[25/06/2009] Parchi

Abbattimento dei maiali domestici inselvatichiti: necessaria adeguata motivazione del Comune

LIVORNO. La popolazione degli animali selvaggi rappresenta un problema da affrontare da parte dei comuni, ma la “caccia” ai maiali domestici inselvatichiti allo stato brado non rappresenta un metodo adeguato per contenere la specie soprattutto se l’autorizzazione all’abbattimento generalizzato – dato con ordinanza con tingibile e urgente del sindaco - non è supportata da adeguata motivazione ovverosia il paventato pericolo per l’incolumità pubblica. Lo afferma il Tribunale amministrativo della Sicilia (Tar). Con sentenza di questo mese, il collegio, infatti, annulla l’ordinanza del sindaco del Comune di Castelbuono che consente ai cittadini in possesso del porto d’armi di abbattere i maiali “inselvatichiti” presenti sul territorio comunale (fra l’altro, territorio compreso nel perimetro del Parco Regionale Naturale della Madonia) e l’immediata macellazione dei capi abbattuti.

Grazie alla facilità di adattamento dei maiali domestici inselvatichiti che riprendono in poche generazioni molti caratteri esteriori del cinghiale, il territorio di certi comuni è un ambiente ecologico ideale per la diffusione dei maiali. Questi animali, però, sono ritenuti delle presenze scomode, inopportune e dannose soprattutto per l’agricoltura. Comuni, Province e Regioni, ma anche enti parco si scatenano per la ricerca di un metodo per sbarazzarsi dei maiali inselvatichiti e molte amministrazioni si avvalgono di soluzioni violente.

Ne è esempio la scelta del sindaco siciliano che, appunto, autorizza all’abbattimento dei maiali, ma senza un’adeguata istruttoria e motivazione che possa legittimare l’adozione del l’ordinanza contingibile e urgente. L’ordinanza, infatti, fa generico riferimento a una presunta pericolosità “che alcune specie hanno manifestato direttamente, in diversi casi, aggredendo le persone”, senza dare concretamente conto di quanti e quali siano stati i casi di aggressione agli esseri umani nel corso degli ultimi anni e senza la previsione di un contingentamento numerico degli animali. Non è possibile sapere quanti siano gli esemplari della specie in questione e quale sia l’eventuale sovrannumero rispetto all’ottimale equilibrio ecologico.

Un simile provvedimento senza una adeguata motivazione potrebbe, fra l’altro, provocare “un grave vulnus” alla stessa preservazione della specie animale in questione nel Parco delle Madonie. Nello scenario giuridico esiste il regime di contenimento proprio delle specie selvatiche. Un contenimento però che deve attuarsi con metodi ecologici quale certamente non è la caccia o l’abbattimento “non programmato”. Secondo la legge infatti l’uccisione attraverso armi da fuoco è prevedibile, ma solo come soluzione finale o meglio quando i metodi ecologici siano stati accertati come inefficaci. Solo qualora l’Istituto nazionale per la fauna selvatica (Infs) verifichi la non efficacia di tali metodi di contenimento numerico, le Province – fra l’altro e non i Comuni - possono autorizzare piani di abbattimento.

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