[ 13/07/2009 ] Aria

G8, la vittoria di Obama la sconfitta del vertice

ROMA. Con il solito provincialismo, tipico del nostro Paese, l’esito del G8 dell’Aquila è stato valutato sui principali quotidiani e dalla maggioranza degli esponenti politici italiani per l’efficienza organizzativa dimostrata e l’ospitalità del padrone di casa, Berlusconi, che almeno in questa occasione ci ha risparmiato da foto con le corna, battutacce e altri incidenti diplomatici a cui aveva ormai abituato l’opinione pubblica internazionale.

Ma la cifra di questo G8 sta innanzitutto in due aspetti: la leadership di Obama e del nuovo corso degli Stati Uniti, che ha impresso una svolta nell’approccio all’agenda in discussione, e la consapevolezza del limite assunto da un vertice sempre meno rappresentativo dei veri protagonisti in campo a livello globale tanto da affermare la necessità di un suo superamento in direzione di un G14 e soprattutto del G20, con il coinvolgimento dei principali Paesi emergenti e delle aree più critiche del pianeta.

Per la prima volta da molti anni, infatti, gli Stati Uniti hanno assunto le priorità del cambiamento climatico, della lotta alla fame e del disarmo nucleare come proprie responsabilità ed hanno spinto verso soluzioni positive, invece che frenare o porre veti. Ed è anche grazie a questo che si è posto il limite del contenimento entro i due gradi centigradi di aumento della temperatura globale, l’obiettivo della riduzione dell’80%, entro il 2050, dei gas serra da parte dei paesi industrializzati e un invito agli altri paesi di ridurre le loro emissioni del 50% nello stesso periodo, così come lo stanziamento di venti miliardi di dollari per la lotta alla fame nei prossimi tre anni.

Per il resto l’esito di questo vertice è stato bene riassunto dal commento della Coalizione italiana contro la povertà, che raduna più di 70 organizzazioni, associazioni, sindacati e movimenti della società civile italiana e internazionale: «I contenuti della dichiarazione sullo sviluppo e sull’Africa sono gli stessi che abbiamo già sentito a Gleneagles e nei precedenti vertici. E mentre i leader ci fanno vivere un deja vu, nel frattempo la situazione globale è nettamente peggiorata. Le persone che soffrono la fame sono più di un miliardo, l’Africa continua a restare un continente alla deriva. Ma ciò che scandalizza è che questo testo ignora una crisi finanziaria senza precedenti che ha gravissime ripercussioni sui paesi più poveri».

Lo stesso Ban Ki-Moon, segretario generale dell’ONU, ha considerato invece il compromesso sul clima insufficiente rispetto alle necessità ed all’urgenza.

L’Italia, infine, è andata a rimorchio limitandosi all’impegno a saldare il debito di 130 milioni di dollari accumulato nei confronti del Fondo globale per la lotta all’Aids, alla tubercolosi e alla malaria entro l’anno mentre resta lontanissimo l’obiettivo dello 0,7% del Pil da destinare ai Paesi in via di sviluppo, visti i continui tagli alla cooperazione internazionale operati da Tremonti.

Non è mancata, anche se largamente sottovalutata, la mobilitazione pacifica ed articolata, a l’Aquila e in tante altre città, sui temi del G8, nonostante il tentativo di alzare la tensione da parte del governo con i 21 arresti nei confronti di studenti dell’Onda alla vigilia del vertice. Quello che è mancato, invece, è stato il cortocircuito tra quel movimento e le sue istanze, le proposte ed i temi che Ong e associazioni hanno lanciato e le forze dell’opposizione, rispettose della “tregua” richiesta da Napolitano rispetto alle polemiche sul presidente del consiglio e la sua condotta morale, ma purtroppo mute e assenti sui contenuti del G8 e sulle sfide che la globalizzazione propone.

* Sinistra Democratica

Nuccio Iovene *

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