[19/06/2009] Comunicati

Martini a greenreport: Serve una riconversione ecologica dell´economia in tutti i settori

FIRENZE. «Via via che entriamo nella crisi, ci si rende conto sempre di più di quanto essa sia dura. Ma questa consapevolezza non sembra sufficientemente diffusa: c’è anzi la speranza (o meglio l’illusione) di “scollinare” entro 6-12 mesi, e che poi inizi la discesa. E invece dopo lo scollinamento ci sarà ancora salita, magari meno ripida, ma salita»: con questa eloquente metafora ciclistica il presidente della regione Claudio Martini (foto) ha chiuso i lavori della presentazione del rapporto Irpet sulla situazione economica della Toscana, che presentiamo nell’altro articolo.

«C’è una tensione diffusa» - ha osservato Martini - «che sta arrivando a un livello di difficile governabilità. In passato avvenivano fasi di crisi anche pesanti, ma il ciclo era “brusca crisi/forte ripresa/brusca crisi” e così via. Ora è diventato “brusca crisi/brusca crisi/brusca crisi”. Lunedì rifinanzieremo il fondo per la liquidità (il Sole 24 Ore parla oggi di 11 milioni che si aggiungono ai 48 già stanziati, ma la copertura finanziaria effettiva suggerita dal quotidiano di Confinustria è di «diverse centinaia di milioni», nda), e dovrebbe essere sufficiente per rispondere a tutte le domande pervenute, naturalmente se esse sono in possesso dei necessari requisiti di attendibilità e sostenibilità economica».

Per «stimolare l’attrattività della Toscana e favorire l’internazionalizzazione», Martini ha indicato tre punti: «non bloccare ciò che è già deciso, appaltato e cantierato, e questo investe soprattutto quell’Alta velocità che per me è la “questione delle questioni”, e la vera chiave di volta sia per il sistema ferroviario, sia – in una logica integrata – per quello autostradale. Poi, come regione, abbiamo per primi in Italia approvato il piano sull’edilizia proposto dal Governo. E infine, serve un salto di qualità nell’internazionalizzazione: individuare nuovi mercati di sbocco, soprattutto in quei paesi la cui economia ha, pur nella crisi, ancora il “segno più”: l’ormai famoso “Bric” (Brasile, Russia, Cina e India), per esempio. E poi serve coordinamento, gioco di squadra».

Resta da vedere se e quanto, anche per Martini, la necessità di una riconversione ecologica dell’economia Toscana sia percepita come stringente, anche alla luce dell’intervento che l’assessore regionale all’Ambiente, Annarita Bramerini, ha pubblicato su greenreport il 16 giugno parlando di «dare “senso e verso” alla ricerca indirizzandola alla sostenibilità» e indicando le sue quattro priorità (superamento dicotomia ambiente/sviluppo, sostegno economia della conoscenza, flussi di energia e flussi di materia).

E’ utile capire cioè se, nel parere del Presidente, la green economy sia da considerarsi un volano fondamentale per affrontare e superare la crisi, o finanche l’unico praticabile, o se invece esso sia solo una delle componenti da stimolare, tra le diverse possibili. Ed è ciò che gli abbiamo chiesto in coda alla presentazione del rapporto Irpet.

Presidente Martini, è la green economy il vero driver per affrontare la crisi?
«La green economy è sicuramente “uno dei” driver per l’uscita dalla crisi, ma concepirla come “il” driver mi sembra esagerato, perchè esiste una possibilità di rilancio anche in altri settori. Se, invece, si intende per “green economy” una generale riconversione ecologica di vari settori, come la ricerca, il turismo, eccetera, allora il discorso è diverso».

E’ questione di intendersi sui termini, quindi. Almeno riguardo al senso di questa espressione “d’importazione”, che si intende riferita, appunto, proprio ad un generale processo di riconversione ecologica dell’intera economia...
«Ma si tende a concepire la green economy quasi esclusivamente come legata al risparmio energetico e alle energie rinnovabili. Ed è una visione riduttiva: se invece intendiamo un cambio di approccio in tutti i settori produttivi (anche il commercio e l’urbanistica, per esempio) le prospettive sono, come detto, ben diverse».

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