiare il paesaggio”, che invece riscuote consensi inferiori all’altra in tutte le altre realtà provinciali.

Da segnalare anche che, con il titolo di studio conseguito, cresce anche il giudizio negativo sulle trasformazioni territoriali: ed ecco che, se di “miglioramento negli ultimi anni” ha parlato soprattutto chi non ha nessun titolo di studio (il 24,4% di essi vede una Toscana migliorata negli ultimi anni), poi il dato scende fino al 5,3% dei laureati che concordano. Invertite, anche se con una forbice minore, le percentuali di chi ritiene “peggiorato negli ultimi anni” il paesaggio toscano: dal 45,3% dei laureati al 32,5 di chi ha la licenza elementare e al 33,3% di chi non ha nessun titolo di studio.

Poi, è chiaro che i dati sono univoci, ma le interpretazioni no: ed ecco che questi dati, che paiono indicare ad una lettura superficiale una tendenza alla conservazione territoriale/paesaggistica da parte dei toscani ben maggiore di quella che ci si poteva attendere, sono invece definiti da Morisi come «indicativi del fatto che è sbagliato definire la Toscana una regione “anti-costruttivista” in senso lato». Secondo Morisi, comunque, dalla ricerca emerge «una regione che fa fatica a schiodarsi dall’ottima immagine che ha del suo territorio: i toscani si confermano “severi custodi” della propria regione, ma ciò lo si può pagare in termini di una scarsa propensione all’innovazione». Si evidenzia quindi «una forte attenzione ai valori paesistici, ma anche un eterno rischio di staticità».

Di «legittimo orgoglio» e «grande responsabilità» ha parlato l’assessore all’Urbanistica e Infrastrutture della regione, Riccardo Conti, riferendosi al generale giudizio positivo che i toscani danno della loro regione. Secondo Conti, «emerge la conferma di un territorio sul quale si vive ancora, nonostante tutto, a misura d’uomo. Non mancano interessanti piste di riflessione a proposito delle grandi sfide che ci attendono per coniugare le ragioni dell’ambiente con quelle dello sviluppo». E qui Conti ha citato un ulteriore dato emerso dalla ricerca, per il quale il 44% dei toscani è “poco soddisfatto delle opportunità di lavorare e fare impresa in Toscana”, mentre il 27,3% si dice “abbastanza soddisfatto”, il 2,6% “molto soddisfatto”, e il 13,4% si ritiene “per niente soddisfatto”.

Il dato è citato – è evidente - per sottolineare tra le righe l’importanza dell’infrastrutturazione, e quindi dell’intervento pubblico diretto o indiretto, nella “produzione” di lavoro in regione. Un elemento su cui Conti ha spesso insistito nel descrivere la sua visione dei compromessi da attuare tra conservazione e sviluppo. E’ chiaro però – lo scriviamo a costo di cadere nella ripetitività – che occorre vedere di quale sviluppo stiamo parlando, e quindi sia di quali infrastrutture siano da perseguire, sia di quale tasso di infrastrutturazione aggiuntiva abbia bisogno il territorio regionale. Un territorio che, almeno secondo i dati presentati dalla stessa Irpet nel suo recente rapporto sperimentale sul territorio toscano, non sembra così scarso di infrastrutture: fatto 100 l’indice medio dell’Europa a 15, la Toscana ha un indice di 88,8 per le strade/autostrade, di 125,9 per le ferrovie, di 156,4 per i porti, e di 36,8 per gli aeroporti. L’indice infrastrutturale sintetico assegnato da Irpet alla regione è di 122, 8 punti.

Dati sperimentali, e di matrice puramente quantitativa, ma che indicano un’infrastrutturazione regionale, se escludiamo gli aeroporti, non così limitata come spesso leggiamo nel dibattito in corso nella politica e sui media. Davanti alle telecamere dei media locali, Conti ha parlato di «una regione che per tanti anni si è sentita fuori dal mondo, e se non capiamo la necessità di mettere mano a questo “castello di carte” rischiamo di fare come i giapponesi rimasti, ignari della fine della guerra, sulle isole del Pacifico». Ma la domanda è: ma non saranno le altre regioni, dove la tutela del territorio e del paesaggio è passata molto più in secondo piano rispetto alla Toscana, ad essere definibili come “gli ultimi giapponesi”?

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