[25/06/2009] Parchi

Il ministro Prestigiacomo vuol ‘rivisitare’ la legge sui parchi

PISA. In una a lettera a La Stampa il ministro dell´ambiente Stefania Prestigiacomo, stuzzicata dal presidente del Parco dell´Arcipelago Toscano Mario Tozzi che le aveva chiesto maggiore impegno per la tutela non solo della foca monaca avvistata al Giglio, ha voluto chiarire quali sono le intenzioni del suo ministero per il futuro dei nostri parchi terrestri e marini.

E siccome gli interventi del ministro e del ministero sul punto sono così rari, quasi sempre vaghi e ambigui, dobbiamo prenderne nota con attenzione.

Ed ecco la premessa; noi vogliamo «superare l’impostazione secondo cui le aree marine (come i parchi e le riserve del resto) devono essere negate alla fruizione pubblica. Le aree marine, per esempio, vanno aperte ai sub. Basta insomma con l’eco-ideologismo della terra e del mare tutelato perché vietato».

Di primo acchito uno si chiede a quando risale una simile affermazione e a quali parchi si riferisce. Si, perché in Italia e già molto prima che arrivassero con la legge 394 i nuovi parchi nazionali, quelli regionali dal Piemonte alla Sicilia, dalla Toscana alla Lombardia, dalle Marche e alla Liguria, dalla Liguria al Friuli, dal Ticino lombardo alla Maremma, da San Rossore al Conero, dall’Etna ai Colli Euganei, avevano istituito parchi e altre aree protette in cui la tutela non era incentrata sui ‘divieti’ ma sui piani in cui la ‘fruizione’ aveva ed ha un posto importantissimo.

E poiché il ministro dopo queste sorprendenti dichiarazioni aggiunge che intende ‘rivisitare la normativa nazionale sui parchi e le riserve per coinvolgere i privati nella valorizzazione di queste zone’ può non essere inutile ricordare al riguardo cosa prevede la legge. Il piano del parco infatti, deve stabilire i sistemi di accessibilità veicolari e pedonali, i sistemi di attrezzature e di servizi finalizzati alla gestione e fruizione sociale dell’area naturale protetta (quali musei, centri visite, uffici informativi, aree di campeggio, attività agrituristiche); gli indirizzi e criteri per gli interventi riguardanti la flora spontanea, la fauna selvatica e l’ambiente in genere.

Le sembrano cose volte a mettere solo divieti? E soprattutto ha idea di cosa ciò ha significato –specie nei parchi regionali- l’attuazione concreta di queste normative che da decenni guardano a quella ‘tutela attiva’ di cui al ministero non sembrano sapere molto se intendono ‘rivisitarla’ con queste motivazioni. Certo, il ministro vuole coinvolgere i privati sperando che le assicurino quelle risorse che lei dice di non avere.

Ma l’agriturismo, i campeggi, l’agricoltura biologica e di qualità, l’eco-turismo, i centri visita, i musei etc al ministero pensano che siano stati fatti senza i privati, senza coinvolgerli se i rappresentanti degli agricoltori –tanto per fare un esempio- in qualche regione sono stati inclusi persino negli enti di gestione?

Se invece per coinvolgimento dei privati il ministro intende qualcos’altro come era stato previsto per i musei, prima di avventurarsi in strade che in europa non ha imboccato e non intende imboccare nessuno, potrebbe sempre informarsi al ministero del suo collega Bondi (o leggere cosa scrive Settis) per rendersi conto che è meglio lasciar perdere perché di figuracce ne abbiamo già fatte fin troppe.

Ma visto che si vuol rivisitare la legge bisogna ricordare al ministro che la ‘rivisitazione’ -e per aspetti ben più importanti di quelli da Lei citati- è già avvenuta e sarebbe bene che se ne facesse carico. Da più di 10 anni l’assetto ministeriale è stato ‘abrogato’ e doveva essere riordinato. Ma nessuno ha provveduto in questi 12 anni.

E neppure la bozza che sta circolando sulla riforma del ministero risponde minimamente a quelle esigenze di riordino che pure sarebbero essenziali anche per evitare sortite spesso strampalate perché mostrano solo la non conoscenza della realtà.

Si dovrebbe inoltre valutare cosa implica la norma del nuovo codice dei beni culturali che ha sottratto la parte paesaggistica al piano del parco. Ma soprattutto cosa vuol rivisitare della legge quadro il ministro Prestigiacomo se finora non ha detto una parola sulla proposta del suo collega Calderoli di soppressione dei parchi regionali.

Altro che le amenità sui divieti, i sub e il coinvolgimento salvifico dei privati, qui si smantellerebbe una componente essenziale e ben funzionante di un sistema che tale ancora non è perché il ministero non ha mostrato alcuna vocazione per costruire politiche di ‘sistema’ che hanno nomi precisi; Santuario dei cetacei, Convenzione alpina, APE, piccole isole.

Pensa il ministro che basti dire che il piatto piange? E visto che il ministro incautamente cita Francia e Germania vada a vedere (magari in compagnia del federalista Calderoli) in che rapporto stanno quei ministeri con i loro parchi a cominciare proprio da quelli regionali. Dia un’occhiata alla rivista dei parchi francesi Parc e vedrà cosa significa fare una politica seria per i parchi. Da rivisitare qui c’è prima di tutto la politica del ministero e del governo.

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