[12/06/2009] Parchi

L´Europa promuove la balneabilità dei mari italiani

Bruxelles promuove lo stato di qualità delle acque balenabili dei paesi dell’Unione e annuncia che dal Mediterraneo al Baltico, il mare risulta anche più pulito rispetto al passato. Nel 2008, anno cui si riferiscono le analisi, il 96% delle acque marine ha rispettato i criteri minimi fissati dall´Europa che scendono al 92% nel caso di laghi, fiumi e bacini di acqua dolce.

Sulle 21.400 zone di balneazione controllate nel 2008 nell´Ue, due terzi sono situati sul litorale e il resto lungo laghi e di fiumi. È in Italia, in Grecia, in Francia, in Spagna ed in Danimarca che si trova il più grande numero di località di balneazione in zone costiere, mentre sono la Germania e la Francia che hanno il più grande numero di località situate in acque interne.

Il rapporto sulla situazione delle acque di balneazione in Europa è stato presentato ieri con soddisfazione dal commissario europeo all´ambiente Stavros Dimas e dal direttore dall´Agenzia per l´ ambiente Jacqueline McGlade, che salutano così i prossimi vacanzieri.
«L´alto livello di qualità delle acque di balneazione è allo stesso tempo essenziale al benessere dei cittadini europei e fondamentale per l´ambiente, indipendentemente del resto dal tipo di massa d´acqua previsto – ha dichiarato il commissario all’ambiente Stavros Dimas - Mi rallegro di vedere che la qualità globale delle acque di balneazione si migliora ovunque nell´Unione».

Buona anche la situazione relativa alle acque del nostro paese, su cui negli anni passati c’erano stati motivi di incomprensione con Bruxelles, adesso chiariti e che attengono alle modalità con cui si scelgono i punti da campionare.

I criteri di qualità delle acque in Italia sono stati rispettati nel 92,8% delle spiagge, anche se restano ancora 302 zone costiere off-limit per i bagnanti tra gli oltre 4.900 rilevamenti effettuati. Ma la differenza tra l’Italia e il resto dei paesi europei (che porta ad avere questi punti vietati alla balneazione) la spiega il direttore dell´Agenzia per l´ambiente Jacqueline McGlade. «In base alla direttiva europea Ue - dice McGlade - il paese sceglie le spiagge su cui effettuare i suoi rilevamenti. Nel 2008, l´Italia ha scelto invece di fare una mappatura di tutte le sue coste comprese le spiagge presso i centri abitati, i siti industriali, le foci di fiumi e gli scarichi dei depuratori».

Quindi il quadro in realtà potrebbe essere anche migliore dell’attuale, «perché i dati raccolti non corrispondono ad una situazione reale e comparabile con tutti gli altri paesi europei - sottolinea Mc Glade e raccomanda per il 2009 - «di verificare con gli italiani il metodo e il numero di spiagge» in modo da avere «una situazione reale e comparabile con tutti gli altri paesi europei».

Meno positivi i risultati relativi alla qualità delle acque interne. In Italia la percentuale dei criteri di qualità minimi nel 2008 sono stati rispettati nel 65,8% dei casi (65,6% nel 2007), e chiuse 251 zone di balneazione tra corsi e bacini d´acqua. Tanto che il direttore dell´Agenzia per l´ambiente europea richiama la priorità di occuparsi proprio di questo comparto.
Tra l’altro la nuova direttiva sulle acque di balneazione che sarà pienamente operativa nel nostro paese dal 2011, prevede che si tenga conto dell’intero contributo di inquinanti apportato alle acque di mare e da sempre i fiumi sono la principale fonte d’inquinamento. Un problema conosciuto e che fa dei fiumi vittime di quanto vi viene riversato e compromettendo il loro ecosistema e killer allo stesso tempo, per l’inquinamento che riversano in mare.

Per McGlade l´Italia è comunque «in Europa nel plotone di testa dei paesi dove le acque sono più blu» che è comunque ben diverso dal dire che la salute del mare goda di buone condizioni. Una cosa è infatti rispettare i criteri previsti per la balneazione, altra cosa è lo stato dell’ecosistema.

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