[12/06/2009] Comunicati

Giddens: pianificazione e sguardo lungo incrociando crisi economica e questione climatica

LIVORNO. «Il cambiamento climatico è un tema politico che non ha precedenti nella storia perché narra rischi astratti e futuri. Il cittadino comune ha difficoltà a stabilire una relazione fra questi scenari e l’urgenza della quotidianità e, così, il clima resta in fondo ai suoi pensieri». Dentro questa affermazione di Anthony Giddens rilasciata in un’intervista pubblicata oggi dal Sole24Ore, ci stanno molte delle questioni per cui greenreport si batte ogni giorno. La prima è metacomunicativa. E si può riassumere in questa considerazione: l’intervista in oggetto trova spazio a pagina 2 del Sole finalmente all’interno della discussione su “Lezioni per il futuro” che ormai va avanti da un pezzo sul quotidiano di Confindustria.

Ma è la prima volta, se non ci siamo distratti, che viene incrociata nel dibattito lanciato dal Sole la crisi finanziaria con quella climatica (perché con quella ecologica siamo al file not found) e questo è un primo dato, al quale va affiancato al fatto che se uno si limitasse (pratica di molti lettori purtroppo) al solo titolo e al sommario che Giddens stia parlando di global warming non se ne accorgerebbe nessuno. E siccome come dice il sociologo il tema già fa fatica ad entrare nelle case delle persone (tranne in quelle, aggiungiamo noi, di coloro che già subiscono il cambiamento climatico ma che purtroppo non hanno voce..), con questo ‘vestito’ fatto indossare al pezzo difficilmente si aiuterà a far crescere la conoscenza del tema.

Il titolo infatti recita: «Pianificazione», parola di Giddens, mentre il sommario dice: «Non penso alle vecchie teoria ma a interventi di politica economica più sofisticati capaci di anticipare le tendenze dei prossimi vent’anni». Tutto e nulla insomma, per fortuna nel pezzo Leonardo Maisano attacca subito senza equivoci: «Torna il pensiero lungo. La crisi del credito corre incontro a quella ambientale e segna la fine del pensiero corto che ha dominato l´ultimo trentennio sotto le spinte del riformismo radicale thatcheriano e reaganiano. L´incrociarsi del credit crunch con l´emergenza climatica finirà per accelerare una presa di coscienza collettiva che ancora manca».

La seconda questione è quella relativa alla pianificazione, dice Giddens: «la priorità è tornare a politiche di lungo respiro per liberarsi dai retaggi della deregulation che poneva l´accento sui problemi da risolvere con una prospettiva a breve. Pensi a come sono state fatte le privatizzazioni in molti paesi. Hanno semplicemente spremuto quello che c´era da spremere senza fare investimenti a lungo termine, neppure dov´era indispensabile come nel settore energetico. Ora è necessario tornare alla pianificazione».

Difficile non essere d’accordo, tanto che greenreport su questa necessità ha “impestato” la rete, e quando il sociologo dice «Ci vuole una visione forte della società prossima ventura, basata su quel capitalismo responsabile e pianificato» non ci sembra peregrino tradurlo con l’idea della riconversione ecologica dell’economia politica.

Che non è un’utopia neppure per Giddens che infatti afferma dopo: «Prima di tutto, ritorno alla pianificazione politico-economica adottando una strategia simile a quella che si usa per organizzare la riforma del sistema pensionistico. In secondo luogo, si deve creare un´atmosfera sociale ed economica che agevoli la creatività, perché sono i salti tecnologici che determinano le vere svolte. In terzo luogo, dobbiamo sviluppare consenso politico trasversale. La questione climatica non sta né a destra né a sinistra, ma è vista come radicata a sinistra per gli atteggiamenti proto-rivoluzionari dei movimenti ecologisti. Il verde come il nuovo rosso è uno slogan da dimenticare».

Dentro quest’ultima affermazioni ci sono le ultime due questioni che vogliamo sottolineare: la prima è che tutto il ragionamento non va fatto, a parer nostro, solo sulla questione climatica, ma su quella ecologica. Purtroppo il pianeta ha anche un problema di risorse naturali sempre più provate e dissipate dall’attività dell’uomo e senza una pianificazione e una regolamentazione dei flussi di materia oltre a quelli di energia la sostenibilità ambientale non si regge in piedi. Anche se partire dai cambiamenti climatici è già un bell´inizio dell´opera.
La seconda è che trovare sponda sia a destra sia a sinistra della “questione climatica” appare ancora una strada impervia (con le dovute eccezioni da Sarkozy alla Merkel) e particolarmente difficile in Italia dove c’è una parte (quella al governo per l’appunto) che spesso e volentieri nega che questa sia proprio una ‘questione’. Per questo, in attesa del trasversalismo, almeno l’opposizione dovrebbe avere sulla sostenibilità ambientale e sociale un’idea condivisa, ma il guaio è che manca anche questa e proprio quando i tempi stringono più che mai.

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