[22/06/2009] Comunicati

Zoomafie italiane in crescita , la Lav presenta il rapporto 2009

ROMA. Con un convegno “Animali, legalità e sicurezza: lineamenti di politica criminale e strategie operative” tenutosi al Senato la Lega antivivisezione (Lav) ha celebrato i 10 anni del suo Osservatorio nazionale zoomafia che analizza lo sfruttamento criminale degli animali. Il convegno, al quale hanno partecipato magistrati e forze dell’ordine, è stata un’occasione di confronto per analizzare il bagaglio informativo sul fenomeno finora raccolto, le iniziative intraprese e individuare possibili percorsi di contrasto.

«Quando, nel 1999, le attività dell’Osservatorio sono iniziate, la realtà zoocriminale era molto diversa da quella odierna – ha spiegato Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio nazionale zoomafia ed autore del rapporto - I combattimenti tra cani e le altre attività illecite ad essi connesse rappresentavano la vera emergenza, mentre filoni come quelli della “Cupola del bestiame”, le illegalità nella pesca o l’uso intimidatorio di animali non erano ancora presi in esame. Nel corso degli anni, grazie al nostro lavoro, anche altri filoni della zoomafia come la macellazione clandestina, l’abigeato, le sofisticazioni alimentari, sono stati conosciuti e considerati anche in sede giudiziaria. Dal 1999 ad oggi sono oltre 100 le operazioni di polizia giudiziaria svolte in collaborazione, con l’ausilio e la partecipazione nostra che hanno portato alla denuncia di circa 80 persone e al sequestro di migliaia di animali. Numerose indagini hanno avuto inizio su impulso delle denunce dell’Osservatorio Zoomafia Lav. Diverse Procure e Tribunali si sono avvalsi della nostra consulenza. In almeno tre casi la Suprema Corte di Cassazione è intervenuta in merito a processi penali generati dalle nostre attività”.

Al Convegno è stata presentata la X edizione del Rapporto Zoomafia 2008. Le attività dove sembra concentrarsi l’attività delle zoomafie sono le corse clandestine di cavalli e le infiltrazioni criminali nel settore dell’ippica: «un “settore”, quello delle corse, che da solo produce un business stimato in circa 1 miliardo di euro – spiega la Lav - Nel 2008 il numero delle corse clandestine bloccate è raddoppiato: 16 rispetto alle 8 del 2007. Aumentato anche il numero delle persone denunciate, 296 rispetto alle 261 dell’anno precedente, e dei cavalli sequestrati: 147 rispetto ai 114 del 2007. 29 sono stati gli interventi delle forze dell’ordine, 1 maneggio, 23 stalle e oltre 1000 confezioni di farmaci e sostanze vietate sequestrati. I numeri diventano ancora più impressionanti se si prendono in considerazione i dati degli ultimi anni. In 11 anni, dal 1998 al 2008, sono state denunciate 2768 persone, sequestrati 851 cavalli e bloccate 75 corse clandestine. Cavalli costretti a correre su improvvisati e pericolosi circuiti stradali urbani, spesso all’imbrunire o di notte, drogati con stimolanti per aumentarne le prestazioni».

Il doping non riguarda solo le corse clandestine, ma interessa anche corse ufficiali: «ogni sei mesi circa, in Italia, vengono rese note vaste inchieste che coinvolgono il mondo dell’ippica. Denunce, perquisizioni, arresti e sequestri, ma alla fine poco o nulla cambia realmente. Dopo il fragore iniziale, però, l’interesse va scemando fino a un nuovo calo di attenzione che consente alle persone coinvolte, di tornare alle consuete attività, senza ulteriori clamori».

Il rapporto evidenzia un fenomeno crescente: «circa 500 mila cuccioli importati illegalmente ogni anno in Italia. Nel 2008 sono aumentati i sequestri e gli interventi delle forze di polizia. I confini tra commercio legale e traffico illegale sono labili e non solo perché il tragitto e la provenienza sono gli stessi, ma perché molte volte, dietro importazioni legali e autorizzate vengono celati, tra i meandri di documentazione, certificati e passaporti, animali clandestini. Gli animali, privi di certificati d’identificazione, ovvero scortati da false certificazioni che attestano trattamenti vaccinali e di profilassi mai eseguiti, sono poi rivenduti all’interno del territorio nazionale, con riverberi fiscali illeciti di non poco conto».

Stabile il business dei canili “lager” e quello dei sui randagi: «Tutti questi traffici garantiscono agli sfruttatori di questi animali introiti stimati intorno ai 500 milioni di euro l’anno». Non sembra calare il traffico illecito di fauna esotica protetta, circa un terzo di quello legale, «con un business quantificabile in circa 500 milioni di euro l’anno: avorio, pappagalli, falchi, camaleonti, tartarughe, un leone, ma anche conchiglie, coralli, caviale, zampe di elefante, coccodrilli imbalsamati e prodotti in pelle di animali protetti, come leopardi, lupi, varani, e lontre. Il bracconaggio con i reati relativi all’uso e detenzione di armi e munizioni conferma la sua pericolosità. La vendita di animali imbalsamati e il traffico di fauna per l’alimentazione umana, muovono un giro d’affari di circa 5 milioni di euro».

C’è poi la cosiddetta “Cupola del bestiame” che attua truffe ai danni dell’Ue e del fisco, traffico illegale di medicinali, furto di animali, falsificazione di documenti sanitari, finendo per diffondere malattie infettive con la commercializzazione di carni e derivati provenienti da animali malati. «Un business con un fatturato annuo di almeno 400 milioni di euro, la complicità di allevatori e venditori disonesti e veterinari collusi».
Accanto fiorisce l’abigeato, il furto di animali d’allevamento: in due anni sono spariti circa 200mila animali. La sofisticazioni alimentari nel 2008 ha prodotto tonnellate di alimenti di origine animale sequestrati.
«Non è da sottovalutare il pericolo delle infiltrazioni della criminalità organizzata nei diversi filoni del fenomeno – sottolinea la Lav - Pericolo che viene preso seriamente in considerazione anche nelle ultime relazioni della Dia e che investe tutti le filiere agroalimentari. Anche i nostri servizi di informazione e sicurezza hanno segnalato il problema».

In ripresa anche i combattimenti dei cani: «Se negli ultimi anni diversi segnali indicavano una rassicurante quiescenza del fenomeno, platealmente diminuito in tutto il Paese, a causa, riteniamo, dell’effetto preventivo della nuova normativa penale a tutela degli animali, negli ultimi mesi indicatori contrari, segnalazioni, ritrovamenti di cani morti, denunce, suscitano nuovamente attenzione».

Il saccheggio del mare muove 300 milioni di euro all’anno con il traffico di datteri di mare e di ricci e l’uso delle “spadare”. «Eliminare la pesca illegale in Italia non solo comporterebbe notevoli benefici ai pesci, ai mari e all’ambiente, ma sarebbe in grado anche di creare ben mille posti di lavoro in più. Anche per il pesce sono in agguato le sofisticazioni e le adulterazioni, come accertato nelle numerose operazioni di polizia giudiziaria. Sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel comparto della pesca e della vendita di pesce, si registrano diversi interventi della Dia».

Inoltre gli animali vengono usati anche come “armi”, come i cani utilizzati per commettere rapine, o altri animali morti usati per minacciare e spaventare. Nel 2008, rispetto all’anno precedente, i casi rilevati sono più che raddoppiati.

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