[14/07/2009] Parchi

Legambiente boccia il Piano del Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano

MASSA. Matteo Tollini (Nella foto), consigliere del parco nazionale dell’Appennino Tosco–Emiliano (Pnate) e responsabile aree protette di Legambiente Toscana, ha esibito una nutrita selva di osservazioni al Piano del Parco presentato nella seduta del consiglio direttivo dell’Ente parco del 13 luglio.
Le osservazioni di Tollini, che fanno seguito ad una lettera sul non rispetto delle procedure che fece saltare la prima discussione sul Piano, sottolineano la mancanza di Valutazione ambientale strategica (Vas) e della Valutazione di incidenza e ritornano sulla non adeguata procedura, ma anche gli elaborati del Piano sono sottoposti ad una serrata analisi dalla quale emergono diverse carenza.

Secondo Tollini non esiste alcuna integrazione tra il Piano e il progetto Ape-Appennino parco d’Europa «quale unica Politica di Sistema prevista dalla L. 426/98 che ha visto concrete attuazioni nella fase pilota, proprio nell’ambito territoriale del Pnate. La parte d’inquadramento territoriale secondo noi deve fondarsi sui principi e le possibilità attuative di Ape Appennino parco d’Europa, fornendo al Pnate ulteriori potenzialità offerte dalla rete dei parchi dell’Appennino e dalle possibili azioni comuni».

Per quel che riguarda le norme di attuazione Legambiente evidenzia la mancanza di «prescrizioni o incentivi per le trasformazioni infrastrutturali ed edilizie verso l’utilizzo di edilizia bioecologica ed ecoefficiente dal punto vista energetico. Segnaliamo in particolare che la Regione Toscana ha emesso “linee guida per la valutazione della qualità energetica ed ambientale degli edifici in toscana” e le linee guida per l’edilizia sostenibile in Toscana. L’aderenza a tali linee in Toscana costituisce requisito per accesso a fondi Fesr, Por-Creo ed ai fondi regionale per le aree protette, ai quali il parco è candidato per l’ottenimento di finanziamenti».

Mancherebbero anche riferimenti ad interventi per l’accessibilità per l’utenza ampliata e l’abbattimento delle barriere architettoniche e criteri di sostenibilità ed “etichetta ecologica” delle strutture turistiche nell’assegnazione dell’eventuale marchio del parco, così come non si fa nessun riferimento alla Carta Europea del Turismo Sostenibile.

Tollini fa poi veramente le pulci alle tavole del Piano per quanto riguarda la mancanza di aggiornamenti dei Sivc i dei Sir, degli istituti faunistici, delle Zono di regolamento specifico e di protezione della pesca presenti nel parco e sul mancato recepimento delle proposte di ampliamento dell’area protetta fatte dal comune di Comano per l’inclusione dei borghi e territori di Camporaghena e Torsana.
Dalle tasvole mancherebbero anche i geositi della Lunigiana e le emergenze botaniche-vegetazionali del versante toscano del parco.

Per quanto riguarda il paesaggio storico e culturale e quello antropogeografico, Tollini evidenzia numerose lacune e chiede «l’integrazione con informazioni adeguate» per sentieri Cai, borghi e siti storici, strutture ricettive, castelli, musei, produzioni tipiche.

Per quanto riguarda la zonazione proposta, Tollini sottolinea che «In mancanza di una Relazione d’Incidenza sugli effetti delle scelte di zoning sugli habitat e specie dei numerosi pSIC e ZPS presenti nel Parco, non è possibile valutare l’adeguatezza della proposta. L’elaborazione di Piano, oltre alla mancata Relazione d’Incidenza, non esplicita in relazione o nelle tavole i criteri dello zoning e non evidenzia eventuali eclatanti sovrapposizioni critiche, come ad esmpio la zona “D” di Cerreto Laghi con il pSIC/ZPS del Monte la Nuda».
Le conclusioni rappresentano una vera e propria bocciatura: «Il Piano manca di adempimenti procedurali ed elaborati, come la VAS e la Valutazione d’Incidenza, previsti da normative statali e regionali che applicano Direttive europee e pertanto l’eventuale approvazione può esporre il Parco all’impugnazione del Piano o, in ultima analisi, a procedure d’infrazione. Il Piano evidenzia una mancanza sistematica di informazioni di base, specialmente nell’area della Provincia di Massa-Carrara, che non possono che inficiare alla base le proposte progettuali in quanto si riferisono a informazioni spesso carenti o errate. Tale criticità si evidenzia soprattutto nell’analisi e nel progetto fruitivo. Pertanto chiediamo: la revisione integrale del Piano per colmare le gravi carenze conoscitive e poter discutere, a differenza del metodo non partecipativo che ha portato a questa proposta, in maniera partecipata e ragionata sulle scelte di Piano. L’avvio immediato durante la revisione di Piano del processo partecipativo previsto dalle normative e la redazione del Rapporto Ambientale per la Valutazione Ambientale Strategica integrata con la Valutazione d’Incidenza».

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