[14/07/2009] Comunicati

L’India al G8: i vostri avvertimenti sul nucleare non ci riguardano

LIVORNO. Il recente G8 ha adottato una risoluzione sulla non proliferazione nucleare che è stata fortemente voluta dal presidente Usa Barak Obama e che è stata presentata come una vera e propria svolta nella politica internazionale. I G8 chiedono a tutti i Paesi che non hanno firmato il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) di farlo al più presto per non incorrere in sanzioni.

La risoluzione guardava soprattutto a quel che accade in Corea del Nord e in Iran (che però ha sottoscritto il Tnp), ma ha sollevato subito preoccupazioni in un altro Paese non firmatario del Tnp, l’India, dove in molti pensano che questa decisione del G8 de L’Aquila, sia discriminatoria e destinata a limitare il potenziale nucleare indiano e il suo crescente commercio nucleare.

Ipotesi respinte con poco più di un’alzata di spalle dal ministro indiano delle finanze Pranab Mukherjee: «La posizione del G8 non ci riguarda» ha detto davanti ai deputati della Camera alta del Parlamento indiano ed ha poi ricordato che il Nuclear suppliers group (Nsg – Gruppo dei fornitori nucleari) nel settembre 2008 ha tolto ogni (teorica) restrizione sulle forniture di tecnologia nucleare all’India e che il governo di New Delhi ha firmato un accordo speciale di garanzia con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Iaea) che permette all’India di acquistare combustibile nucleare, reattori e tecnologia atomica anche se continua a rifiutarsi di firmare il Trattato di non proliferazione e a costruire armi atomiche.

Ma secondo Mukherjee «il fatto che l’India non voglia firmare il Tnp non impedirà a New Delhi di acquistare tecnologie nucleari all’estero. Ogni Paese ha il diritto di avere scambi commerciali con noi. Il G8 è nella posizione giusta per esaminare i termini del commercio nucleare con l´India? A questo riguardo è incompetente».

Certo, è difficile chiedere all’India di firmare il Tnp e minacciarla di sanzioni se uno dei Paesi che ha firmato i documenti del G8, la Francia, fa lucrosi affari nucleari con New Delhi e un altro, la Russia, è uno dei maggiori sostenitori del nucleare indiano e solo ieri il presidente Dmitri Medvedev ha annunciato il lancio di un missile balistico strategico da un suo sottomarino atomico. Ma è anche più difficile farlo per gli Usa che con l’india hanno firmato nel 2008 un accordo sul nucleare che prevede proprio quelle forniture che dovrebbero essere messe sotto embargo. Un accordo che è passato con una forzatura parlamentare e una rottura con gli ex alleati comunisti e degli altri partiti regionali e di sinistra, che paventavano la perdita di sovranità e non sono certo contro il nucleare, che in India è diventato una specie di vacca sacra dell’orgoglio nazionalista sostenuta da una militarizzazione crescente del territorio e della società.

L’India si balocca con il nucleare anche a costo di mettere in pericolo le già fragili relazioni con altre due potenze nucleari come il Pakistan e la Cina e con una che vorrebbe diventarlo, l’Iran, che vedono nella frenesia nucleare indiana un rischio per la loro sicurezza. Più che a L’Aquila il pericolo di proliferazione nucleare si combatte qui, in questo pericoloso confine tra le nuove potenze del mondo, già instabile e insanguinato e che potrebbe diventare caldissimo. Ma occorrerebbero comportamenti conseguenti e non accordi precedenti per permettere all’India di violare i trattati di non proliferazione nucleare e poi farla franca sottoscrivendo accordi con i grandi e con la stessa Iaea che non dovrebbe permetterlo.

Il nucleare civile indiano è infatti solo la scusa, il corollario, di questa pericolosa sfida che si prepara: uno studio della Planning Commission indiana dimostra che, nella migliore delle ipotesi, la produzione di energia nucleare in India potrebbe arrivare al massimo a soddisfare il 7 – 9% del fabbisogno totale (oggi è il 3%), ma ad un costo enorme, finanziariamente e politicamente.

Contraddizioni che non scalfiscono gli indiani, con il Partito del Congresso e la destra indù all’opposizione pronti a non firmare il trattato di non proliferazione nucleare e poi fedeli alleati degli occidentali quando c’è da votare le sanzioni contro l’Iran che si accontenterebbe di fare un piccolo tratto della pericolosa strada già percorsa dall’India.

Torna all'archivio