[18/06/2009] Energia

Steven Chu (Usa): «Soldi al nucleare? Prima all´efficienza energetica»

LIVORNO. Il Sole24Ore annuncia oggi con grande enfasi che “Obama sblocca il nucleare” dopo decenni di paralisi. Una paralisi che più che da intralci normativi era stata decretata dal mercato, che nonostante gli incentivi concessi dal presidente Bush non riteneva evidentemente vantaggioso investire su una tecnologia, che la gran parte degli analisti definisce più costosa ormai del gas e anche dell’eolico.

La stessa Energy Information administration, del Dipartimento per l’energia statunitense, ha recentemente confermato i dati dell’ultimo rapporto del Massachusetts Institute of Technology di Boston (Mit), evidenziando che i costi del nucleare sono cresciuti rispetto alle stime precedenti e sono sempre meno competitivi rispetto alle altre fonti energetiche, fossili e rinnovabili. La notizia pubblicata dal New Street Journal riporta che adesso l’amministrazione Obama, ha messo a disposizione 18,5 miliardi di dollari a garanzia dei prestiti che le aziende dovranno chiedere per realizzare nuovi reattori.

Ma se i fautori del rilancio del nucleare americano già si sfregano le mani, il segretario per l’energia Steven Chu (Nella foto), raffredda gli entusiasmi dichiarando che «l’amministrazione Obama desidera sostenere lo sviluppo di nuova generazione nucleare come via per ridurre le emissioni di anidride carbonica gli Stati Uniti, ma non a scapito dei programmi di efficienza energetica o dell’ implementazione dell´uso delle risorse rinnovabili, quali vento, solare o la biomasse». Quindi apertura sì, ma con riserva.

Lo stesso Chu ha annunciato che a maggio il dipartimento energia ha selezionato i quattro progetti che potranno condurre le trattative finali per arrivare ad un impegno per una garanzia di prestito, condizionale, ed ha aggiunto che la somma attualmente messa a disposizione «probabilmente non andrebbe oltre i quattro progetti».

Attualmente sono 18 i progetti per la costruzione di 28 nuovi reattori presentati, ma la commissione per la regolamentazione nucleare degli Stati Uniti, che ha lavorato con l´industria per valutare e approvare le nuove tecnologie per i reattori di nuova generazione, non sarà in grado di fornire le prime autorizzazioni prima del 2011. Dato che il programma per certificare il modello più avanzato presentato da Westinghouse, è slittato e ancora non è stato approvato il progetto EPR (come quello in costruzione in Finlandia) per il mercato americano.

Del resto l’amministrazione Obama non ha mai negato che, come ha ribadito anche in questi giorni il segretario Chu, «il nucleare fa parte di un portfolio molto grande di cui avremo bisogno per raggiungere i limiti delle emissioni di anidride carbonico» tant’è che sono stati concessi anche 9 miliardi di finanziamenti alla ricerca per la nuova generazione, ma l’impegno e gli investimenti messi per il nuovo modello energetico basato su efficienza e rinnovabili che Obama ha messo nello Stimulus act sono effettivamente di altro livello (sui 787 miliardi di dollari di manovra di rilancio della crescita, Washington ne stanzia 112 miliardi per l´ambiente, di cui gran parte destinati alla green energy)..

Tanto che sono molte le critiche che piovono addosso ad Obama, accusato anche di sostenere che il «nucleare va bene per il nemico ma non per gli Stati Uniti» riferendosi alle dichiarazioni del presidente che sosteneva che l’Iran ha il diritto di sviluppare il nucleare ad uso civile, rispettando le regole. sul sito renewamerica.us.

Pensare che il presidente Obama potesse condurre una battaglia contro il nucleare, ancorché molto suggestiva, è un’idea che peccherebbe di ingenuità, quando la parte opposta cerca di invece di accattivarsi le attenzioni dei fautori del nucleare, anche più di quanto facesse durante il mandato di Bush. Non è un caso che i repubblicani hanno presentato in questi giorni una nuova legge per l’energia (American Energy Act) che pone tra le priorità quella di fornire una via efficiente e veloce per consentire la realizzazione di nuovi reattori agevolando anche l’importazione di tecnologia.
Una misura questa che potrebbe avvantaggiare imprese non americane come la Edf che sta posizionandosi bene nella corsa al nucleare americano, grazie alla joint venture con la società statunitense Constallation energy, ma soprattutto grazie alla possibilità di investire per realizzare reattori in America con i fondi pubblici francesi, che potrebbero assicurare tra il 15 e il 20% del costo del progetto che come Unistar vorrebbero realizzare.

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