[06/07/2009] Energia

Obama a Mosca sulla corda tesa dell’eredità nucleare tra Usa ed Urss

LIVORNO. Il presidente americano Barack Obama è arrivato a Mosca per incontrare il suo collega russo Vladimi Medvedev ed ha subito detto che Usa e Russia «Perverranno a registrare buoni risultati e dei progressi su un largo spettro di questioni: la sicurezza economica, l’energia e l´ambiente, ci sono molti più punti comuni tra gli Stati Uniti e la Russia che divergenze. Se noi sviluppiamo degli sforzi e lavoriamo con ardore in questi prossimi giorni, penso che raggiungeremo dei buoni risultati e dei progressi».

I due presidenti delle ex potenze che si divisero il mondo ai tempi della guerra fredda sono oggi soprattutto impegnati a mitigare quello che rimane il suo strascico più pericoloso: le armi nucleari. E Obama ha fatto subito capire che per lui quella fase è passata con un salto in un remoto passato quando l’Urss e gli Usa si unirono per salvare il mondo dal nazi-fascismo: Obama ha subito deposto una corona di fiori sulla tomba del milite ignoto ai piedi delle mura del Kremlino rendendo omaggio sia a quella che i Russi chiamano Grande Guerra Patriottica che ai soldati comunisti dell’Armata Rossa che per primi innalzarono la bandiera con la falce e martello dell’Urss a Berlino e che per primi entrarono attoniti nei campi di sterminio nazisti.

Un gesto che è anche il riconoscimento del ruolo della Russia nel mondo e un segnale di pacificazione forte. Il contrario di quello che, con uno stuolo di fotografi al seguito, ha voluto fare ieri il russo Medvedev esibendosi in una visita ai bacini navali di Sevmach ed al sottomarino nucleare lanciamissili (Snle) Yuri Dolgorouki che sarà dotato dei nuovi missili navali Bulava.

Una scelta anche questa simbolica alla vigilia di un incontro nel quale il disarmo nucleare è al centro, un’esibizione di potenza che rischia di tradursi in debolezza. Non a caso., anche qui il presidente russo ha fatto un passo indietro nel passato sovietico, quando nel 1939 Stalin decise di costruire nella regione di Arkhangelsk una base “segreta” per costruire la potenza sovietica sugli oceani e dalla quale dopo sono uscite 40 navi da guerra e 163 sottomarini, 128 dei quali a propulsione nucleare che ora sono diventati un bel guaio fatto di abbandono ed obsolescenza e una nuova moderna minaccia agli equilibri planetari.

Probabilmente l’esibizione di muscoli nucleari davanti a telecamere e fotografi é molto a fine interno, per non dar l’impressione di un cedimento russo alle pressioni obamiane. La Russia e gli Usa sono più vicini che mai ad un accordo vero che fissi le basi per un nuovo Trattato sugli armamenti strategici offensivi (Start) che sostituisce quello che terminerà il 5 dicembre 2009 e firmato nel 1991.

Il trattato impegna quelle che prima erano le due superpotenze del campo capitalista e comunista (e che hanno ancora il 90% delle armi nucleari del mondo) a limitare a 6.000 le ogive nucleari ed a 1.600 i loro vettori (quanto basterebbe a far fuori 5 pianeti come la terra) e ad ispezioni reciproche dei siti di stoccaggio e distruzione degli armamenti, a scambi di informazioni e alla distruzione delle armi obsolete.

Nel 2002, ad Unione Sovietica ormai morta e sepolta, e con un rapporto di forza ormai completamente sbilanciato verso gli Usa, venne firmato un trattato supplementare per la riduzione del potenziale strategico offensivo (Sort) che limitava le cariche nucleari a 1.700 - 2.200 per ognuno dei due Paesi, un trattato che scadrà nel 2012.

Intanto, mentre Medvedev va a vedere i progressi dei suoi nuovi sottomarini atomici, gli Usa e la comunità internazionale si sono caricati di gran parte del peso della dismissione del pericolosissimo nucleare militare russo e del suo uranio che va a finire nelle centrali nucleari occidentali.

Fonti russe assicurano che per quanto riguarda il nuovo Trattato «La concertazione del testo é allo stadio finale. Le consultazioni degli esperti dei due Paesi sul trattato Start si stanno chiudendo e speriamo che non prenderanno molto tempo».

Obama e Medvedev hanno pronto il testo che nelle grandi linee è già stato annunciato alla stampa. La firma degli accordi sul disarmo è uno dei punti centrali della visita del presidente Usa a Mosca e la Russia ha già annunciato nei giorni passati di essere pronta a ridurre il suo arsenale nucleare a 1.500 cariche. Rimane il problema dello scudo anti-missile voluto prima da Reagan e poi da Bush con chiari intenti anti-russi ma anche qui la sorprendente duttilità di Obama potrebbe trasformare la cosa in uno scudo comune, anche perché le perplessità (anche economiche) sull’intera operazione sono molte.

Ieri Medvedev ha concesso un’intervista a giornali italiani sottolineando una cosa ovvia: gli armamenti strategici offensive non esistono in maniera isolate, ma sono correlate con I missili che sono destinati ad intercettare. Una volta si chiamava equilibrio del terrore . Quindi la difesa antimissile non esisterebbe se non esistessero i missili. Lapalissiano, ma è anche vero che l’uovo nucleare è nato prima della gallina della proliferazione e che è arrivata l’ora per Washington e Mosca di chiudere l’enorme pollaio di bombe atomiche che hanno creato. Anche qui, su questa ennesima corda tesa da altri, vedremo le capacità di equilibrio del presidente Obama.

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