[19/06/2009] Parchi

Parchi toscani. Cia: «Non ci siamo, proposte di legge da rifare»

FIRENZE. L’Assessore alle Aree protette della Toscana, Marco Betti (Nella foto) ha presentato l’attesa proposta di legge “Norme in materia di aree naturali protette” che punta a riformare il sistema dei parchi toscani e che è stata recentemente discussa ad un tavolo con le associazioni degli agricoltori e quelle ambientaliste. Dal presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia) della Toscana, Giordano Pascucci, arriva oggi una stroncatura: «La montagna ha partorito il topolino. E’ passato quasi un anno dal primo annuncio, fatto al meeting di San Rossore lo scorso luglio ma nonostante il tempo impiegato, il risultato è largamente al di sotto delle aspettative».

Il Pdl illustrato da Betti non piace proprio alla Cia: «E’ una proposta di legge negativa in tutto e per tutto, che non innova il sistema dei parchi e delle aree protette, limitandosi ad istituzionalizzare organi ridondanti e laute indennità a chi vi partecipa. Oggi i parchi soffrono di “elefantiasi”. Troppi organi, procedure di pianificazione che durano anni, ed allo stesso tempo scarsa apertura al tessuto socio-economico del territorio. Come per le bonifiche anche in questo caso si ha paura a toccare equilibri consolidati e ci si accontenta di mettere “pezze” che non servono a nulla».

Marco Failoni, della presidenza regionale Cia, spiega che «Sulle bonifiche abbiamo avanzato concrete proposte di razionalizzazione dell’attuale caotico sistema: il nuovo testo dell’assessore Betti è peggiore del precedente. Sui parchi e le aree protette, chiediamo da anni di uscire dalla logica del “bunker”: la proposta di Legge presentata chiude ad ogni percorso di integrazione e partecipazione. La nostra proposta si basa su tre punti centrali: semplificazione; con un organo di gestione “monocratico” e procedure di pianificazione certe, partecipazione prevedendo strumenti di concertazione delle scelte; integrazione tra aree protette e gestione del territorio, ad esempio in materia di gestione della fauna. Ma temiamo che la disponibilità all’ascolto sia assai scarsa. Insomma, vogliamo riforme vere e non pasticci».

Secondo Pascucci «Piuttosto che approvare questa legge così com’è è meglio non approvare nessuna legge e rimanere con l’attuale. Noi confermiamo la nostra disponibilità costruttiva a lavorare su riforme innovative e serie. Abbiamo già inviato le nostre proposte all’Assessore e, secondo noi, ci sono ancora i tempi per approvare delle buone leggi sui parchi e sulle bonifiche in questa legislatura. Occorre solo un po’ di buona volontà e di disponibilità all’ascolto.

Quest’ultima posizione di Pascucci sembrerebbe essere condivisa dal Wwf che a quanto pare pensa che l’approvazione del Pdl di Betti peggiorerebbe la situazione attuale. Le critiche sono rivolte all’impianto generale della PdL che sarebbe scarsamente integrato e armonizzato con altri settori e politiche regionali sulla conservazione della natura, come rete Natura 2000, rete ecologica regionale, legge 56/2000, Sititi di interesse regionale, caccia.

Anche Legambiente Toscana, che si prepara ad una sfilza di osservazioni, non sembra affatto convinta dalla bozza presentata. Le critiche che circolano riguardano la mancanza di un vero e proprio sistema regionale delle aree protette che comprenda i parchi e le riserve nazionali anche se non di competenza diretta della regione ed alcune discrepanze rispetto alla legge nazionale sulle aree protette, in particolare per quel che riguarda le politiche di sistema come Appennino parco d’Europa (Ape).

Anche la nuova composizione dei consigli direttivi lascia perplessi, con una riduzione dei componenti che rischia di far diminuire la rappresentatività. «Si potrebbe – ci dice Matteo Tollini, responsabile parchi di Legambiente Toscana – ridurre o abolire le indennità e gettoni senza ridurre la rappresentatività. Comunque la proposta non è equilibrata: i rappresentanti delle università restano invariati a due, mentre quelli delle associazioni ambientaliste vengono dimezzati. Considerando che le Università costituiscono la totalità dei rappresentanti della commissione tecnica dei parchi, è opportuno ridurre ad uno la loro rappresentanza in favore delle associazioni ambientaliste o in alternativa delle associazioni degli agricoltori o del terzo settore».
Gli ambientalisti non sembrano convinti nemmeno della riforma proposta per le Aree naturali protette di interesse locale (Anpil) che potrebbe comportare non pochi problemi amministrativi e creare contrasti con l’attività venatoria. Ci si troverebbe però anche davanti a due tipologie e livelli di Anpil: quelle da istituire, dove sarebbe vietata la caccia, e quelle istituite, dove si dovrebbero concordare piani faunistici con le province.

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