[26/06/2009] Parchi

Perché la legge sui parchi è ferma ai box?

PISA. Dopo le ripetute partenze e i continui stop è giusto chiederci perché questa legge che dovrebbe rinnovarne e aggiornarne una che ha superato il decennio incontra tanti intoppi. Intoppi peraltro non sempre chiari perché il testo – anzi i testi - girano tra un ufficio e l’altro in maniera tutt’altro che trasparente.

Ora quando si tratta di leggi importanti – e questa lo è specie in un momento tanto delicato per i parchi - nessuno si scandalizza se vi sono aspetti controversi purché essi possano essere discussi non soltanto nelle segrete stanze dove dei tempi nessuno sembra preoccuparsi.

Cerchiamo allora di ricapitolare le cose almeno su qualche aspetto. E il primo riguarda il fatto che la legge sul governo del territorio del 2005 ai piani dei parchi a al loro ruolo aveva riservato un trattamento non generoso. Nonostante le importanti prestazioni specie dei parchi della Maremma e di San Rossore, infatti, la legge appannava non poco la loro ‘specialità’ che anche a giudizio dell’assessore all’ambiente dell’epoca era per molti versi venuta meno. E sbagliava alla grande!

Oggi la nuova legge deve ripristinare pienamente questo ruolo dei parchi regionali e dei loro piani specie dopo le penalizzazioni ulteriori inferte dal nuovo codice dei beni culturali e quelle che preannuncia Calderoli che i parchi regionali vuole semplicemente abrogarli. Di incertezze, esitazioni ed anche propositi fasulli su taluni di questi aspetti a partire dal nulla osta dei parchi sul paesaggio sappiamo che ve ne sono non poche - come abbiamo visto peraltro nel dibattito sul PIT e sui 38 ambiti paesaggistici- ma fare manfrine più degne di azzeccagarbugli che di legislatori accorti non renderà le cose più facili e soprattutto non migliori le conclusioni. Ecco perché bisogna discuterne in ‘pubblico’ e alla svelta.

Il presidente Martini (Nella foto)in un incontro con i rappresentanti degli enti locali toscani confermò che quella sui parchi era una legge che lui voleva approvare prima delle elezioni regionali. Ci contiamo e per questo vorremmo fare qualche altra osservazione di merito.

Prendiamo un aspetto tipicamente toscano; le ANPIL. L’esperienza è stata nel complesso positiva ma non molto tempo fa la vicenda di Monticchiello con la sua ANPIL mostruosa evidenziò chiaramente – anche se in troppi fecero finta di nulla - che ci sono anche cose che non vanno. Intanto perché gli errori vanno eliminati senza fare i furbi. Quella ANPIL non è un ANPIL e quindi va abrogata valutando semmai quale altra area protetta può prenderne il posto visto che si tratta di quasi 50.000 ettari. I medici pietosi non fanno buone leggi e le gestiscono peggio.

Ma a monte di questi pur importantissimi aspetti ed anche di quello riguardante un più incisivo ruolo delle province vi è quello relativo al ‘sistema’ regionale. I parchi e le aree protette devono sempre più operare come un ‘sistema’ e non semplicemente come un assemblaggio confuso e indistinto. Il che significa coinvolgere anche i parchi nazionali i cui piani del resto vengono non a caso approvati dalla regione e i siti comunitari.

Né dei primi né dei secondi vi è cenno nel testo in circolazione – anzi che non circola -. Per coinvolgere i parchi nazionali occorre prevedere una sede, un tavolo regionale non tecnico ( quello è previsto) ma istituzionale. Dei siti non si fa parola quando in regioni anche a noi vicine come l’Emilia giustamente essi sono inseriti a tutti gli effetti nella rete regionale delle aree protette.
Insomma l’impressione generale è che su questa legge si stiano scaricando una serie di difficoltà ed anche incertezze – non nuove - su cosa significa oggi governo del territorio visto il rilievo sempre maggiore che stanno assumendo oggi le vicende ambientali. Chi pretende che questa matassa ingarbugliata possa rientrare interamente nel PIT e nei 38 ambiti paesaggistici e nella rete regione, province e comuni poi batte il naso su temi la cui ‘adeguatezza’ – per usare un termine costituzionale - non è rinvenibile in quella scala. Riguarda ovviamente i parchi ma anche - non mi stancherò di sottolinearlo - anche i bacini che la legge delega ha sfigurato –Arno compreso-.Ora che la campagna elettorale è conclusa non sarebbe il caso di parlarne in sedi meno intime e riservate?

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