[18/06/2009] Parchi

Rinviata l’approvazione del Piano del parco dell’Appennino Tosco-Emiliano

MASSA . Ieri il direttivo del parco nazionale dell’Appennino Tosco-emilano avrebbe dovuto approvare il Piano del parco ma il tutto è stato rimandato dopo che il rappresentante di Legambiente nel direttivo, Matteo Tollini, aveva annunciato che avrebbe disertato la seduta per protesta e aveva accompagnato la decisione con una lettera inviata anche alle regioni Toscana ed Emilia Romagna.

La lettera pone pesanti interrogativi e il direttivo, sembra anche su pressione della componente del Wwf e dei Verdi, ha rinviato tutto al 13 luglio, ma ha approvato un ordine del giorno che afferma che si «sta procedendo all’elaborazione ed adozione del Piano per il Parco nel rispetto delle leggi e della procedura prevista (a partire dall’indizione di una regolare selezione per l’incarico di consulenza professionale) e nel rispetto delle prerogative del consiglio direttivo».

L’odg spiega anche le tappe che hanno portato alla redazione del Piano e l’iter da seguire prima dell’approvazione definitiva. «Oggi - si legge nel documento - siamo dunque a circa un terzo di un percorso di pianificazione, che vuole fare fortemente leva sulle scelte già adottate e/o in corso di adozione da parte di comuni, comunità montane, province e regioni interessate, per consentire scorrimento e tempi accettabili nei decisivi passaggi successivi. Dunque il percorso di definizione di un piano è in pieno svolgimento ed è del tutto aperto nel merito. E’ nel metodo rispettoso delle prescrizioni di legge, salvo l’impossibilità oggettiva del contenimento dei tempi in quelli ristretti indicati nella Legge 394. Se c’è volontà di confronto, circa il merito del piano esistono tempi, spazi e procedure garantite dalla legge, nonché la netta volontà di una condivisione più larga possibile».

Legambiente spiega che la sua protesta «è indirizzata soprattutto alla pessima qualità e alle gravi e sistematiche carenze Il parco nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano è nato da poco ma sta già facendo passi falsi alla pessima qualità e alle gravi e sistematiche carenze del Piano. Gli elaborati del Piano sono stati fatti frettolosamente e, specialmente per il versante toscano e la Lunigiana, sono un vero e proprio colabrodo nei dati conoscitivi, ma soprattutto nel progetto di fruizione del Parco: mancanze che denunciano un’ignoranza del territorio che per un Parco è gravissimo, rischiando di inficiarne la sua azione. Tanto più grave per il fatto che sono state segnalate con decisione nelle riunioni di Direttivo, ma ignorate totalmente.

L’Ente Parco ha spinto e dato una fretta indebita perché ci fosse ugualmente l’approvazione del Direttivo e dopo ha portato di corsa il Piano alla Comunità di parco (l’assemblea degli Enti Locali del Parco) ottenendo un parere a 10 giorni dalla scadenza di molti membri dell’organismo per via delle elezioni amministrative: così i nuovi sindaci e amministratori si ritroveranno scelte non prese da loro».

Legambiente accusa il presidente Fausto Giovannelli di aver portato il Piano all’approvazione «senza che il Parco abbia ritenuto di consultare e condividere le scelte con il territorio, le categorie economiche e sociali, le associazioni, i cittadini che abitano e hanno attività o interessi nel Parco».

Per Tollini, che è anche responsabile parchi di Legambiente Toscana «E’ un grave passo falso dell’Ente Parco ignorare il territorio e approvare di fretta un Piano dirigistico concepito al chiuso di qualche stanza. Tanto più che presenta, specialmente in Lunigiana, carenze inaccettabili. Abbiamo chiesto al Presidente di ritornare sui suoi passi perché Legambiente i parchi non li intende così: devono invece essere espressione condivisa di chi abita e lavora nei territori interessati, altrimenti si rischia il fallimento».

Per l’esponente del Cigno verde «esistono problemi amministrativi che riguardano proprio il Piano del parco, che costituisce il principale strumento con il quale un Parco entra in rapporto con il territorio e imposta politiche territoriali e di sviluppo».

Nella sua lettera Tollini dice che «L’Ente parco ha condotto l’iter di formazione del Piano senza mai mettere in campo prima dell’approvazione un sistema di partecipazione e consultazione di nessun tipo di categorie sociali ed economiche, associative o di pubblico del territorio del Parco; mettendo il Direttivo di fronte a scelte sostanzialmente già compiute ed a tempi forzatamente contingentati e frettolosi che non hanno consentito una approfondita valutazione e conseguente modifica del Piano secondo gli standard minimi di qualità richiesti; richiedendo il parere di una Comunità di parco con molti membri in scadenza dopo 10 giorni, mettendo i nuovi Sindaci e la rinnovata Comunità di Parco di fronte a scelte compiute da un’altra compagine. Non risponde al vero quanto scritto sulla proposta di Delibera (allegata) che l’Ente Parco ha fatti propri gli esiti del workshop del 14.05.2009 in quanto nel successivo Direttivo del 21.05.2009 ci sono state numerose richieste di modifiche e l’astensione del rappresentante di Legambiente, proprio per le mancate modifiche richieste in sede di workshop (niente di questo è citato nella proposta di Delibera). Il Piano così licenziato sarebbe un documento del tutto inadeguato agli standard minimi di qualità, con sistematiche carenze conoscitive e di progetto soprattutto nel versante toscano e lunigianese del parco, tanto da far supporre che supererà difficilmente le verifiche regionali di competenza. L’approvazione richiesta il 17.06.2009 costituisce implicitamente riscontro amministrativo di un incarico professionale di circa Euro 98.000,00 che ha prodotto un documento carente e insufficiente. Conseguentemente si ritiene probabile che il Parco, per effettuare le necessarie future modifiche (sistematiche e sostanziali, non solo integrazioni), dovrà impegnarsi in altri incarichi professionale con ulteriori esborsi».

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