[16/06/2009] Energia

Nigeria, parte dal petrolio del Delta in fiamme la nuova guerra civile?

LIVORNO. Chi credeva che quella del Movement for the Emancipation of the Niger Delta (Mend) fosse una minaccia da spacconi disperati ha dovuto ricredersi: i ribelli del Delta del Niger hanno davvero dato il via ad una guerra contro le multinazionali petrolifere che dagli oleodotti in fiamme richia di arrivare fino alla capitale Abuja e di terremotare i già difficili equilibri di uno Stato percorso da fratture etniche e religiose inestricabili. La Guerra del petroli o “Uragano Piper Alpha”, come lo chiamano i guerriglieri, ha intanto spazzato via i proclami di rapida vittoria della task-force militare congiunta (Jtf) messa in campo dal governo nigeriano e le sicurezze delle compagnie petrolifere straniere di poter assestare un colpo mortale al Mend.

La Chevron Nigeria Limited sembra quella presa più di mira: il Mend ha incendiato 6 suoi impianti di pompaggio e nonostante la multinazionale non volesse ammetterlo i ribelli dicono che «L´installazione è attualmente in fiamme dopo essere stata invasa dai nostri combattenti». La Jtf ha inizialmente parlato di incendi causati da problemi tecnici smentendo ogni sabotaggio, ma solo due giorni dopo il Mend ha attaccato un oleodotto e un gasdotto della Chevron. La società ha nuovamente confermato non specificando la causa. I guerriglieri hanno spiegato che gli attacchi erano stati portati agli impianti di Makaraba-Jacket 5.

Solo ieri il Mend ha fatto esplodere una parte della stazione di pompaggio di Abiteye e in un comunicato stampa ha affermato che l’incendio che ne è seguito «sta consumando l’intero impianto». La Guerra si svolge nell’intrico di foresta ed acqua inquinata di petrolio del Delta, praticamente non vista da stampa e televisione ed ignorata quindi dal mondo, ma è già costata alla Chevron una riduzione di 100 000 barili al giorno della sua produzione nigeriana di greggio.

Ma anche le altre multinazionali petrolifere sono sotto tiro: la Shell, fresca di risarcimento per la morte dello scrittore ogoni Ken Saro-Wiwa, e la Total, così come l’Agip o le imprese nazionali nigeriane sono tutte bersagli possibili e in qualche caso già colpiti. Dopo i rapimenti di personale straniero sulle piattaforme offshore il Mend è passato direttamente ad assaltare le petroliere utilizzando le stesse tecniche dei pirati somali.

La mossa del governo nigeriano di salvare l’industria petrolifera annientando il Mend e facendo terra bruciata dei suoi santuari nelle paludi ha finito per mettere in mezzo la popolazione locale che davanti alle brutalità e agli attacchi indiscriminati della Jtf ha finito per appoggiare ancora di più la guerriglia del Mend e di altri gruppi armati.

La guerra lampo si sta rivelando una lunga battaglia nella fanghiglia sempre più intrisa di sangue e petrolio e 3 anni di conflitto a sempre più alta intensità sono costati alla Nigeria un calo della produzione di petrolio di oltre 1,7 milioni di barili al giorno, del quale i 130 milioni di abitanti del più popoloso Paese africano non hanno subito grandi ripercussioni, visto che le entrate finiscono troppo spesso nelle tasche di governanti avidi e nelle banche svizzere. Ma l’acuirsi del conflitto del petrolio si aggiunge ad una situazione economica e sociale già esplosiva con conseguenze che potrebbero essere disastrose per la tenuta e l’unità di questo o vero e proprio gigante africano.

Anche la recente condanna della Shell negli Usa a risarcire con 15,5 milioni di dollari le famiglie delle vittime assassinate nel 1995 dalla dittatura militare di Sani Abacha, invece di calmare gli animi ha confermato l’insostenibilità di una povertà diffusa e di un disastro ambientale senza speranza di fronte alle ricchezze petrolifere che lasciano il Paese senza accrescere di un centesimo il reddito della grande massa della popolazione.

Il Mend sembra voler cavalcare con i suoi barchini veloci e armati fino ai denti l’onda lunga di questa ribellione e portare così “l’uragano piper alpha” fino al cuore del regime nigeriano. Probabilmente le multinazionali petrolifere si stanno mordendo le mani per non aver preso troppo sul serio questa “banda di straccioni” ed aver finanziato il loro riarmo con il pagamento dei riscatti, ma soprattutto per aver dato retta al governo nigeriano che assicurava di poter schiacciare i guerriglieri come fastidiosi insetti.

Ora l’appello per l’indipendenza lanciato dal Mend alle popolazioni cristiane del Delta e l’invito ai molti immigrati nel nord musulmano della Nigeria a ritornare per unirsi alla lotta di liberazione del Delta del Niger suonano come una dichiarazione di guerra generalizzata, che riporta indietro ai lugubri fantasmi della guerra del Biafra, finita nei ventri gonfi di fame dei bambini e nell’inedia di un popolo.

Spetterà all’Unione africana cercare di evitare che una guerra civile-petrolifera devasti e sgretoli la federazione della Nigeria, ma per farlo dovranno tacere le armi, il petrolio dovrà restare almeno in parte nelle terre dalle quali viene oggi estratto ed ai popoli ai quali viene rapinato e il federalismo, l’autonomia e il buon governo in Nigeria dovranno cessare di essere solo parole.

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