[01/07/2009] Energia

Prosegue l´iter del Disegno di legge Sviluppo al sapor di nucleare...

LIVORNO. Il Disegno di legge Sviluppo ha superato stamani lo scoglio della Camera e andrà adesso al Senato per la quarta lettura, dato che vi sono state apportate modifiche. Il disegno di legge contiene, assieme ad altri provvedimenti per le imprese, un pacchetto di norme in materia di energia comprese quelle necessarie al rilancio del nucleare nel nostro Paese. Un pacchetto di norme in materia di energia «per porre rimedio agli storici squilibri ed ai ritardi del nostro Paese:- sta scritto nella nota di via XXIV aprile- dagli interventi di semplificazione delle procedure e di potenziamento delle infrastrutture energetiche, allo sviluppo delle fonti rinnovabili e alla promozione dell’efficienza energetica, fino al rilancio dell’opzione nucleare». Per rispettare quel mix cui ormai in molti fanno riferimento e che comprende tutto: fonti fossili, nucleare e anche , naturalmente energie rinnovabili.

Un po’ come la Cina che oltre a investire su tutto, compreso il nucleare, ora ha deciso di aumentare fortemente la sua produzione di energie rinnovabili e punta decisamente sull’eolico. Secondo l’agenzia ufficiale Xinhua, «La Cina progetta dio costruire, entro il 2020, sette centri di produzione di energia eolica, ognuno dei quali possiederà una capacità minima di 10 gigawatts (GW)». I 7 grandi impianti eolici sorgeranno a Jiuquan, nella provincia del Gansu, ad Hami nella regione autonoma dello Xinjiang, nella provincia dell’Hebei, nell’area occidentale della provincia di Jilin, nel territorio occidentale della regione autonoma della Mongolia Interna, nella provincia di Jiangsu. Una disposizione delle nuove centrali eoliche che tenta di sfruttare le maggiori risorse eoliche che in Cina sono reperibili soprattutto nelle regioni del nord ed in quelle costiere.

Il vice presidente dell’associazione per l’energia eolica della Cina, Shi Pengfei, ha spiegato a China Daily che «Una volta terminata la loro costruzione nel 2020, queste basi avranno una capacità cumulata di circa 120 GW. A quella data, la capacità produttiva di elettricità del Paese raggiungerà i 1.500 GW». Secondo Shi il costo totale di costruzione di questi impianti eolici dovrebbe essere intorno ai 1.000 miliardi di yuan (un po’ meno di 100 miliardi di euro).

Anche l’Europa sta lavorando sull’energia eolica e secondo La Commissione europea, questa fonte di produzione potrà coprire il 12% del fabbisogno dei paesi membri entro il 2020, contro l’attuale 4% e per raggiungere quell’obiettivo l’Unione europea conta soprattutto sullo sviluppo di campi eolici nel nord Europa, cui ha destinato più di 500 milioni di euro.

La scelta nel nord Europa è quella di realizzare parchi eolici off-shore, per evitare il grande dispendio di territorio e per non incorrere in problemi di impatto sul paesaggio. Inoltre in mare il vento soffia con maggiore regolarità , permettendo un maggiore rendimento. Anche se la tecnologia è ancora al debutto e, per gli alti costi che ancora richiede, l’energia elettrica prodotta non è economicamente competitiva rispetto alle altre fonti.

L’installazione di pale eoliche in mare presenta infatti notevoli difficoltà e alcuni problemi da risolvere: bisogna trasportare blocchi che possono pesare più di 1400 tonnellate per fare il basamento e fissarli tra 20 e 40 metri di profondità. E le pale, che hanno un’altezza tra gli 80 e 120 metri, che devono essere resistenti all’effetto del salmastro, devono essere issate tramite gru poste su navi appoggio.

C’è poi il problema del trasporto dell’elettricità via cavo per la distribuzione. Ma approfittando delle politiche messe in atto da alcuni paesi che l’hanno posta come priorità (come la Danimarca, la Germania o il Regno Unito)e dei finanziamenti in campo, alcuni grandi gruppi energetici come la tedesca Eon, si sono lanciati in questo settore.

Per il momento solo nove paesi al mondo, tutti europei, hanno parchi off-shore in attività, per un totale di 1500 MW di potenza, che potrà diventare, secondo Eon che più ha investito in questo settore, tra 28 e 35 GW nel 2020. Un settore che potrebbe quindi trovare un notevole sviluppo e in cui gli investimenti in nuove tecnologie potrebbe dare una mano a risolvere i problemi ancora presenti.

Del resto l’energia eolica è senza dubbio una fonte molto importante da computare nel mix energetico assieme al fotovoltaico e con un forte investimento nell’efficienza e nel risparmio dare una risposta concreta all’energia del futuro. In cui a fianco ai grandi parchi energetici si deve sommare il ricorso ad una maggiore diffusione dell’energia distribuita, in cui soprattutto il fotovoltaico sta dando risultati assolutamente interessanti.

Anche in Italia, dove gli incentivi concessi , più alti che in altri paesi europei, hanno contribuito a dare una svolta allo sviluppo di questa fonte rinnovabile, anche se considerata ancora “irrisoria” come contributo al fabbisogno di energia elettrica nel nostro paese. Come osserva oggi il presidente del Gse, Carlo Andrea Bollino, in una intervista sull’inserto Centro Nord del quotidiano di Confindustria: «Se anche si raggiungessero gli 8500 Mw previsti dall’accordo sul pacchetto clima ed energia fissato dall’Unione europea, il fotovoltaico andrebbe a coprire il 3% del fabbisogno energetico nazionale. La percentuale è destinata comunque a crescere. Certo non possiamo pensare che quella fotovoltaica possa essere un’energia alternativa, ma nel nostro mix senz’altro è destinata ad essere complementare ad altri fonti come quelle fossili e nucleare».

Senza dubbio sarebbe illusorio pensare di coprire il fabbisogno energetico solo con il fotovoltaico ed infatti la grande sfida sta proprio nello sviluppo dell’eolico, in particolare quello off-shore, che a parità di territorio occupato è in grado di sviluppare una capacità e una potenza diverse volte superiore.

Ma è anche un problema di approccio culturale, quello di continuare a pensare che le energie ottenute tramite le fonti rinnovabili non possano essere alternative alle fonti fossili e al nucleare, che ormai è divenuto una costante quando si parla di mix energetico. Senza dubbio è una rivoluzione e non potrà avvenire né in tempi brevi, né senza investimenti adeguati in politiche e risorse e nemmeno senza il ricorso all’utilizzo del gas nel periodo di transizione. Ma i paesi che vi hanno puntato e che vi si stanno indirizzando dimostrano che i numeri danno ragione a chi pensa che quello sia il futuro energetico cui tendere con risultati concreti sia in termini di lotta al riscaldamento climatico, che sappiamo essere un must e non una opzione, sia in termini di sviluppo economico ed occupazionale.

Torna all'archivio