[25/06/2009] Urbanistica

Aspettando Cipe e programma Infrastrutture, gli edili invocano le neglette (dal governo) piccole opere

LIVORNO. La crisi morde e il settore edile aspetta con il fiato sospeso la data di domani 25 giugno, in cui due riunioni importanti potranno garantire fiato alle imprese.
La riunione del Cipe e il Consiglio dei ministri, entrambi in programma domani, dovrebbero infatti dare il via libera il primo al pacchetto di ripartizione dei fondi per le infrastrutture, il secondo all’allegato infrastrutture del documento di programmazione economica e finanziaria che è in pratica il Programma di infrastrutture strategiche, messo a punto dal ministro Altero Matteoli e approvato dal Cipe il 6 marzo scorso.

Si tratta in generale di grandi opere comprese nel pacchetto delle prioritarie, che riguardano in gran parte il sud e la Sicilia in particolare, per i quali dovranno essere ripartiti 8 miliardi del fondo infrastrutture alimentato dai Fas (fondi sottoulizzati). Oltre ai fondi per i primi due contratti di programma nel settore aeroportuale (Pisa e Napoli), a 4,2 miliardi per parte del piano di ricostruzione in Abruzzo, un miliardo per l´edilizia scolastica e 800 milioni per un programma straordinario di piccole opere sul territorio.

«Su una spesa di circa 4 miliardi e 100 milioni di euro, la Sicilia – ha rivendicato con orgoglio l´isolano sottosegretario alle Infrastrutture e trasporti, Giuseppe Maria Reina - ne assomma una parte consistente, se teniamo conto del miliardo e 300 milioni per il Ponte sullo Stretto e dei 990 milioni che sono stati stanziati per l´Agrigento-Caltanissetta, la cui definizione è attesa dalle popolazioni interessate da circa 40 anni. Inoltre, su fondi regionali Fas, che si avvarranno anche della concorrenza del privato, e´ stato dato il via libera al progetto dell´Interporto di Termini Imerese per un valore di circa 80 milioni di euro».

«Altresì- ha continuato Reina- il pre-Cipe ha quantificato e definito le risorse occorrenti per tutta una serie di opere importanti e strategiche per la Sicilia» e «viene finanziato, grazie ad un nostro specifico impegno, nel quadro complessivo delle opere, il tratto ferroviario Siracusa-Ragusa-Gela per un valore di 183 milioni di euro».

Riparte quindi il treno delle grandi opere pubbliche, interpretato come motore per far ripartire l’economia in tempi di crisi.
«Se venerdì non venissero prese le decisioni che aspettiamo- dice il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti- la crisi nel settore dell’edilizia avrebbe in autunno un’accelerazione drammatica».

Ma a leggere bene quello che viene richiesto da Ance, ormai già da qualche mese, più che le grandi opere per far ripartire il comparto servirebbero piccole opere, quelle commissionate direttamente dagli enti locali, che dovrebbero semmai essere messi nelle condizione di poter far fronte a spese future e a saldare i debiti pregressi nel settore delle opere pubbliche.

Anche il piano casa, pensato come salvifico per il comparto edilizio, da solo non basta, a detta di Ance, a contenere le difficoltà del settore, anche per il fatto che le previsioni che fa l’associazione delle imprese edili sul contributo fornito è assai più prudente di quelle previste dal premier Berlusconi (75-150 miliardi) ma anche delle più contenute (42 miliardi tra il 2009 e il 2012) indicate dal Cresme.

Il centro studi di Ance stima un input sul mercato dato dal piano casa pari a non più del 2,4% che potrebbe arrivare all’8,5% se si partisse davvero su tutto il territorio nei tempi previsti, cosa che non sembra probabile dato che la scadenza per la presentazione dei Piani casa da parte delle Regioni fissata per il 30 giugno sarà rispettata si e no da 3 regioni su 20. Stessa prudenza anche sugli investimenti che non supereranno secondo l’Ance i 38-40 miliardi di euro.

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