[12/06/2009] Energia

In Sudan la prima fabbrica di etanolo dell’Africa

LIVORNO. Il Sudan ha inaugurato il primo impianto africano per la produzione di etanolo a partire dallo zucchero.
La televisione panaraba al-Arabiya ha detto che «La fabbrica, che è costata al Sudan 40 milioni di dollari, produrrà essenzialmente 65 milioni di litri di etanolo in due anni, quantità che dovrebbe superare i 200 milioni di litri nei due prossimi anni».

L’impianto, realizzato a 250 chilometri a sud di Khartum, nel White Nile State, è stato costruito dal gruppo brasilano Dedini e sarà gestito dalla impresa statale Kenana, che già produce zucchero e melassa utilizzando 100.000 acri di terreno.

Il Sudan punta a seguire proprio l’esempio del Brasile, il secondo maggior produttore mondiale di etanolo dopo gli Stati Uniti, e il più grande esportatore di biocarburanti.

Ma in Africa c’è già un esempio non proprio esaltante: Il Sudafrica ha dato inizio nel 2006 alla produzione di etanolo da mais, ma poi è stato costretto a ridurre drasticamente i suoi progetti a causa della crisi alimentare mondiale, quando si pensò che fosse meglio ri-utilizzare il mais come cibo.

Secondo fonti del governo sudanese «L’etanolo contribuirà fortemente all’economia nazionale, mettendo in sicurezza il bisogno crescente di energia del Sudan ed anche come prodotto di esportazione non petrolifero».

Il Sudan ha una difficilissima situazione interna, con il regime militare che si confronta con la guerriglia del Darfur e la nuovamente instabile situazione del Sud Sudan cristiano ed animista che vuole trasformare la sua forte autonomia, raggiunta dopo molti anni di guerra, in piena indipendenza, e il petrolio è da molto tempo la sua unica entrata di moneta straniera.

L’altalena dei prezzi del petrolio, che l’anno scorso provocarono nel Paese disordini collegati all’aumento dei costi del cibo, hanno convinto il governo di Khartum, consigliato dagli amici cinesi, a intraprendere una politica basata sulla diversificazione delle risorse e delle entrate economiche.

Inoltre il petrolio del nord del Sudan è accessibile e molte multinazionali non disdegnano di fare affari con Omar Hasan Ahmad al-Bashir, nonostante ci sia contro di lui un mandato di cattura della Corte di Giustizia dell’Aja per violazione dei diritti umani, nel sud ricco di petrolio il conflitto con gli autonomisti, diventato etnico-religioso, è nato soprattutto per il possesso delle risorse petrolifere, un tema intorno al quale la tensione è ancora molto alta.

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