[11/06/2009] Acqua

Il Coviri boccia il Piano d´Ambito pavese e si rivolge a Napolitano

FIRENZE. Il Comitato di Vigilanza sulle Risorse Idriche (Coviri) organo istituzionale che risponde al Parlamento e che invece il governo vorrebbe portare sotto il suo controllo diretto, si è espresso in modo negativo sul Piano d’Ambito approvato dall’ATO di Pavia, poiché “incentiva a incrementare le vendite dell’acqua in violazione del principio di un uso sostenibile della risorsa e di una politica di risparmio” e “non prevede un limite massimo di crescita annuale delle tariffe”.

Per questi motivi il Coviri presenterà un ricorso straordinario al Capo dello Stato per l’annullamento del Piano d’Ambito pavese. «Sarà quindi Napolitano a decidere delle sorti dell’acqua in provincia di Pavia e, per esteso, in tutta la Lombardia- affermano dal Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua -Infatti i motivi della bocciatura del Piano di Pavia riguardano le storture contenute nella legislazione della Lombardia sui servizi idrici». Ricordiamo che la bocciatura del Coviri giunge a distanza di soli 2 mesi dalla precedente sentenza dell’Antitrust, che aveva criticato la stessa legge lombarda, ritenendola distorsiva del mercato e della concorrenza.

«Alla luce della duplice contestazione dell’Antitrust e del Co.Vi.R.I., e dei ricorsi di costituzionalità avanzati dai Governi Prodi (2006) e Berlusconi (marzo 2009) - continuano dal Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua- chiediamo al Consiglio Regionale della Lombardia una moratoria sulle gare per i servizi idrici, attraverso la sospensione della legge regionale per la parte relativa alla suddivisione tra gestione ed erogazione e la messa sul mercato di quest’ultima». Considerato lo scenario lombardo, secondo il Comitato italiano in questa regione il sistema più sicuro è l’affidamento diretto di tutto il servizio idrico (gestione ed erogazione) a società totalmente pubbliche, come consentito dalla nuova legge regionale n. 1/2009, votata all’unanimità dal Consiglio Regionale a seguito dell’azione referendaria intrapresa da ben 144 comuni lombardi. Tale norma tra l’altro rispetta quanto previsto dall’art. 23bis della Legge 133, che consente la gestione “in house”.

«Insieme ai comitati lombardi impegnati a difesa dell´acqua pubblica, rinnoviamo l’appello a tutti i Sindaci, compresi i nuovi eletti, a farsi carico della gestione diretta e totalmente pubblica di un servizio di interesse generale, sottraendolo alla speculazione del mercato» concludono dal Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’Acqua.

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