[01/07/2009] Parchi

Ogni 30 minuti sparisce una prateria di “posidonia” grande quanto un campo di calcio

LIVORNO. Uno studio di ricercatori dell’università del Maryland Proceedings of the National Academy of Sciences mette in evidenza che lo sviluppo costiero e la diminuzione della qualità delle acque sono una minaccia per le praterie di fanerogame marine in tutto il mondo, la più conosciuta delle quali è la posidonia del Mediterraneo. La ricerca è stata finanziata dal National center for ecological analysis and synthesis di Santa Barbara, California, e dalla National science foundation Usa.

Secondo il rapporto il 58% delle praterie sottomarine costiere di tutto il pianeta è in declino, un bel problema visto che questi preziosi habitat forniscono cibo e rifugio ad innumerevoli specie viventi e riducono l’impatto dell’inquinamento da sedimenti e sostanze nutritive. Secondo i ricercatori la diminuzione sarebbe impressionante: dal 1990 c’è stata una perdita del 7% all´anno di praterie di fanerogame marine (nel 1940 era solo l’1%) con i maggiori impatti addebitabili ai dragaggi ed allo sviluppo costiero ed alla riduzione della qualità delle acque. Il dato del declino delle praterie di piante marine è simile a quello molto più noto delle barriere coralline e delle foreste pluviali.

Secondo Robert Orth del Virginia institute of marine science del College of William and Mary, spiega che «Con la perdita di ogni prateria perdiamo anche servizi ecosistemici che forniscono un ´nursery habitat´ a pesci, crostacei e molluschi. Le conseguenze di queste continue perdite si estendono anche al di fuori delle aree dove crescono le praterie sottomarine, in quanto queste esportano energia sotto forma di biomassa e animali in altri ecosistemi, incluse le paludi e le barriere coralline».

Uno degli autori dello studio, William Dennison del Center for environmental science dell´università del Maryland, sottolinea che «La combinazione della crescita dei centri urbani, delle coste artificialmente indurite e del declino delle risorse naturali ha rotto l’equilibrio degli ecosistemi costieri. Globalmente ogni trenta minuti perdiamo una prateria di piante marine della dimensione di un campo di calcio».

Un altro ricercatore, Tim Carruthers, spiega che «Con il 45% della popolazione mondiale che vive sul 5% delle terre emerse adiacenti alle coste la pressione sulle restanti praterie di posidonie è estremamente forte. E quanto più le persone si spostano verso le regioni costiere, tanto più le condizioni possono peggiorare per le praterie che restano».

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