[06/07/2009] Acqua

Cina: alluvioni, ondate di caldo, cavallette e alghe

LIVORNO. La Cina ha annunciate di voler rivedere i suoi piani per la costruzione di nuove dighe. Infatti qualcosa non sta funzionando nelle promesse di Pechino di assicurare tranquillità, acqua ed energia elettrica sbarrando i fiumi del Paese.
Lo slancio prometeico dei Partito comunista cinese che aveva fatto i conti con la necessità di sfollare qualche milione di persone dalle loro terre, non li ha fatti con un nuovo protagonista e un indesiderato frutto dello sviluppo infinito: il cambiamento climatico.

La Cina proprio in queste ore è colpita da piogge torrenziali ed inondazione che hanno fatto almeno 75 morti, 13 dispersi e più di 938.000 senza tetto, distruggendo case, scuole, raccolti agricoli ed interrompendo l’elettricità nelle province di Hunan, nel centro-sud, e nelle province orientali del Fujian e del Jiangxi. Nel sud-est è stata pesantemente colpita la regione autonoma dello Zhuang del Guangxi.

Il governo cinese spiega che «Circa 40 milioni di abitanti sono stati colpiti dalle tempeste e dalle inondazioni. Circa 101.000 case sono state sommerse nelle inondazioni, causando una perdita economica di 13 miliardi di yuan», circa 1,9 miliardi di dollari. Il governo ha stanziato per l’ennesima volta 126 milioni de yuan (circa 18,4 milioni di dollari) per i primi soccorsi.

Le inondazioni catastrofiche e i diluvi si susseguono in Cina e a poco serve un servizio meteorologico che costa ogni anno in aggiornamenti 4 miliardi di yuan (588 milioni di dollari), il problema è che mancano specialisti in un Paese così vasto che sta diventando sempre più fragile anche a causa di scelte infrastrutturali tanto gigantesche quanto sbagliate.

Mentre in gran parte della Cina piove a catinelle, la capitale Pechino e le province del nord stanno affrontando uno prolungata ondata di calore con temperature intorno ai 35 gradi che durano da 10 giorni e che non sembrano destinate a finire molto presto. Quest’anno Pechino ha conosciuto il giugno più caldo da 40 anni, con temperature massime di 39,6 gradi, il precedente record del 1972 era di 39,2 gradi.

Ma a star peggio di tutti è la Mongolia interna, la regione più estesa della Cina, dove la siccità ha innescato un’invasione di cavallette che hanno cominciato a divorare una buona parte dei 3,7 milioni di ettari di praterie e 1,45 milioni di ettari di terre coltivate. L’invasione delle cavallette non sembra essere arginabile con i mezzi messi in campo dal governo autonomo.

A causa della siccità, nel Gansu, sono senza acqua 230.000 persone, mentre, molto più a sud, nel distretto di Hefeng, 10.000 persone sono state evacuate a causa dello straripamento di una diga e su Shanghai, Chongqing e lo Yunnan si è scatenato il diluvio, la provincia del Liaoning è stata devastate dalla grandine.

Il ministero dell’ambiente cinese ha lanciato l’allarme contro la proliferazione di alghe blu nel lago di Chaohu, il quinto più grande del Paese, nella provincia orientale dell´Anhui a causa di forti concentrazioni di fosforo e azoto associate agli aumenti della temperatura (oltre i 37 gradi) ed alla mancanza di vento. 30 km2 di lago sono già coperti dalle alghe e si teme che si ripeta il fenomeno dello scorso anno quando le alghe blu invasero 110 dei 700 km2 della superficie del lago, mettendo in crisi l’approvvigionamento idrico dell’intera provincia e l’intero ecosistema lacustre, con vere e proprie stragi di pesci.

Qui gli effetti del cambiamento climatico sono acuiti dagli sversamenti di reflui industriali della città di Hefei: 21 milioni di tonnellate nel 2008, un calo del 70% rispetto al 2005, dopo che gli impianti di distribuzione dell’acqua furono chiusi proprio a causa di una enorme proliferazione d’alghe. Ora si sta provando con la lotta biologica: sono stati liberati nel lago milioni di pesci che si cibano di alghe, nella speranza che risolvano un problema creato dall’uomo con l’inquinamento.

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