[16/06/2009] Consumo

Greenpeace in difesa dell´ultimo polmone verde del pianeta

FIRENZE. Una dieta iperproteica, basata principalmente su proteine animali, non fa bene alla salute dei singoli consumatori come sostengono molti medici ed igienisti dell’alimentazione, ma non fa bene nemmeno alla collettività e alla salute del pianeta. Se per avere terreni a pascolo per alimentare immense mandrie si vanno ad “intaccare” illegalmente polmoni verdi come la Foresta Amazzonica la bilancia costi/benefici non può che essere in passivo. Notizie leggermente confortanti arrivano ora dal Brasile attraverso la voce di Greenpeace che da quelle parti ha lanciato l’inchiesta “Amazzonia che macello!” (di cui greenreport ha già dato notizia). L’International finance corporation (Ifc), l’istituzione del Gruppo Banca Mondiale a sostegno degli investimenti privati nei Paesi in Via di Sviluppo, ha cancellato il prestito di 90 milioni di dollari che era stato concesso al gigante della carne e della pelle brasiliana, Bertin.

Questo in seguito alla denuncia dell’associazione ambientalista che ha rivelato come il finanziamento del settore dell’allevamento bovino da parte del Ifc e del Presidente Lula, avvenuto attraverso la banca governativa per lo sviluppo economico (BNDES), abbia fatto sì che questo settore zootecnico diventasse la più importante causa della deforestazione dell’ultimo polmone del nostro Pianeta e una pericolosa fonte di emissioni di gas serra a livello globale. «Che la Banca Mondiale abbia cancellato il prestito è senz’altro una buona notizia – sottolinea Chiara Campione, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia – ma è scandaloso che dei prestiti per cifre così importanti siano stati concessi per foraggiare le attività di un’azienda che si è macchiata di gravissimi crimini ambientali.

Finanziando Bertin la Ifc si è resa corresponsabile della distruzione dell’Amazzonia: un rifugio per la biodiversità e una delle più importanti armi al mondo per combattere il cambiamento climatico». L’azienda Bertin non riceverà gli ultimi 30 milioni di dollari del finanziamento e dovrà restituire (cosa non semplice) i 60 milioni che ha già ricevuto. Greenpeace informa che la giustizia brasiliana, in seguito alla pubblicazione dell’inchiesta dell’associazione, ha aperto un´indagine su Bertin e si sta apprestando a richiedere all’azienda e agli allevamenti illegali che deforestano l’Amazzonia e riducono in condizione di schiavitù i lavoratori e le popolazioni indigene, un indennizzo milionario per danni ambientali. Anche la grande distribuzione è sotto l’occhio della magistratura e le principali catene di supermercati in Brasile, come Wal Mart, Pao de Azucar e Carrefour, hanno cancellato i propri contratti con Bertin in seguito ad una azione civile del Ministerio Publico Federal che ha imposto multe di circa 200 euro per ogni chilo di carne commercializzata proveniente dalla distruzione dell’Amazzonia.

Greenpeace guarda anche all’Italia e informa che i clienti di Bertin per la carne, come Kraft Foods Italia e per la pelle, come le concerie Rino Mastrotto, Gruppo Mastrotto e i produttori di divani Chateau d’Ax, non stanno prendendo posizione «rispetto ai loro rapporti commerciali con aziende colpevoli di crimini gravissimi come la deforestazione, il lavoro in condizione di schiavitù e il cambiamento climatico».

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