[12/06/2009] Energia

Clienti cercansi per mini-reattori nucleari

LIVORNO. La statunitense Babcock & Wilcox Company (B&W) propone un reattore dieci volte più piccolo di quelli attualmente in funzione e, si dice, molto più conveniente, ma si lamenta perché «mancano ancora clienti interessati». La soluzione al riscaldamento globale dovrebbe essere quindi quella della produzione di energia decentrata ed in impianti di piccola taglia, come vorrebbero molti ambientalisti, ma qui non si parla di solare, eolico o biomasse, siamo al decentramento del nucleare!

Secondo chi le ha progettate «Queste centrali sono gli impianti più avanzati tecnologicamente mai concepiti, Con controlli computerizzati e reattori modulari che permettono dimensioni variabili degli impianti». Il tutto dovrebbe servire soprattutto ai Paesi in via di sviluppo ma nessuno di questi ha nemmeno telefonato per chiedere informazioni alla Babcock & Wilcox.

Secondo Edwin Lyman, dell’Union for concerned scientists, questo disinteresse qualche ragione ce l’ha: «Nel complesso, questa cosa è presentata in maniera sproporzionata. La realtà è che ci sono un certo numero di venditori che hanno proposto reattori di queste dimensioni, ma c’è stato un interesse pari a zero da parte delle aziende e del settore pubblico».

Il problema è che non si tratta di una pala eolica o di un impianto fotovoltaico: più il reattore è piccolo meno guadagno porta agli eventuali investitori che così non sono interessati a buttarsi in un’avventura che li costringerebbe comunque a garantire standard di sicurezza alti con introiti minori. Insomma non importa quanto la tecnologia del mini-reattore sia avanzata, è un impianto che non verrà probabilmente mai costruito, perché troppo piccolo per la lobby statal-privata del nucleare, non fornirà nessuna energia.

La B&W continua a pubblicizzare comunque il suo Advanced Light Water Reactor tutto made in North America che può produrre fino a 125 MW e garantisce «sicurezza delle prestazioni e funzionamento affidabile». Il reattore potrebbe avere un ciclo di funzionamento senza rifornimenti di 5 anni e potrebbe essere anche realizzata una struttura di stoccaggio «del combustibile previsto per i 60 anni di vita del reattore».

I reattori sono ad acqua leggera, hanno quindi bisogno di uranio arricchito per produrre energia, ognuno è leggermente più grande di quello di una portaerei nucleare della classe Nimitz (nella foto), e la Babcock e Willcox pensa di proporli per fornire energia elettrica alle comunità dei Paesi in via di sviluppo che dovrebbero essere allettate ad investire nel mini-nucleare di derivazione militare.

Rispetto ai mini-reattori c’è un’altra curiosità: mentre i russi vogliono imbarcare i reattori nucleari sulle navi per farli galleggiare lungo le coste, gli americani li vogliono prendere dalle portaerei per metterli a terra. Brandon Bethards, Chief Executive Officer della B & W spiega che «Quando abbiamo iniziato a guardare al modo migliore per coniugare produzione, ingegneria e conoscenze e licenze della B&W con le emergenti richieste di mercato del rinascimento commerciale nucleare, é stato chiaro che potevamo puntare su un impianto nucleare scalare e modulare. Visto che si tratta di mercato, crediamo che questo prodotto sia in grado di soddisfare le aspettative dei nostri clienti».

La B&W ha già notificato la sua intenzione di presentare una domanda di certificazione per la progettazione del reattore nel 2011. L´azienda ha inoltre riunito i suoi potenziali futuri clienti per supportare lo sviluppo del reattore e per assicurarsi che soddisfa i requisiti normativi e dei clienti in Nord America e in Europa. Fino ad ora, per sua stessa ammissione ha ricevuto solo una lettera di intenti dalla Tennessee Valley Authority per avviare il processo di valutazione di un potenziale sito per il mini-reattore, in questo ambito è stato firmato un protocollo d´intesa esteso ad un consorzio di cooperative regionali e comunali di utility che puntano a diversificare la loro produzione di energia.

Niente di definitivo e solo intenti, un ben magro bottino per una tecnologia che è stata pensata per conquistare il mondo e che stenta anche in patria, dove Obama ha chiuso i cordoni della borsa pubblica per il nucleare.

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