[17/06/2009] Aria

Basi militari Usa a rischio cambiamento climatico

LIVORNO. Il global warming minaccia anche il più potente esercito del mondo: importanti ed inespugnabili basi militari statunitensi potrebbero trovare nell’aumento del livello degli oceani causato dal cambiamento climatico un nemico inarrestabile che potrebbe costringerli ad una rovinosa ritirata e ad una costosissima resistenza.

Ma il riscaldamento globale potrebbe anche fomentare ulteriormente i sentimenti anti-americani delle popolazioni più colpite che spesso vivono in aree ad alto rischio politico.

A dirlo al recente meeting del Council on foreign relations Usa è stato il senatore democratico John Kerry, già candidato alle presidenziali Usa ed oggi presidente della Commissione esteri del Senato.

Secondo Kerry «Non esiste praticamente nessuno strumento della politica estera usa che non sia vulnerabile. Gli scienziati dicono che si alzerà il livello del mare a causa dello scioglimento dei ghiacciai e dei ghiacci in Groenlandia e in Antartide».

Tra le grandi basi militari Usa quella che potrebbe essere più colpita é Diego Garcia che occupa il più grande atollo del mondo, nelle isole Chagos, Territorio britannico dell’Oceano Indiano, dove gli Stati Uniti hanno uno dei centri nevralgici della loro strategia di controllo militare del pianeta, viso che da questo hub militare partono tutte le operazioni per il Medio Oriente.

L’altra base a rischio è quella meno misteriosa che vediamo spesso nei telefilm in divisa: Norfolk, in Virginia, la sede della flotta atlantica degli Stati Uniti.

Secondo Kerry i moli di Norfolk dovrebbero essere completamente ricostruiti con un innalzamento del livello del mare: «Il problema è superabile, ma potrebbe essere costoso e molto complicato».

Ma Kerry teme anche i riflessi politici dello scontro sulla road map verso Copenhagen e per gli impegni di riduzione delle emissioni per il post-Kyoto nel 2012.

La legge sul clima in discussione negli Usa concede ai Paesi in via di sviluppo tagli molto minori del 40% che loro pretenderebbero dall’America e sta montando un forte risentimento anti-occidentale, con gli americani e gli europei che vengono accusati di non voler saldare il loro debito storico per aver inquinato liberamente per due secoli, sviluppandosi ai danni del pianeta e rapinando gli altri Paesi.

Per Kerry «non era difficile capire che l´inerzia degli Stati Uniti sul cambiamento climatico avrebbe potuto cristallizzare il risentimento anti-americano. Questo sarà molto più probabile nei Paesi poveri dell’Asia del sud e dell’Africache sono anche i più vulnerabili ai cambiamenti climatici, alle ondate di calore ed alla siccità e che sono anche le nazioni meno meno capaci di fare qualcosa in merito al cambiamento climatico».

La siccità e la desertificazione prodotte dai cambiamenti climatici potrebbero colpire duramente l’Asia meridionale (come già stanno facendo in Pakistan, Iran ed Afghanistan) che già oggi Kerry chiama «the center of our terrorist threat».

Un pantano dove si sono accumulati sbagli geopolitici, velleitarismo neoconservatore, estremismo islamico e guerre che il global warming sta rimescolando insieme in una pozione sempre più velenosa.

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