[22/06/2009] Aria

La semi-indipendenza della Groenlandia, tra orgoglio inuit, petrolio e scioglimento dei ghiacci

LIVORNO. Qualcuno ha parlato di indipendenza, ma in realtà la Groenlandia ha celebrato ieri il suo nuovo Statuto di autonomia allargata rispetto a quella già ottenuta nel 1979 e che alleggerisce ulteriormente il dominio che la piccola Danimarca esercita sulla più grande isola del mondo dal 1721.

Certo, l’indipendenza è ora più vicina, ma alla cerimonia tenutasi a di Nuuk (già Godthåb), la capitale della Groenlandia pavesata dalle bandiere bianche e rosse col sole della Groenlandia, la “madre patria” danese era presente in forze, a cominciare dalla famiglia reale.

Il capo del governo autonomo retto da una maggioranza di estrema sinistra, Kuupik Kleist, ha detto che questa giornata è «piena di speranza e di possibilità» e ha invitato tutti a «Lavorare duro per sviluppare le nostre capacità ed a soddisfare da noi stessi i nostri bisogni».

Infatti uno dei problemi degli inuit della Groenlandia è che il generoso (e interessato) assistenzialismo danese ha molto fiaccato la loro fierezza ed intraprendenza, anche se i costumi comunitari non sembrano affievoliti come dimostra la voglia di autonomia e la vittoria del partito etnico “comunista” alle ultime elezioni.

Kleist ha detto : «Con il 21 giugno 2009, iniziamo una nuova era nella Storia del nostro Paese. E’ come se ci fossimo risvegliati in un Paese coperto di neve fresca sulla quale poseremo le prime impronte per i nostri discendenti che seguiranno le nostre tracce»

Lo statuto di autonomia allargata è molto importante per una piccola società artica di 57.000 abitanti che vivono in pochi centri abitati su una gigantesca isola di 2,2 milioni di Km2 ai quali oggi vengono riconosciuti i diritti di nazione».

Va dato atto alla Danimarca di aver gestito bene e con grande civiltà almeno l’ultima fase di questa completa autonomia della Groenlandia, cosa che riconosce anche Kleist: «Altri Paesi hanno ottenuto l’autodéterminazione spesso facendo molti sacrifici. Ma la Groenlandia ci é arrivata con il dialogo, la mutua comprensione ed il rispetto reciproco con la metropoli danese».

L’autonomia allargata, arrivata dopo il referendum sull’autodeterminazione tenutosi nel novembre 2008, concede ai groenlandesi di utilizzare come lingua ufficiale il Kalaallisut (un idioma inuit) e affida loro i controllo di polizia, tribunali, istruzione pubblica.

Alla Groenlandia andranno soprattutto la maggior parte delle entrate provenienti dalle sue risorse naturali: petrolio, gas, oro, diamanti, molte delle quali ancora inaccessibili, sepolti sotto gli immensi ghiacciai che il global warming sta sciogliendo troppo rapidamente.

E gli inuit groenlandesi sono molto preoccupati per le ripercussioni del riscaldamento globale sul loro ambiente al quale restano strettamente legati e guardano sgomenti lo scioglimento dei ghiacci marini, l’inquinamento che raggiunge i poli ed intossica orsi e foche.

Anche per questo un altro settore in cui gli inuit vorranno contare è quello della pesca (o meglio dei suoi diritti) e probabilmente si andrà verso una maggiore tutela delle attività tradizionali di pesca e caccia.

Notizie forse non tutte buone per gli ambientalisti, visto che la Groenlandia sembra intenzionata ad appoggiare la ripresa della caccia alle balene, oltre le quote riservate per la caccia tradizionale, e ad aumentare le quote di caccia per le foche e gli altri mammiferi marini come i narvali e i beluga.

Ma la Groenlandia è troppo strategica, a nord di Canada ed Usa, a guardia del nuovo passaggio a nord-ovest che sta liberando il riscaldamento globale, nel centro della nuova battaglia per le risorse della piattaforma artica che ha rivitalizzato l’aggressivo orso russo, per lasciare che se ne occupino gli inuit un po’ troppo di sinistra: la sicurezza, le relazioni con l’estero e la moneta restano ancora in mano alla Danimarca.

La regina danese Margrethe (nella foto), vestita anche lei in abito tradizionale inuit, era a Nuuk insieme al primo ministro danese Lars Loekke Rasmussen per affidare il documento dell’autodeterminazione nelle mani del presidente del parlamento della Groenlandia, Josef Motzfeldt, ma anche per rimarcare che la Danimarca non intende lasciare questa isola artica del tesoro dopo essersi faticosamente insediata in quello che si credeva un inferno ghiacciato abitato da orsi polari ed “eschimesi” primitivi, da mangiatori di carne cruda di foche, che oggi lascia intravedere sotto i suoi ghiacci le materie prime e gli incubi climatici del futuro.

Torna all'archivio