[12/06/2009] Comunicati

India e Cina profondamente insoddisfatte per il non risultato di Bonn

LIVORNO. Il nulla di fatto (o quasi) dei Climate change talks, che terminano oggi a Bonn, ha scatenate le ire dei Paesi in via di sviluppo che accusano soprattutto Giappone, Russia e Canada di voler affossare la Conferenza di Copenaghen, che si terrà a dicembre, con un atteggiamento dilatorio e proposte riduttive rispetto agli impegni per i tagli di gas serra che sarebbero davvero necessari.

I più arrabbiati sembrano gli indiani che sono arrivati a Bonn con idee molto chiare e che hanno trovato nei cinesi un buon alleato. Ma i due nuovi giganti economici, che insieme contano più di un terzo della popolazione mondiale, hanno dovuto fare i conti con la “guerriglia” ed i blitz di alcuni Paesi industrializzati che impauriti dalla crisi non vogliono assumersi impegni che secondo loro metterebbero in pericolo la loro competitività, proprio rispetto alle emergenti Cina ed India.

Il portavoce del ministero degli esteri cinese, Qin Gang, è partito all’attacco del Piano di riduzione delle emissioni del 15% annunciato dal Giappone: «Il nuovo obiettivo non rappresenta che un progresso del 2% in rapporto alle promesse fatte in precedenza dal Giappone per il primo periodo di impegno», cosa che i cinesi considerano lontanissima da quanto sarebbe davvero necessario per i Paesi industrializzati: tra il 25 e il 40% di riduzione effettiva entro il 2020.

Secondo il capo della delegazione dell’India a Bonn, Shyam Saran (Nella foto), i Climate talks «sono stati insoddisfacenti. A questo ritmo, sarà improbabile ottenere un accordo ambizioso a Copenaghen che sia in grado di affrontare adeguatamente i cambiamenti climatici». Per l’inviato speciale per i cambiamenti climatici del primo ministro indiano i delegate dell’Unfccc e del Bali action plan potranno raggiungere gli obiettivi necessari solo attraverso un approccio globale ed equilibrato ed un accordo equo.

Saran ha fortemente criticato i tentativi di alcuni Paesi industrializzati di ignorare l´attuale protocollo di Kyoto e le quote di riduzione di emissioni che si erano impegnati a rispettare: «Non stiamo negoziando un nuovo trattato sul clima, né stiamo negoziando un nuovo Protocollo, ma rafforzando l´attuale Convenzione Onu. Nel Protocollo, gli attuali negoziati sono sugli impegni di riduzione delle emissioni per il periodo successivo al 2012… Se ignoriamo il protocollo di Kyoto, perché uno o due Paesi lo trovano scomodo, quale è la credibilità degli strumenti giuridici internazionali?. E’ un problema ed un profondo rammarico che sia improbabile che la maggior parte dei Paesi dell’Annex I riescano a soddisfare i loro attuali impegni previsti dal Protocollo. E questa diventa un problema che solleva una profonda preoccupazione per il fatto che non si stanno ancora impegnando per le forti riduzioni necessarie per combattere il cambiamento climatico». Saran definisce «irricevibili» le proposte di riduzione dei Paesi ricchi rispetto ai livelli di emissioni del 1990: «Si tratta di uno stato di cose insoddisfacente».

Riguardo alla richiesta dell’India ai Paesi industrializzati di ridurre le loro emissioni di gas serra del 40%, Saran ha spiegato: «Tenuto conto di quanto ci dicono gli scienziati dell’Ipcc, siamo convinti che questo sia necessario per affrontare le sfida che ci abbiamo davanti. Ci viene detto che siamo molto vicini al punto di non ritorno per le disastrose conseguenze del cambiamento climatico».

Il Capo delegazione della delegazione indiana ha anche risposto a chi accusa l’India di fare ben poco per ridurre a sua volta le proprie emissioni di gas serra, illustrando dettagliatamente gli impegni già presi con il National action plan on climate change (Napcc), «Il Napcc - ha detto – rappresenta un avanzamento significativo per la sostenibilità ecologica della crescita dell’India». Il documento è stato reso pubblico e contiene tutti i dettagli e gli impegni a breve e lungo termine delle 8 “national missions” redatte dal Prime Minister’s Council on Climate Change.

«Il cambiamento climatico è una delle principali priorità del governo indiano» ha concluso Saran che però ha respinto l’idea che qualsiasi altra organizzazione internazionale possa verificare i progetti e le azioni avviate dall’India per mitigare le sue emissioni di gas serra: «Non possiamo avere un’agenzia sovra-nazionale. Questo è qualcosa che non siamo disposti ad accettare».

Saran ha aggiunto: «Insieme agli altri principali Paesi in via di sviluppo, siamo disposti ad un significativo scostamento dallo scenario “business-as-usual” se l’incremento delle azioni necessarie sarà supportato da finanziamenti e trasferimento di tecnologie dai Paesi industrializzati. Se vogliamo ottenere un buon accordo a Copenaghen, dobbiamo fortemente incrementare gli sforzi indiani per l’attenuazione (del cambiamento climatico) con risorse corrispondenti alle necessarie azioni da intraprendere». Per questo Saran si è detto dispiaciuto perché i Climate talks di Bonn hanno fatto pochi progressi proprio sui finanziamenti per l’adattamento e la mitigazione del global warming.

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