[03/07/2009] Comunicati

Una rete di magistrati contro l´inquinamento da idrocarburi

LIVORNO. Come rafforzare la cooperazione tra gli Stati “rivieraschi” del Mediterraneo per affrontare l’inquinamento marino da idrocarburi delle navi? Non solo con lo scambio di informazioni e di esperienze, ma anche attraverso l’istituzione di una rete di magistrati nella regione mediterranea. Una trentina di magistrati di nove Paesi (Algeria, Egitto, Francia, Italia, Libano, Malta, Marocco, Spagna e Tunisia) insieme ai rappresentanti del Rempec, (il Centro regionale mediterra­neo per gli interventi urgenti contro l´inquinamento marittimo, che ha la propria sede a Malta) hanno dato vita all’ idea di una Rete di Procuratori contro l’inquinamento nel Mediterraneo - sul modello di quella che già vigila sulla salute del Mare del Nord – e a un prototipo di verbale per contestare le infrazioni.

Lo hanno fatto a Marsiglia, l’altro mese, in sede del “seminario sulla legislazione ambientale nel Mediterraneo - Rete dei procuratori”, organizzato dal ministero francese della Giustizia, con il sostegno della Banca mondiale e del Idlo (International Development Law Organization) a Marsiglia (tenutosi lo scorso mese).

Dal seminario sono emerse le molte lacune in campo giuridico, la mancanza di competenze e di risorse umane, la mancanza di mezzi operativi e di coordinamento delle istituzioni nazionali. Per questo i partecipanti hanno individuato una serie di “passaggi di lavoro” per raggiungere tale cooperazione: formazione e organizzazione di corsi di formazione, cooperazione operativa per migliorare l’efficienza dell’indagini e delle azioni penali e per facilitare l´armonizzazione delle sanzioni.

Le prossime “mosse” sono ora nelle mani dei governi degli Stati costieri del Mediterraneo (che sono tenuti ad approvare le conclusioni del Seminario e di designare un Punto focale nazionale). Una riunione dovrebbe essere organizzata nel corso del primo semestre del 2010, al fine di fare il punto della situazione e sviluppare ulteriormente le azioni.

Sul mare mediterraneo transita il 28% del traffico mondiale di idrocarburi e questo provoca rilasci di residui di idrocarburi in mare. A ciò si aggiunge l’inquinamento cronico causato dal lavaggio delle cisterne, dallo smaltimento delle sentine e altri residui oleosi, che è almeno tre volte più pericoloso di quello rappresentato dalle maree nere causate dagli incidenti. A questo bisogna poi sommare gli effetti dei rifiuti e di altri inquinanti. Risultato: il Mediterraneo è il mare più inquinato da idrocarburi del mondo, con oltre 400.000 tonnellate ogni anno; circa il 15% degli smaltimenti di idrocarburi del pianeta.

Dal punto di vista “giuridico” e per fronteggiare il problema la Comunità europea ha varato un quadro normativo contro tale tipo di inquinamento (presentando anche una nuova proposta per rafforzare la legislazione comunitaria in vigore relativamente alle sanzioni contro i responsabili dell’inquinamento provocato dalle navi) e l’Italia ha elaborato il decreto legislativo (nel 2007) che vieta e sanziona penalmente lo scarico in mare di idrocarburi e di sostanze nocive al fine di aumentare la sicurezza marittima e di migliorare la protezione dell’inquinamento provocato dalle navi.

Il decreto recepisce la direttiva comunitaria 2005/35/Ce relativa all’inquinamento provocato dalle navi e l’introduzione di sanzioni per violazioni ed è stato predisposto in base alla delega prevista dalla legge comunitaria 2006 (la legge tramite la quale lo stato italiano adempie agli obblighi derivanti dall’appartenenza alla comunità europea).

La normativa, dunque esiste, il problema rimane quanto effettivamente viene applicata: se i controlli vengono effettuati, se esistono i mezzi per fronteggiare tali comportamenti illeciti. Proprio a questo mira l´iniziativa dei magistrati, fare in modo che le leggi vengano applicate in maniera omogenea e che alle infrazioni seguano sanzioni commisurate. In una la certezza del diritto e della pena in tutto il Mediterraneo. Non sarà sufficiente a risolvere il problema dell´inquinamento, ma un contributo lo potrà senz´altro dare.

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